Pietro Occhiuto

Pietro Occhiuto

sabato 30 marzo 2013

Il Governissimo? Lo fa Napolitano!

Fare entrare dalla finestra il Governissimo che Bersani aveva fatto uscire dalla porta, è questo il rischio al quale porta la scelta di Napolitano.
Che avesse in mente questo il Capo dello Stato lo si era capito da tempo. Le cronache infatti raccontano di forti frizioni tra Napolitano e Bersani che ha sempre sbarrato la strada ad un'ipotesi di governo di larghe intese che includesse il Pdl e Scelta Civica, una sorta di Monti bis.

giovedì 28 marzo 2013

Cinque Stelle, zero democrazia

Vedere ieri lo streaming della consultazione degli esponenti del Movimento 5 Stelle tutto è stato tranne un esempio di politica trasparente.
Se a questo deve servire l'apriscatole dei grillini no, io non ci sto. Aridatece i summit segreti fatti anche nei sottoscala di una pasticceria.
Ieri, più che a dare trasparenza, lo streaming è servito a controllare che i portavoce del Movimento stessero lì a recitare alla perfezione un copione già bello che preparato.

domenica 24 marzo 2013

La paura di Berlusconi? Si chiama Prodi

Ma perchè Berlusconi ha messo in piedi la manifestazione di ieri? Per lanciare la nuova campagna elettorale? Per contestare i giudici comunisti? Per sostenere chi vuole le larghe intese nella formazione del nuovo Governo? No, niente di tutto questo. La manifestazione di ieri è stata organizzata per dire una cosa semplice: "Si può parlare di tutto ma non di Prodi al Quirinale".

sabato 23 marzo 2013

Dai Bersani, adesso stupiscici!

Caro Bersani,
Napolitano ti ha conferito l'incarico, comincia la tua via crucis.
Eh si perchè l'incarico non è pieno, te lo ha dato con tanti paletti.
Lo si è definito esplorativo, che più esplorativo non si può forse perchè in fondo al suo cuore spera davvero di rifare una riedizione del Governo Monti. E poi Grillo e Berlusconi non faranno nulla per renderti la vita facile.

giovedì 21 marzo 2013

Napolitano e la patata bollente dell'incarico

Napolitano ha portato a termine la sua due-giorni di consultazioni per verificare la possibilità di conferire l'incarico per la formazione del Governo. Da queste consultazioni sembrerebbe che non ci siano grosse novità. Grillo, Berlusconi e Bersani non hanno fornito al Capo dello Stato quelle indicazioni per districarsi in una delle crisi politiche più importanti degli ultimi anni, solo veti incrociati che rendono difficilissimo il lavoro di Napolitano il quale ha deciso di prendersi tutta la notte prima di decidere.

mercoledì 20 marzo 2013

Grasso e Boldrini si tagliano lo stipendio

Laura Boldrini e Piero Grasso hanno annuciato a Ballarò il taglio del loro stipendio e la rinuncia a vari privilegi previsti per le loro cariche, una tra tutte, la rinuncia all'appartamento per i Presidenti di Camera e Senato.

martedì 19 marzo 2013

Bersani Grillo Berlusconi e Monti, confusione al Corriere

Districarsi tra Grillo, Berlusconi, Monti e Bersani per la formazione del nuovo Governo non è cosa facile. Non lo è per nessuno, lo stesso Napolitano da giorni sta girando tra le mani una matassa per trovare il bandolo ed anche lui ha serie difficoltà. E perfino al Corriere della Sera si mostrano seri segni di confusione anche se, in via Solferino, ormai non hanno dubbi: “Per il Governo bisogna evitare pericolosi estremismi”.

domenica 17 marzo 2013

M5S, prima fronda. L'ira di Grillo e l'irona del web

L'elezione di Laura Boldrini e Pietro Grasso alla presidenza di Camera e Senato ha segnato la prima fronda nel Movimento 5 Stelle. Una dozzina di senatori grillini ha votato il candidato del Centrosinistra alla Presidenza del Senato, Piero Grasso, e lo hanno fatto contro le direttive del Movimento.
E' come se l'onda di ritorno dello tsunami grillino si fosse abbattuta sul Movimento stesso.

