Pietro Occhiuto

Pietro Occhiuto

lunedì 11 marzo 2013

Il voto interroga anche il sindacato

Ilvo Diamanti su Repubblica, com'è sua consuetudine, mette ai raggi x il recente voto politico. Dall'analisi del sociologo emerge in tutta la sua forza dirompente l'effetto dello Tsunami grillino sulla politica italiana.
La prima cosa che si evidenzia è che il Centrosinistra ed il Centrodestra hanno perso i loro riferimenti nella struttura sociale del Paese, sia per ciò che concerne il radicamento territoriale sia per i riferimenti prettamente sociali.

Centrosinistra e Centrodestra hanno insomma perso la loro base sociale di riferimento. Varrebbe la pena soffermarsi su questo concetto, chiaramente riferito al Centrosinistra.
Il Pd viene votato soprattutto dai pensionati e dagli impiegati, non più - o meglio, i minor parte - dagli operai.
La notizia è proprio questa: nel voto degli operai il Centrosinistra è terzo, posizionato dopo Grillo ed il Pdl. E se andiamo a vedere l'andamento del voto nel lavoro autonomo e nei disoccupati la solfa non cambia: Grillo raccoglie voti ovunque con percentuali che vanno oltre il 40%.
Da tutto ciò ne deriva che nei settori della società  legati alla produzione materiale il M5S è il primo partito mentre il Centrosinistra fa vedere tutte le sue difficoltà non venendosi riconosciuto il ruolo di schieramento politico di riferimento da coloro che hanno vissuto sulla propria pelle la durezza.
E se questo è quanto è accaduto sul versante della rappresentanza politica, cosa avviene sul versante della rappresentanza sindacale? Il voto si rivolge anche al sindacato?
Assolutamente si perchè la crisi, le scelte di forte austerità, la disoccupazione, la precarietà e le forti diseguaglianze sociali hanno prodotto e stanno producendo un'impetuosa domanda sociale che se non trova risposte adeguate anche dal sindacato rischia di alimentare sempre maggiormente quelle forme di populismo riottose ad assumere un suo ruolo costruttivo.
Quindi il sindacato ha il dovere di ascoltare coloro che sono morsi dalla crisi e sta ponendo quella domanda sociale rendendosi, il sindacato, disponibile ad intraprendere percorsi concreti di cambiamento. A partire dal ruolo della contrattazione.
In una situazione come quella che si è venuta a creare dopo le elezioni, credere di poter riporre la soluzione dei problemi solo ed esclusivamente in una legge che affronti il problema delle iniquità sociali è sbagliato, occorre intervenire con la contrattazione cercando di rendere questa esigibile anche a tutto quell'esercito di giovani e meno giovani precari o atipici che oggi ne sono esclusi.
Una contrattazione che sia in grado di portare tutele e diritti a chi oggi ne è privo. La stessa Segretaria Generale della Cgil, Susanna Camusso, ha sostenuto che il sindacato deve fare grossi passi avanti in questa direzione.
Rafforzare il ruolo della contrattazione non può infine prescindere dal fatto che ci devono essere regole certe di democrazia e rappresentanza nei luoghi di lavoro che riguardino tutti anche i lavoratori precari ed atipici.

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