Pietro Occhiuto

Pietro Occhiuto

venerdì 1 marzo 2013

Il lavoro maledetto

Due fatti, quelli di ieri accaduti a Taranto e Torino, gravissimi ed inaccettabili.

All'Ilva di Taranto, due operai sono caduti da un'impalcatura i 15 metri mentre facevano manutenzione agli impianti. Un operaio è morto, l'altro è rimasto gravemente ferito.


L'Ilva di Taranto continua ad uccidere, dentro e fuori la fabbrica. E’ assurdo che in uno stabilimento dove dovrebbe essere altissimo il livello di attenzione sulle questioni ambientali e sulla sicurezza possano accadere eventi così tragici e drammatici.


Sempre  ieri  a Torino c'è stata la sentenza d'appello per il rogo della Thyssenkrupp nella quale i Giudici hanno ridotto la pena per l'amministratore delegato della ThyssenKrupp, Harald Espenhahn a 10 anni, in primo grado condannato a 16 anni per omicidio volontario. Secondo i Giudici l'omicidio è colposo perchè non ci fu dolo. È difficile essere soddisfatti per questa sentenza. Si perchè si fa un sostanziale passo indietro rispetto alla precedente quando si era sancito il principio della responsabilità consapevole delle aziende rispetto alle politiche di sicurezza e alla tutela della vita dei lavoratori. 

Questo principio in appello è stato purtroppo depotenziato, nonostante a sei anni dalla tragedia della Thyssenkrupp le morti bianche sui luoghi di lavoro continuino come prima.

Due fatti, tristemente collegati tra loro, gravissimi e inaccettabili. Sono sintomatici della situazione di profondo disagio in cui versano i lavoratori ed il lavoro nel nostro Paese.


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