Sinistra, il coraggio del cambiamento

Alla fine la Sinistra ce l'ha fatta. Il primo traguardo, quello dell'elezione dei Presidenti delle Camere, è stato tagliato e lo è stato fatto nel migliore dei modi. Dopo giornate di trattative sterili e infruttuose, Bersani e la coalizione di Centrosinistra, ieri mattina ha fatto la proposta che ha sparigliato le carte: Laura Boldrini alla Camera e Piero Grasso al Senato.

giovedì 14 marzo 2013

Napolitano: "Nessuno scudo a Berlusconi"

“Nessuno scudo è stato offerto a chi è imputato in procedimenti penali da cui non può sentirsi esonerato in virtù dell’investitura popolare ricevuta”.
A scriverlo è stato Giorgio Napolitano, in una lettera - dai toni durissimi - spedita al quotidiano la Repubblica per rispondere ad un articolo pubblicato dallo stesso quotidiano dal titolo "Un premio ai sediziosi" a firma del vicedirettore Massimo Giannini.

mercoledì 13 marzo 2013

Il salvacondotto di Napolitano

“E' comprensibile la preoccupazione dello schieramento che è risultato secondo, a breve distanza dal primo, nelle elezioni del 24 febbraio, di veder garantito che il suo leader possa partecipare adeguatamente alla complessa fase politico-istituzionale già in pieno svolgimento, che si proietterà fino alla seconda metà del prossimo mese di aprile”.

martedì 12 marzo 2013

Incontro Pd - M5S, un passo avanti

Chi lo definisce positivo, chi invece lo chiama "inizio di fase d'ascolto". L'incontro tra il Pd ed il M5S è un primo passo in avanti davvero importante.
Finalmente si sono incontrati ed hanno condiviso la necessità di mettere in moto la macchina parlamentare. Nei prossimi giorni verranno avanzate le proposte per la copertura delle cariche di Presidenti delle Camere ed il confronto andrà avanti.

Nanni Moretti aveva previsto tutto, le dimissioni del Papa e l'assalto al Tribunale

Quando Nanni Moretti girò Habemus Papam e Il Caimano tutta la critica giudicò i film interessanti ma assolutamente irreali, fantascientifici. Basta andare a leggere gli articoli di critica cinematografica di quegli anni per accorgersi come parte di loro diedero allo al regista del visionario.

lunedì 11 marzo 2013

Il Pdl assalta il Tribunale e mette sotto ricatto Napolitano

 In queste ore a Milano sta accadendo qualcosa che ha dell'incredibile, i parlamentari Pdl, circa 150 secondo fonti del partito, hanno marciato in corteo il Palazzo di Giustizia, sono entrati e si sono fermati simbolicamente davanti l'aula dove si svolge il processo Ruby, al primo piano. Si concretizza così la minaccia, fisica, psicologica e politica nei confronti del PM Ilda Bocassini e comunque di tutte le istituzioni.

Il voto interroga anche il sindacato

Ilvo Diamanti su Repubblica, com'è sua consuetudine, mette ai raggi x il recente voto politico. Dall'analisi del sociologo emerge in tutta la sua forza dirompente l'effetto dello Tsunami grillino sulla politica italiana.
La prima cosa che si evidenzia è che il Centrosinistra ed il Centrodestra hanno perso i loro riferimenti nella struttura sociale del Paese, sia per ciò che concerne il radicamento territoriale sia per i riferimenti prettamente sociali.

