Pietro Occhiuto

Pietro Occhiuto

martedì 30 aprile 2013

Governo Letta, le priorità le detta Berlusconi

Tito Boeri ieri in un tweet, subito dopo il discorso programmatico fatto da Enrico Letta alla Camera dei Deputati, ha scritto "Il Pd occupa tutte le maggiori cariche dello Stato per attuare il programma di Berlusconi. IMU verrà rimpiazzata con più tasse sul lavoro".
Rosy Bindi, intervenendo in Aula dopo il discorso del premier, riferendosi sempre all'IMU afferma "Riteniamo giusto che alcuni di noi (all'interno del Pd ndr.) non la sospendano per la rata che abbiamo a giugno, anche perchè non ho sentito invece una data certa per la soluzione degli esodati" affermando inoltre che "Sul governo e sull'operazione politica che lo sostiene ho dubbi e li manterrò e con questi dubbi accompagneremo il sostegno leale e fattivo al governo".
Gennaro Migliore, capogruppo di Sel dice, che passano i governi ma c'è sempre chi deve attendere che arrivi il suo turno, le priorità per ogni governo sono sempre altre. “Non è mai il turno delle persone omosessuali, non è mai il turno di chi aspetta diritti, non è mai il turno di quelli che l’hanno sempre aspettato, da tutta la vita”. Così dicendo Migliore denuncia l'assenza nel programma di governo del fatto che non vi è traccia del diritto di avere diritti, mentre per contro c'è la certezza dei tempi per la sospensione dell'IMU e dell'IVA.
Nel discorso fatto ieri da Enrico Letta gli otto punti di Bersani sono scomparsi e sono stati sostituiti da alcuni degli otto punti voluti da Berlusconi ed anche su tematiche come quelle del lavoro, che dovrebbero avere forte centralità, emergono tutte le contraddizioni di questa strana maggioranza che sostiene il governo Letta. Sul lavoro si dice che deve recuperare la sua importanza e priorità nell'agenda governativa però, nel proseguo del discorso non c'è nessuna condanna sulle politiche adottate dagli ultimi governi che hanno prodotto una maggiore precarietà ed un'attacco ai diritti dei lavoratori e non vi è stata alcuna proposta di come superare quelle politiche per ridare dignità al lavoro.
Ecco il punto: chi detta i tempi e le priorità del Governo Letta?

lunedì 29 aprile 2013

Stefano Rodotà, l'occasione mancata. La video-intervista a "Che tempo che fa"

Ieri Rodotà è stato a "Che tempo che fa" la trasmissione del week-end di Rai3 condotta da Fabio Fazio. Intervistato per presentare il suo libro, Il diritto di avere diritti, Stefano Rodotà ha anche discusso in merito alla situazione politica attuale. Ad ascoltarlo si comprende quale grande occasione ha perso l'Italia  a non averlo votato come Presidente della Repubblica.
Ha parlato degli errori della Sinistra e ha raccontato la storia di questi ultimi giorni dal suo punto di vista. L'11 Maggio Rodotà sarà presente all'iniziativa promossa da Vendola sulla costruzione di un nuovo cantiere della sinistra. Per ripartire, per l'ennesima volta, dal tema dei diritti.


domenica 28 aprile 2013

Le vittime della crisi diventano carnefici

Il gesto criminale di un uomo disperato che oggi ha ferito i due carabinieri ed una passante in Piazza Colonna, di fronte Palazzo Chigi ha segnato col sangue il varo del Governo Letta. 
Non si è trattato di un gesto terroristico, si è trattato appunto di un gesto isolato che ridimensiona l’allarme anche se resta la paura di ricadere in una riedizione della violenza armata contro i palazzi delle nostre istituzioni. Tutti siamo chiamati a vigilare affinchè non si torni nell'incubo del terrorismo politico, dobbiamo evitare che si torni agli anni '70. Nessuna indulgenza quindi per la violenza anche se questa è solo verbale.
Resta comunque il fatto che il gesto criminale di oggi è stato fatto da un uomo disperato che interroga la politica, il nuovo governo formato dalla strana alleanza Destra Sinistra.
"E' il gesto di un disperato - ha detto uno dei colleghi dei carabinieri feriti - I politici non lo sanno che vuol dire prendere 800 euro al mese, entrare in un negozio e non poter comprare nulla a tuo figlio... Ecco cosa succede se non lo sanno".
Fino ad ora avevamo assistito a suicidi di lavoratori o imprenditori uccisi dalla crisi, il fatto di oggi segna una drammatica novità: la condizione familiare, la mancaza di lavoro, la difficile condizione economica porta un uomo a cercare di uccidere un altro uomo. Chi è vittima della crisi si trasforma in uno spietato carnefice.
A queste condizioni del Paese il governo deve guardare ed avere la forza per dare le risposte ai casi di disperazione sociale.

