Pietro Occhiuto

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venerdì 8 marzo 2013

Rodotà, Bersani che faccia un pò Grillo.


Se Napolitano dovesse dare l'incarico a Bersani e questi non riuscisse ad arrivare alla formazione di un Governo esiste la concreta possibilità di evitare il ricorso alle urne percorrendo una terza via, quella indicata da Stefano Rodotà su L'Espresso in edicola quest'oggi.
In un'intervista rilasciata al settimanale il giurista analizza l'andamento della recente tornata elettorale.
Il giurista dice che le elezioni hanno rappresentato il crollo della seconda repubblica e che il trionfo del Movimento 5 Stelle non è il “Trionfo dell'anti-politica, io vedo nel voto una forte richiesta di altra politica. Già le manifestazioni del 2010-2011, il popolo viola, le donne di "Se non ora quando?", avevano dimostrato che la Rete era in grado di organizzare una piazza non solo virtuale ma fisica, partendo da forze in apparenza marginali. Fino a quel momento solo i grandi partiti, i sindacati e la Chiesa erano riusciti a farlo".
Nella sua analisi Rodotà afferma inoltre che con la vittoria di 5 Stelle si registra il netto rifiuto dell'agenda Monti. Ed è proprio da questo che si deve partire per la formazione di un governo possibile che consegni all'opinione pubblica un programma di ricostruzione morale e civile del Paese. Rodotà poi lancia alcuni punti cruciali per le prossime agende di governo: "Primo: regole estremamente severe e semplici sulla moralità pubblica. Qui sì, vorrei più decisionismo. Non sono un nemico del finanziamento pubblico ai partiti, ma bisogna tornare a livelli di accettabilità sociale. Via i benefit che non hanno giustificazioni, via i soldi per cene e manifesti, bisogna riportare la politica a comportamenti virtuosi. Non c'è solo la legge elettorale. Secondo punto: il reddito di cittadinanza.  Va interamente ripensato il sistema degli ammortizzatori sociali, accompagnato dalla legge sulla rappresentanza sindacale che vuole anche la Fiom. E poi un pacchetto di interventi urgenti di politica industriale, politiche sul lavoro, nella cornice di un'Europa che riprenda la strada dei diritti". Soprattutto diritti civili.
“Dopo le tante timidezze degli ultimi anni – prosegue Rodotà - l'asse portante del Pd, la ricerca di un accordo con l'Udc, è stato eliminato non da una scelta ma dagli elettori. Ora finalmente si aprono nuove opportunità, un'autostrada per riprendere quello che era stato fatto da un'Italia civilissima negli anni Settanta, leggi che ci avevano portato tra i Paesi più avanzati al mondo. Con una maggioranza di 340 deputati alla Camera puoi far passare provvedimenti importanti, come la riforma della legge sulla procreazione già riscritta dall'Europa, e poi andare al Senato”.
E qui parte il consiglio che Rodotà fa al Partito democratico: “Serve un cambio di passo. Su questo e su altri temi, come la legge sul conflitto di interessi, il mio consiglio al Pd è: fate i grillini!".

Una posizione, quella espressa da Rodotà, che sempre più si sta facendo largo nel centrosinistra, ne è testimonianza la Direzione di SEL fatta ad inizio settimana, che potrà costituire la base di partenza reale per la costruzione di un nuovo Governo. Magari dando l'incarico proprio a Stefano Rodotà.

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