sabato 9 marzo 2013

Il ricatto di Casaleggio

 “Gianroberto Casaleggio ha detto che se decidessimo di dare l'appoggio a qualche partito lui lascerebbe il Movimento 5 stelle”. A dire ciò è Roberto Cotti neo Senatore eletto in Sardegna tra le fila dei grillini . Un'affermazione quella di Casaleggio che ha il sapore del ricatto e che rischia di condizionare non poco il confronto che da lunedì i pontieri, incaricati da Bersani, dovrebbero intraprendere per tentare un’intesa con il Movimento 5 stelle. A nulla quindi varrebbero le tante petizioni e gli appelli lanciati affinché Grillo assumesse una posizione di responsabilità. L'ultimo di questi appelli ha come primi firmatari alcuni intellettuali i quali, rivolgendosi a Grillo ed al Movimento 5 stelle, dicono: "Una grande occasione si apre con la vostra vittoria, di cambiare dalle fondazioni il sistema politico in Italia e anche in Europa. Ma si apre ora, qui e subito. Avete detto: Lo Stato siamo noi. Avete svegliato in Italia una cittadinanza che vuole essere attiva e contare, non più delegando ai partiti tradizionali le proprie aspirazioni. Vale per voi, per noi tutti, la parola con cui questa cittadinanza attiva si è alzata e ha cominciato a camminare, nell’era Berlusconi: Se non ora, quando?.
A stretto giro di posta è arrivata la chiusura di Grillo che dal suo blog rispedisce al mittente l'invito.
Ed intanto l'Italia aspetta.

Berlusconi. il malato immaginario

  C'è un uomo in Italia che, quando si avvicina il momento di entrare in un'aula di Tribunale, viene afflitto da tante malattie, spesso immaginarie.
Sembra di rileggere la trama del Malato immaginario di Moliere ed invece si stanno raccontando gli sviluppi della vicenda di Silvio Berlusconi e dei suoi presunti impedimenti per partecipare ai processi cui è sottoposto.
I giudici della Corte d'appello del Tribunale di Milano, questa mattina, ha disposto una visita fiscale per capire se Berlusconi, da ieri ricoverato all' Ospedale S. Raffaele per un'uveite, è nelle condizioni di partecipare al processo Mediaset. "Non sussiste un impedimento alla partecipazione" è l'esito della visita fiscale. Il processo quindi prosegue.
Poco prima dell'esito della visita Francesco Bandello, Il primario di oculistica e oftalmologia dell'ospedale San Raffaele di Milano, Francesco Bandello, questa mattina aveva detto: "Tratterrei Berlusconi almeno fino a domani per garantire una terapia scrupolosa e un monitoraggio adeguato" ma i medici inviati dai giudici, credono che la malattia che afflige l'ex premier non è tale da concedergli un impedimento.
La stessa procedura era stata richiesta senza successo ieri dalla p.m. Bocassini che si vista costretta a rinviare a lunedì 11 prossimo la requisitoria per il processo Ruby. 

È dunque scontro aperto tra magistratura e Silvio Berlusconi, uno scontro che dovrebbe vedere il culmine nella manifestazione del prossimo 23 marzo che il PDL sta organizzando contro quella parte della magistratura definita dallo stesso Berlusconi come "un cancro della democrazia" e che l'Associazione nazionale magistratia bollato con estrema durezza: "Qualsiasi generalizzazione - dice il presidente dell'Anm Rodolfo Maria Sabelli - qualsiasi attacco alla magistratura, idea di manifestazioni dirette contro di essa costituiscono una sfida a principi che sono fondamento della nostra Costituzione e delle democrazie mature".

venerdì 8 marzo 2013

Rodotà, Bersani che faccia un pò Grillo.