venerdì 26 aprile 2013

Sul governissimo si schianta il Partito Democratico

C'è un'immagine che fotografa la rielezione di Napolitano: il Parlamento che sta votando il "nuovo" Presidente e la gente fuori ad assediare il Parlamento.
La rielezione di Napolitano alla presidenza della Repubblica consegna l'immagine di una politica invecchiata e assediata che non riesce a trovare soluzioni e che quindi si commissaria e si arrende a Napolitano aprendo una fase nuova della vita repubblicana del nostro Paese che potremmo definire neo-presidenzialismo. E sul neo-presidenzialismo si è schiantato il Pd.
Di fronte a quanto è accaduto negli ultimi giorni, passando da un psicodramma all'altro, non si è trovato niente di meglio che trovare riparo nell’alleanza fra ciò che in natura è impossibile unire, cioè Pd e Pdl, replicando in forma aggiornata, magari con una maggiore caratterizzazione politica, l’esperienza del governo Monti.
L’ultimo atto della segreteria Bersani è stato quindi trascinare il Pd a sottoscrivere il patto di larghe intese contro cui –a parole- lui stesso si era impegnato pubblicamente anche dopo il voto del 25 febbraio scorso.
E Napolitano il prezzo della sua rielezione lo sta facendo pagare tutto, senza sconto alcuno.
Re Giorgio, coerentemente con le sue idee, da l'incarico al maggiore esponente del Pd rimasto in carica dopo le dimissioni di Bersani, Enrico Letta, ed a lui chiede di fare un governo di larghe intese, coinvolgendo il Pdl, e che preveda la presenza di forti personalità politiche.
Se non altro Napolitano ha il pregio della coerenza: lui da anni è convinto della necessità di un governissimo e lo ha sempre detto a voce alta. Fosse stato per lui, già nel governo Monti sarebbero state inserite figure garanti dell’establishment trasversale, riconosciute come tali anche dai poteri meno appariscenti: da Gianni Letta a Giuliano Amato, insieme a rappresentanti diretti dei partiti. Ma la ricetta di Napolitano non è detto che funzioni, anzi tutt'altro. È indubbio che specialmente sul versante sociale l'esperienza del governo Monti ha prodotto rilevanti danni e che, nell'assumere provvedimenti di equità sociale, ha mostrato tutta la sua debolezza. La condizione nella quale si dovrebbe venire a trovare Enrico Letta oggi è acutizzata dal ricordo dell’impopolarità in cui è precipitata l'esperienza Monti nettamente bocciata nelle urne.
È sull'ipotesi di governissimo, sulle larghe intese e si schianta il Partito Democratico.
La coerenza, l'ostinazione di Napolitano non l'ha avuta Bersani che con il suo comportamento ha alimentato la doppiezza di cui alla fine è rimasto vittima.
Se da un lato Bersani diceva mai al governissimo con Berlusconi, dall'altro trattava per votare insieme a Berlusconi quel Franco Marini che sulle larghe intese la pensa esattamente come Napolitano. Una buona parte del partito si arrabbia e si dissocia nella votazione a Montecitorio. Il resto è un'escalation di cambi di rotta, slealtà e tradimenti culminata nell'abbattimento della candidatura di Romano Prodi al Quirinale. Noi non conosceremo mai uno, sì, uno soltanto dei 101 parlamentari che dopo aver votato a favore della candidatura Prodi l’hanno affossata nell’anonimato.
In Prodi al Quirinale ognuna delle correnti del partito poteva vedere un pericolo diverso: l’insidia alla propria area d’influenza; la confisca dello spazio di trattativa con la destra; l’uomo troppo addentro alle faccende economiche per poterlo aggirare; il cattolico per nulla subalterno ai vescovi…
Di fronte a questa ipotesi i signori della guerra, i capi clan, all'interno del Pd hanno dissotterrato l'ascia di guerra ed hanno lanciato "missili a testata multipla", per dirla con le stesse parole di Bersani, che hanno affondato Prodi.
Menzogna e politica è un abbinamento letale e la bugia ha si silurato la candidatura Prodi ma ha reso inaffidabile il Pd di fronte al suo elettorato. Sul governassimo voluto da Napolitano e osteggiato fino a ieri con falsa unanimità dal Pd, va a frantumarsi un gruppo dirigente incapace di dirsi la verità.

