Pietro Occhiuto

Pietro Occhiuto

martedì 24 febbraio 2015

Landini, un nuovo partito di sinistra e l'Italicum

Si agitano le acque a sinistra del Pd. Anzi sarebbe meglio dire che si continuano ad agitare le acque a sinistra del Pd. L'intervista rilasciata da Maurizio Landini, leader della Fiom, al Fatto Quotidiano apre un capitolo mai chiuso che è quello della creazione di un nuovo partito di sinistra.
Ha ragione Landini nel dire oggi in Parlamento la rappresentanza che viene data al lavoro è molto risicata e che quindi ci sarebbe nella società uno spazio anche consistente da colmare ma tutto questo si scontra in maniera drammatica con la riforma elettorale che il Parlamento, sotto la spinta del Governo e soprattutto del Premier, sta varando. L'Italicum, appunto.
Prescindiamo dal fatto se Landini abbia la reale intezione "di scendere in politica", oppure se l'attuale sinistra dei partiti, quali sono Sel, Rifondazione od altri, e quella dei movimenti e del sociale sia in grado di fare fronte comune. Diamo per scontato che questo possa realmente avvenire, se questo dovesse avvenire si scontra con l'Italicum.
La legge elettorale, presentata dal Governo Renzi, su cui la Camera è chiamata a pronunciarsi, ha una fortissima impronta maggioritaria portata a tenere "in vita" due o tre partiti al massimo e che chiude inevitabilmente gli spazi al di fuori di quelli. Si badi bene, partiti e non coalizioni.
La sinistra attualmente, se l'Italicum dovesse passare così com'è, sarebbe destinata ad un ruolo  in parlamento del tutto marginale, relegata al classico "diritto di tribuna".
Certo tutto ciò non deve impedire alla sinistra di riorganizzarsi e darsi anche una nuova struttura di partito, anzi questo deve anche avvenire in fretta, ma pensare che pure in Italia ci possa essere nell'immediato una Syriza o Podemos nostrani è una speranza davvero vana.
Il cammino deve iniziare sapendo che sarà un cammino lungo.

martedì 7 ottobre 2014

Renzi: toccata e fuga con i sindacati

"Un'ora sola ti vorrei", così ha ironizzato la Camusso in merito all'incontro che si dovrà tenere stamattina alle ore 8 tra Governo e sindacati. Tutto in un’ora, di buon mattino, perchè dopo alle 9 l'agenda di Renzi prevede il confronto con Confindustria e le altre sigle imprenditoriali.
Ancora non è dato capire se questo sarà il prologo per futuri incontri ben più consistenti oppure se questa sarà la maniera per dire: "io i sindacati li ho incontrati, il confronto l'ho avuto" e quindi presentarsi al summit europeo sul lavoro di mercoledì con la coscienza pulita.
Ancora quindi non è dato capirlo ma modi e tempi la dicono tutta sulle reali intenzioni del premier. Renzi aprirà nuovamente la sala verde di palazzo Chigi per dire ai sindacati: questo è, prendere o lasciare. Anche perchè ieri Renzi ha scelto di porre la fiducia e blindare quindi qualsiasi discussione.
E poi, vista la complessità dei temi trattati, in un'ora ci sarebbe solo il tempo per stilare un indice di discussione e fare una sorta di informativa. non un vero e proprio confronto su tematiche di straordinaria importanza. Una sveltina oppure se vogliamo essere eleganti, una formalità, una sorta di recita, presumibilmente un monologo, per togliersi di torno ogni residuo scrupolo. Così non va.

martedì 30 settembre 2014

Renzi è il frutto peggiore del fallimento dei D'Alema e dei Bersani

Non riesco proprio a compiacermi di quanto D'Alema e Bersani, e con loro la parte sinistra del PD (ce ne sarà davvero una?), ha detto e sostenuto nella Direzione di ieri del Partito Democratico. 
Si è vero che hanno detto cose fortemente condivisibili su quanto il Governo ed il suo Premier intendono fare sul versante del lavoro. Hanno ragione a dire che l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori non va toccato, che bisogna indirizzare tutte le risorse verso la crescita, che i soldi per gli ammortizzatori sociali sono esigui, che non si riforma il mercato del lavoro quando si sta attraversando un periodo di recessione e che Renzi sta proseguendo le stesse politiche di Berlusconi e Monti.
Tutto vero ma io di loro non mi compiaccio perché Renzi è il frutto del loro fallimento. Il peggiore frutto del loro fallimento.

lunedì 29 settembre 2014

29 settembre: la Cgil compie 108 anni

Centootto anni. Tanto è passato da quando il 29 settembre 1906 con il congresso di Milano nacque la Cgdl (Confederazione generale del lavoro) diventata poi Cgil (Confederazione generale italiana del lavoro) nel 1944.
Centootto anni nei quali lavoratori, che hanno scelto liberamente di mettersi assieme, si è conquistato e difeso. Cosa? Condizioni di lavoro migliori e diritti, libertà individuali e collettive, la Carta Costituzionale e la democrazia. E proprio per questo, Centootto anni antifascisti.
Centootto anni e non sentirli, si perchè oggi la Cgil è più viva che mai: fondamentale il suo ruolo nella gestione della crisi ed ormai unico soggetto nel panorama politico e sociale italiano a cercare di evitare che il lavoro, così come ha detto l'attuale Segretaria Generale della Cgil, Susanna Camusso, "torni ad una condizione servile".
E che la Cgil sia ancora viva lo dimostrerà anche il prossimo 25 ottobre quando manifesterà per il lavoro ed i diritti.