Se Napolitano dovesse dare l'incarico a Bersani e questi non riuscisse ad arrivare alla formazione di un Governo esiste la concreta possibilità di evitare il ricorso alle urne percorrendo una terza via, quella indicata da Stefano Rodotà su L'Espresso in edicola quest'oggi.
In un'intervista rilasciata al settimanale il giurista analizza l'andamento della recente tornata elettorale.
Il giurista dice che le elezioni hanno rappresentato il crollo della seconda repubblica e che il trionfo del Movimento 5 Stelle non è il “Trionfo dell'anti-politica, io vedo nel voto una forte richiesta di altra politica. Già le manifestazioni del 2010-2011, il popolo viola, le donne di "Se non ora quando?", avevano dimostrato che la Rete era in grado di organizzare una piazza non solo virtuale ma fisica, partendo da forze in apparenza marginali. Fino a quel momento solo i grandi partiti, i sindacati e la Chiesa erano riusciti a farlo".
Nella sua analisi Rodotà afferma inoltre che con la vittoria di 5 Stelle si registra il netto rifiuto dell'agenda Monti. Ed è proprio da questo che si deve partire per la formazione di un governo possibile che consegni all'opinione pubblica un programma di ricostruzione morale e civile del Paese. Rodotà poi lancia alcuni punti cruciali per le prossime agende di governo: "Primo: regole estremamente severe e semplici sulla moralità pubblica. Qui sì, vorrei più decisionismo. Non sono un nemico del finanziamento pubblico ai partiti, ma bisogna tornare a livelli di accettabilità sociale. Via i benefit che non hanno giustificazioni, via i soldi per cene e manifesti, bisogna riportare la politica a comportamenti virtuosi. Non c'è solo la legge elettorale. Secondo punto: il reddito di cittadinanza.  Va interamente ripensato il sistema degli ammortizzatori sociali, accompagnato dalla legge sulla rappresentanza sindacale che vuole anche la Fiom. E poi un pacchetto di interventi urgenti di politica industriale, politiche sul lavoro, nella cornice di un'Europa che riprenda la strada dei diritti". Soprattutto diritti civili.
“Dopo le tante timidezze degli ultimi anni – prosegue Rodotà - l'asse portante del Pd, la ricerca di un accordo con l'Udc, è stato eliminato non da una scelta ma dagli elettori. Ora finalmente si aprono nuove opportunità, un'autostrada per riprendere quello che era stato fatto da un'Italia civilissima negli anni Settanta, leggi che ci avevano portato tra i Paesi più avanzati al mondo. Con una maggioranza di 340 deputati alla Camera puoi far passare provvedimenti importanti, come la riforma della legge sulla procreazione già riscritta dall'Europa, e poi andare al Senato”.
E qui parte il consiglio che Rodotà fa al Partito democratico: “Serve un cambio di passo. Su questo e su altri temi, come la legge sul conflitto di interessi, il mio consiglio al Pd è: fate i grillini!".

Una posizione, quella espressa da Rodotà, che sempre più si sta facendo largo nel centrosinistra, ne è testimonianza la Direzione di SEL fatta ad inizio settimana, che potrà costituire la base di partenza reale per la costruzione di un nuovo Governo. Magari dando l'incarico proprio a Stefano Rodotà.

Grillo, un nuovo cerchio magico?

E' ancora fresco nella memoria il cerchio magico leghista, quello che, attorno a Bossi ed alla sua famiglia, ha consentito alla Lega, secondo le carte, di fare affari in Tanzania, di costruire tesori e fondi neri. E' ancora fresco quel ricordo che oggi sull'Espresso si intravvede la nascita di un nuovo cerchio magico, quello di Grillo.
Scrive L'Espresso, in edicola questa settimana, di 13 società aperte dall'autista di Grillo in Costa Rica e dalla cognata del leader di M5S per compiere investimenti e operazioni immobiliari, incluso un resort di lusso. In un Paese, la Costa Rica, inserito nella lista nera dei paradisi fiscali.
Il settimanale, nell'inchiesta, ricostruisce le attività di Walter Vezzoli, 43 anni, autista ufficiale dello Tsunami tour e uomo ombra del comico genovese, e della cognata di quest'ultimo, Nadereh Tadjik.
Secondo quanto rivelato dall'Espresso i due sembra che avessero diverse società a Santa Cruz e avessero intenzione qui di mettere in piedi un villaggio composto da 30 ville, che potesse sopravvivere in maniera autosufficiente, attraverso l'energia alternativa, l'idrogeno, i pannelli solari e bunker antiatomici.
Questa inchiesta negli ambienti movimentisti sta facendo non poco rumore, una neosenatrice di M5S, Alessandra Bencini, intervistata ieri a Radio2 ha detto: “Certo che se le cose che scrive l'Espresso fossero vere avrebbe fatto male Grillo a fondare il Movimento. Noi siamo contro i paradisi fiscali, si darebbe la zappa sui piedi”.