mercoledì 24 aprile 2013

Governissimo e chi nel Pd non ci sta, va fuori. Con la benedizione di Napolitano

Napolitano le ha annunciate velocissime e così sono state. Forzando allo stremo le procedure costituzionali, Re Giorgio si appresta a dare l'incarico. La scelta dovrebbe ricadere su Amato visto che Berlusconi non ha lasciato nessun margine di trattativa su altri nomi. Berlusconi, già. E' lui che sta dettando (per l'ennesima volta) i tempi e i temi dell'agenda politica. Il Pd si adegua.
Consultazioni velocissime, proprio come i riposizionamenti all'inteno del Pd.
Fino all'altro ieri il Partito Democratico aveva detto no al governissimo e, nell'arco di poche ore, si compie una virata a 180 gradi e ci si arrende a Napolitano e Berlusconi. Hai voglia a dire che si è alternativi al Pdl, col Pdl si è governato - prendendosi tutte le responsabilità - durante il Governo Monti, col Pdl si governerà nei prossimi mesi per completare l'agenda Monti. 
La Direzione nazionale del Partito Democratico ha infatti votato ieri un ordine del giorno che sancisce la resa completa a Napolitano nel formare un governo di larghe intese. Dopo un dibattito acceso i contrari all’ordine del giorno sono stati 7, 14 invece gli astenuti. Su questi e su tutti coloro che dovessero dire no ad un governissimo si pone l'attenzione di coloro che hanno guidato, affossando Prodi e Bersani, il partito verso il governo della larghe intese."Votiamo il governo di larghe intese e chi fra noi non ci sta deve andarsene", sono le parole dette da Dario Franceschini sull’”Unità” di ieri. In quelle parole sta lo spettacolare dietrofront rispetto alla linea sostenuta fino alla settimana scorsa.
Governissimo, quindi. Forse lo spiegheranno alla base. O forse no. Come hanno lasciato inevasa la domanda fatta ieri in Direzione dalla neo governatrice del Friuli, Debora Serracchiani. "Mi si spieghi perchè Napolitano si e Rodotà no; perchè si era detto no al Governissimo e si è invece andati verso un accordo con Berlusconi su Marini". Domande senza risposta come senza risposta saranno le speranze che il popolo di centrosinistra aveva riposto nel voto di febbraio. Si era votato per il cambiamento e ci si ritrova con lo stesso Presidente della Repubblica e con la stessa maggioranza che aveva chiuso la precedente legislatura.
Il dramma o meglio, lo psicodramma democratico è quello di doversi ritrovare al governo con Gasparri, Brunetta e Gelmini. Auguri.
Infine una domanda - anche questa rimarrà senza risposta - perchè la maggioranza col Pdl nata nel novembre 2011 debba dare risultati migliori di quelli già severamente giudicati dagli elettori?

lunedì 22 aprile 2013

Sinistra, anno zero

L'elezione di Giorgio Napolitano al suo secondo mandato da Presidente della Repubblica e tutto ciò che è capitato nelle ultime settimane ha mostrato tutti i limiti dei partiti ed ha rafforzato quell'antipolitica che ha prodotto il fenomeno Grillo.
L'incapacità dei partiti si è mostrata enorme, come enorme e fragorosa e la caduta verticale dell'autorevolezza del Parlamento che si è mostrato inadeguato a trovare mediazioni e si è dovuto genuflettere di fronte a Napolitano supplicandone una disponibilità a tornare in campo.
Grossa responsabilità in tutto questo è da additare al Partito Democratico che dalla partita del Quirinale ne è uscito con le ossa rotte.
Il Pd ormai non è più un partito, forse sono due, forse di più, forse non è mai stato uno dove al suo interno convivono ancora due grandi filoni culturali, politici che mai sono riusciti a coagularsi. Una fusione a freddo mai riuscita e che negli ultimi giorni ha mostrato tutta la sua inadeguatezza.
Ed oggi è un soggetto politico che non ha un gruppo dirigente degno di questo nome e per di più privo di un leader.
Tensioni e fratture che possono acuirsi sulla formazione del nuovo governo perchè, se l'elezione di Napolitano è il preludio per un governo di larghe intese che preveda una maggioranza che sia la riedizione del governo Monti, il Pd va apertamente contro la volontà dei suoi elettori, tradendo un mandato che parlava di politiche di cambiamento rispetto a quelle adottate dai governi Berlusconi prima e Monti dopo.
Se la tua base ti dice con il voto: voglio che tu abbia l'incarico a governare il Paese in alternativa al centrodestra e tu vai a governare insieme al centrodestra qualche problema lo crea.
Anche su come uscire da questo scenario horror ci sono, all'interno del partito visioni diverse: alcuni chiedono un congresso immediato per verificare se esistono i presupposti per un rilancio, altri sostengono che si deve fare più tardi. E mentre a Roma si discute sul territorio, da più parti, dal sud al nord, i giovani occupano le sedi del partito e si registrano episodi sempre più frequenti da parte degli iscritti di tessere che vengono restituite o addirittura strappate.
Un dato comunque è vero e cioè l'assenza di una chiara linea politica porta all'allontanamento degli iscritti e degli elettori. Si andrebbe verso una dissolvenza del partito.
Ed è proprio questo spazio che deve essere colmato, quel luogo della sinistra (e non centrosinistra) moderna, moderata, riformista che vuole assolutamente governare. Uno spazio che il Partito Democratico non ha mai saputo riempire. Un formazione di sinistra, che non sia necessariamente “un'altra” ma “nuova”, che parta formando i propri convincimenti, che abbia un legame profondo e quotidiano con il territorio, che torni ad occuparsi di lavoro e dove i nomi non siano slegati dai disegni e dai progetti che riesce ad elaborare.
Porre le basi quindi per un soggetto politico, che può essere lo stesso Pd, che deve avere un visibile e non equivoco profilo di sinistra. Riformista, moderato, ma di sinistra.
Tutto ciò che non è stato finora il Partito Democratico.

sabato 20 aprile 2013

Quando, in campagna elettorale, Rodotà sosteneva Bersani - Il video

Stefano Rodotà, il 7 febbraio 2013, durante la recente campagna elettorale, parlò dal palco di un seminario organizzato presso la Casa dell'Architettura a Roma. Lo fece per sostenere la coalizione Italia Bene Comune, sostenuta da Pierluigi Bersani.
Un tipico esempio di come il Pd riesca a consegnare ad altri "sue" personalità e, visto il video, risulta essere sempre più incomprensibile di come il Pd non riesca a far convergere i voti verso Stefano Rodotà.
Mentre in questi minuti si sta sempre più profilando una riconferma di Giorgio Napolitano.

Renzi ha liquidato pure Prodi

Voglio usare il testo di un tweet del Direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, per fare il titolo di questo post.
Quella di ieri è stata la giornata del suicidio di massa del Partito Democratico. Uno dopo l'altro sono caduti come dei birilli prima Prodi e poi Bindi e Bersani. Un partito che, per quanto riguarda il suo gruppo dirigente di primo livello, non esiste più.
Ma perchè sarebbe stato Renzi a liquidare pure Prodi? I sospetti sono tanti.
Matteo Renzi è stato il primo, immediatamente dopo lo spoglio, con un tempismo assolutamente eccessivo, a sentenziare la caduta della candidatura di Romano Prodi. C'è un vecchio detto popolare che dice che la prima gallina che canta è quella che ha fatto l'uovo. Sul suo profilo Facebook, il Sindaco di Firenze, ha quindi descritto i lineamenti ideali del prossimo presidente della Repubblica. Una persona “esperta e competente”, con “caratura internazionale e senso dello Stato”. Manca solo il nome: Massimo D’Alema, che il sindaco di Firenze ha incontrato a Palazzo Vecchio nei giorni scorsi.
Subito dopo quell'incontro, tra il rottamato ed il rottamatore, è nata un'alleanza tra il fronte dalemiano e quello renziano che ha portato a far cadere, una dopo l'altra, le proposte di Bersani e con esse anche lo stesso Segretario.
Senza più Prodi e con un Bersani dimissionario, anzi dimissionato dalle guerre intestine del partito, è più facile riaprire un dialogo con il Pdl. Sul nome stesso di D’Alema che nei giorni scorsi aveva definito il sindaco di Firenze, "Intelligente e risorsa per il futuro”.
E qui torna quello che Renzi scrive nel suo post su Facebook: “Il Quirinale richiede per definizione una persona esperta e competente. Lasciatevelo dire da rottamatore, il Quirinale non si trova il candidato ‘nuovo’. Il Presidente della Repubblica deve avere caratura internazionale e senso dello stato”. D’Alema appunto. Non certo candidati nuovi. Ma esperti, competenti e di caratura internazionale.