mercoledì 6 marzo 2013

La proposta per il Governo è fatta, adesso vogliamo il referendum


Ecco, adesso ci sono e da domani saranno in rete. Bersani ha, nella riunione della Direzione del PD, elencato i punti "irrinunciabili per qualsiasi prospettiva di governo". Sono otto e vanno dall'uscita dalla morsa dell'austerità alle misure urgenti sul fronte sociale e del lavoro, dalla riforma della politica e della vita pubblica alle leggi contro la corruzione e la mafia, dall'affrontare il problema dei conflitti di interesse alla Green economy ed efficienza energetica e, per finire, dai diritti di cittadinanza al rilancio dell'Istruzione e della ricerca. Una proposta chiara indirizzata ad un "governo di cambiamento". Una proposta che di fatto viene indirizzata al Movimento 5 stelle.
Ed il Movimento cosa fa? Beh se si va a leggere lo statuto, anzi il "non statuto", del M5S le decisioni sulla linea politica del Movimento non le possono prendere i vari Beppe Grillo, Gianroberto Casaleggio oppure i neo portavoce di Camera e Senato. Le decisioni le deve prendere la Rete. Si, tutta la Rete. E non solo gli iscritti a M5S.
Al terzo comma dell'articolo 4 del "non statuto" si trova scritto: "Il MoVimento 5 Stelle non è un partito politico né si intende che lo diventi in futuro. Esso vuole essere testimone della possibilità di realizzare un efficiente ed efficace scambio di opinioni e confronto democratico al di fuori di legami associativi e partitici e senza la mediazione di organismi direttivi o rappresentativi, riconoscendo alla totalità degli utenti della Rete il ruolo di governo ed indirizzo normalmente attribuito a pochi".
Chiaro, no? E se a tutto questo ci aggiungiamo quanto scritto ne Codice di comportamento sottoscritto dai parlamentari del Movimento dove si dice che questi "sono tenuti al rispetto dello statuto riferito, come non statuto" e che "I gruppi parlamentari del MoVimento 5 Stelle non dovranno associarsi con altri partiti o coalizioni o gruppi se non per votazioni su punti condivisi" si arriva al dunque.
Il Centrosinistra ha proposti otto punti di una prospettiva di Governo del Paese, adesso questi devono essere sottoposti a referendum perché a decidere se sono condivisi o meno deve sempre essere la Rete ed i Parlamentari pentastellati devono eseguire ciò che la rete ha deciso.
Tra l'altro questa soluzione è stata consigliata al Movimento anche da Don Gallo il quale nelle scorse ore si è  appellato a Grillo chiedendo un "Referendum sul web per vedere se maggioranza è d'accordo a tavolo con il Centrosinistra".
Visto che il Movimento si è dato liberamente queste regole, che referendum sia.

domenica 3 marzo 2013

La sfida

In un editoriale, pubblicato questa mattina sul Corriere, Ferruccio De Bortoli auspica che dal dopo elezioni il Paese esca con la stessa forma di Governo con la quale si è chiusa la precedente legislatura: un Governo PD, PDL, Monti. Dice De Bortoli "Un sistema politico normale, con partiti responsabili e istituzioni forti, ragiona sui fatti e sui numeri, non insegue goffamente i voti perduti, non corteggia l'avversario denigrato fino a poche ore prima. Fa i conti con la realtà".
Chiaramente al tempo stesso il Direttore definisce patetico il tentativo di rivalutare, da parte del PD, il Movimento 5 stelle di Grillo. "In un Paese serio non si può restare appesi per settimane - scrive De Bortoli - dopo il voto alle labbra di un capo politico (non c'è più nulla di comico) che se ne sta a casa sua o ai proclami millenaristi del suo guru, peraltro non votato da nessuno".
Per il Direttore del Corriere della Sera niente collaborazione tra PD e Grillo mentre porte aperte, anzi apertissime ad una grosse koalition che faccia le riforme ormai non ulteriormente rinviabili. Dice De Bortoli "governo, di minoranza, di scopo, del presidente, di responsabilità nazionale, chiamatelo come vi pare, è già scritto nel diario dell'emergenza italiana".
Tutto ciò però vorrebbe dire disconoscere il risultato elettorale.
Dalle urne è uscito un Paese diviso esattamente in 4 grandi parti, un quarto di voti sono andati al Centrosinistra, un altro quarto al M5S, un quarto al Centrodestra e l'ultimo quarto è costituito da tutte quelle persone che non sono andati a votare. Scomparsa la sinistra che non si è voluta confrontare con una proposta di governo, fortemente ridimensionato il Centro.
Aver dato il voto al Centrosinistra o al M5S oppure il fatto, con l'astensionismo, di non aver espresso il voto ha significato esprimere una netta contrarietà con l'esperienza di governo disastrosa degli ultimi 10 anni e voler conseguentemente chiudere con il binomio Lega-Berlusconi.
Ora tocca costruire un Governo che sappia dare risposta a questa richiesta che sale fortissima dal Paese.
Ed a questo nuovo Governo non può far parte chi ha causato il disastro.
Bisogna cogliere la sfida che gli elettori hanno lanciato e, al tempo stesso, serve che il Centrosinistra lanci la sfida per un Governo che riesca a guardare avanti.
La politica, si dice, è l'arte del possibile ed auspicare - così come fa Berlusconi, il ritorno al voto è assolutamente suicida. Il Paese che abbiamo di fronte è un paese disperato e ridotto in macerie; una tremenda disoccupazione giovanile, un sistema produttivo disastrato con un numero altissimo di aziende chiuse o fallite, una condizione sociale davvero drammatica. Da queste macerie deve ripartire la costruzione del Paese.
Ed è questo il senso della sfida che il Centrosinistra deve lanciare e per farlo occorre che il PD abbandoni le troppe cautele che hanno caratterizzato la politica di quel partito.
C'è bisogno di un governo straordinariamente capace e con un'impronta politica coraggiosa.
E che faccia cosa? Affronti immediatamente l'emergenza numero uno, il lavoro. Tutto deve essere immaginato per favorire lo sviluppo e la crescita, in maniera sostenibile, del sistema produttivo del Paese. Investimenti sulle infrastrutture, anche e soprattutto quelle tecnologiche; la green economy; il ritorno agli investimenti culturali e sulla conoscenza, con la scuola e l'Università. Tutto questo indirizzato verso la creazione di lavoro e di lavoro di qualità.
E dopo, le tasse. Il calo del potere di acquisto dei salari unito all'aumento della pressione fiscale sta facendo arrivare al collasso le famiglie e le imprese. L'idea di una perequazione diversa dell'imposizione fiscale, con una battaglia senza quartiere all'evasione fiscale deve essere una delle priorità del prossimo Governo.
Ridurre i costi della politica. Riduzione dei parlamentari e dei loro stipendi; riformare i partiti e ridiscutere il loro finanziamento; abolire le Province ed i piccoli Comuni.
E poi, legge sul Conflitto d'interessi, legge sulla Corruzione ed una nuova legge elettorale.
Sono queste le cose sulle quali va lanciata la sfida.
Chi non la raccoglierà se ne assumerà la responsabilità.