venerdì 19 aprile 2013

Il ticket Prodi Rodota' prende sempre più corpo

Bersani lancia Prodi. Per rimediare all'errore fatto con la candidatura di Marini e la conseguente spaccatura del Pd, Bersani propone la candidatura del padre fondatore del Partito Democratico. Questa volta la candidatura viene accettata all'unanimità da tutto il partito. Su Prodi convergeranno anche i voti di Sel e proprio Vendola in questi minuti si sta adoperando perché sul professore possano convergere i voti del Movimento 5 Stelle.
Ecco il retroscena. Nel giardino di Montecitorio esponenti di primo piano di Sel, Pd e M5S stanno ragionando sul creare un ticket Prodi-Rodotà, il primo al Quirinale ed il secondo a Palazzo Chigi. Fin da stanotte su queste ipotesi sta lavorando Nichi Vendola e lo stesso Prodi il quale, sembrerebbe abbia telefonato, nel cuore della notte, a Casaleggio.
L'ipotesi del ticket sarebbe concreta tanto che ci sono dei rumors che dicono che Rodotà stesso stia pensando a ritirare la propria candidatura per il Quirinale.
Il cambiamento che il Paese sta chiedendo sta forse trovando la luce. Con buona pace di tutti coloro che speravano nell'inciucio.


giovedì 18 aprile 2013

Una seconda possibilita' da non sbagliare. Andare su Rodota'

Il Pd e tutto il Centrosinistra, tra ieri sera e oggi, si è fatto male, molto male. 
La "sorte" regala a Bersani ed al Pd una seconda possibilità. E visto che una seconda possibilità ci è data, spero che non si ripetano gli stessi errori commessi nella prima meno fortunata.
Mentre scrivo queste righe sta passando in tv il volto di una ragazza militante del Pd che, con le lacrime agli occhi, dice: "Mi sento tradita dal mio Segretario che, facendo un accordo con Berlusconi, sta vendendo il Paese a Grillo".
Sta in queste parole il senso dello sbaglio di Bersani. Sta nel sentore del distacco tra il Partito e la sua gente, per dirla con le parole di Civati, nel distacco che c'è tra il Segretario ed i Parlamentari del suo partito.
Il problema non è Franco Marini, rispettabilissima persona, il problema è che la scelta dell'ex sindacalista, conseguente all'accordo con Berlusconi, è apparsa come il potere che si arrocca per difendersi.
E la gente si è ribellata, a partire da quella tanta gente eletta per la prima volta tra le fila del centrosinistra.
Anche l'elezione del Presidente della Repubblica passa per una sorta di votazione popolare.
Perchè non far convergere i propri voti su Rodotà così come ha fatto Sel?
Rodotà è un uomo del centrosinistra, di quel centrosinistra che non sta chiuso nel palazzo e che soprattutto rappresenta la svolta che il Paese sta chiedendo. E, aggiungo, potrebbe anche aprire ad una strada verso un governo di cambiamento.
Caro Pd tertium non datur.

L'ipotesi oscena, l'accordo su Marini prevederebbe Berlusconi senatore a vita.