sabato 2 marzo 2013

Senza Governo, senza lavoro


Mentre l'Italia sta discutendo sulle alchimie politiche per la formazione di un nuovo Governo, l'Istat ha fornito una nuova istantanea sulla condizione del Paese, relativamente al lavoro.
Ci troviamo di fronte a record negativi. A gennaio il tasso di coloro che si trovano senza lavoro è arrivato all'11,7%.
Se guardiamo l'occupazione giovanile ci accorgiamo che nell'eurozona solo la Spagna sta peggio. La disoccupazione giovanile a gennaio 2013 in Italia tocca il 38,7% di giovani aumentando di 6 punti percentuale rispetto allo scorso anno.
E se ci spostiamo al sud le cose non vanno meglio, anzi. La disoccupazione vola oltre il 50% e quella femminile, sempre nelle regioni meridionale tocca il 56,1%.
Nelle altre aree del Paese numeri da paura: al Nord la disoccupazione giovanile è invece del 29,7% e al Centro del 39,3%. In Italia, calcola l'Istat, il dato trimestrale segna un tasso di disoccupazione giovanile pari al 39,0%.
Se a tutto ciò aggiungiamo il fatto che tra chi ha un lavoro questo è per buona parte precario il quadro complessivo è davvero grigio. Nel 2012 infatti il numero i precari sono 2,8 milioni di lavoratori che non hanno un posto fisso.
Una politica responsabile ha il dovere di affrontare una situazione come questa

venerdì 1 marzo 2013

Lo statista e il Caimano

“Cambiare la legge elettorale e tornare al voto”. Nel giro di 24 ore Silvio Berlusconi cambia idea, una volta vistasi rifiutata dal PD l'ipotesi di governissimo e con quella l'ennesimo salvacondotto giudiziario, si spoglia dalle vesti di “statista” e riveste quelle più consone di Caimano.“Io non sarei così ostile a una continuazione della campagna elettorale e andando, dopo aver cambiato la legge elettorale, immediatamente a nuove elezioni” ha detto il Cavaliere, che poi ha motivato la sua presa di posizione basandola sui pericoli che sta correndo il Paese a causa della ingovernabilità, augurandosi anche che a furia di elezioni, prima o poi, “si potrebbe finalmente sperare di avere un popolo italiano che impari a votare”. 
Ma realmente l'ex Premier ha a cuore le sorti del suo Paese oppure ha a cuore le sue di sorti? La seconda. 
E si, perchè dopo la "tregua" elettorale, il pettine sta raccogliendo tutti i nodi giudiziari del Cavaliere. Oltre alle nuove accuse di Napoli,  3 milioni di euro pagati al Senatore De Gregorio per lasciare il partito di Antonio Di Pietro e far cadere il secondo governo Prodi,  nel corso del mese di marzo Berlusconi potrebbe subire ben tre sentenze di condanna da parte della giustizia milanese dove è imputato.

Il lavoro maledetto

Due fatti, quelli di ieri accaduti a Taranto e Torino, gravissimi ed inaccettabili.

All'Ilva di Taranto, due operai sono caduti da un'impalcatura i 15 metri mentre facevano manutenzione agli impianti. Un operaio è morto, l'altro è rimasto gravemente ferito.


L'Ilva di Taranto continua ad uccidere, dentro e fuori la fabbrica. E’ assurdo che in uno stabilimento dove dovrebbe essere altissimo il livello di attenzione sulle questioni ambientali e sulla sicurezza possano accadere eventi così tragici e drammatici.


Sempre  ieri  a Torino c'è stata la sentenza d'appello per il rogo della Thyssenkrupp nella quale i Giudici hanno ridotto la pena per l'amministratore delegato della ThyssenKrupp, Harald Espenhahn a 10 anni, in primo grado condannato a 16 anni per omicidio volontario. Secondo i Giudici l'omicidio è colposo perchè non ci fu dolo. È difficile essere soddisfatti per questa sentenza. Si perchè si fa un sostanziale passo indietro rispetto alla precedente quando si era sancito il principio della responsabilità consapevole delle aziende rispetto alle politiche di sicurezza e alla tutela della vita dei lavoratori. 

Questo principio in appello è stato purtroppo depotenziato, nonostante a sei anni dalla tragedia della Thyssenkrupp le morti bianche sui luoghi di lavoro continuino come prima.

Due fatti, tristemente collegati tra loro, gravissimi e inaccettabili. Sono sintomatici della situazione di profondo disagio in cui versano i lavoratori ed il lavoro nel nostro Paese.