Forse si tratta di fantapolitica, ma nei corridoi di Montecitorio girerebbe una voce che l'accordo tra Bersani e Berlusconi sembrerebbe nascondere un qualcosa che davvero potrebbe risultare difficile perfino scriverlo. Marini al Quirinale, Bersani a Palazzo Chigi e (udite, udite) Berlusconi Senatore a vita.
Proprio così, il Cavaliere potrebbe sedere accanto agli  ex Presidenti della Repubblica Ciampi e Napolitano (ex ormai di fatto) e sedere in quegli scranni dove si sedettero Arturo Toscanini, Eugenio Montale, Eduardo De Filippo, Norberto Bobbio, Rita Levi Montalcini e di tante altre personalità che hanno dato lustro alla Patria per altissimi meriti nel campo sociale, politico e culturale. Loro si che hanno dato lustro al Paese, qualche dubbio su Berlusconi più d'uno lo avrebbe.
Quindi lo psicodramma del Partito Democratico che lo ha portato ad avere, proprio in queste ore,  le più forti divisioni della sue breve storia, non sarebbe finito qui.
L'azione suicida del Pd potrebbe definitivamente concludersi con uno scenario che farebbe raggelare il sangue alla base elettorale e agli iscritti del Partito Democratico. L'ipotesi appunto di Silvio Berlusconi senatore a vita il quale, in un sol colpo, si metterebbe al riparo dai suoi guai giudiziari.

La speranza è che la debacle avuta alla prima votazione per il Quirinale da Franco Marini e la conseguente cocente sconfitta di Bersani, spinga a far capire che si deve aprire una nuova fase.

mercoledì 17 aprile 2013

Democrac, con Marini Bersani spacca il Pd

E' finita da poco l'assemblea dei gruppi del Centrosinistra per decidere in merito alla proposta da fare per l'elezione del successore di Giorgio Napolitano. Infuocata come non mai l'assemblea, tenuta al teatro Capranica di Roma, ha votato sulla candidatura di Franco Marini per Quirinale voluta da Pier Luigi Bersani. Il risultato è disastroso per il Centrosinistra, per la coalizione Italia Bene Comune: a favore 222 voti su un totale di 496 elettori del centrosinistra, contrari 90, gli astenuti 30. Quello però che pesa di più e che molti non hanno partecipato alla votazione, scegliendo di abbandonare la riunione in polemica.
Sono usciti i parlamentari di Sinistra e libertà, con Nichi Vendola che annuncia il no su Marini ("Sarebbe la fine del centrosinistra") e il sì su Stefano Rodotà ed anche i parlamentari renziani hanno abbandonato il luogo dell'assemblea.
La protesta dei militanti si è scatenata, sul web ed anche fuori dal teatro dove gruppi di manifestanti si sono riuniti per chiedere ai parlamentari in assemblea di non votare Marini.
A questo punto, se dovessero essere confermati questi numeri, Pd, Pdl e Scelta Civica non è detto che riescano ad eleggere l'ex presidente del Senato, anzi.
I giochi sono apertissimi su un altro nome.

Bersani, pensaci!

Beppe Grillo, ieri durante la sua camapgna elettorale in Friuli, parlando dell'elezione del Presidente della Repubblica, ha detto: "Vorrei dare un consiglio a Bersani, senza ironia, senza battute, perché potrebbe essere un punto di incontro. Voti a Gabanelli anche lei, voti una signora che ha sempre fatto bene il suo lavoro. [...] Potrebbe essere davvero un inizio di collaborazione, provi, incominciamo da lì, poi vedremo se riusciremo a trovare una convergenza se non con lei con i giovani del Pd sui rimborsi elettorali, corruzione, incandidabilità di Berlusconi”.
Subito dopo Grillo ha ribadito che se la Gabanelli dovesse declinare l'invito alla candidatura si passerebbe a Stefano Rodotà proponendo a Bersani ed al Pd lo stesso "scambio".
Per la prima volta Grillo, fiutanto il pericolo di un possibile accordo Pd-Pdl sul nome di Amato, prospetta la possibilità di un governo Pd-M5s o quantomeno di una sorta di collaborazione.
E' l'occasione per mettere in moto il governo di cambiamento tanto auspicato da Bersani, è l'occasione per proseguire con quel metodo che ha portato all'elezione di Grasso e Boldrini alle presidenze delle Camere, è l'occasione per chiudere definitivamente con il berlusconismo e i danni che ha provocato.
Bersani, pensaci!

martedì 16 aprile 2013

Per il Quirinale M5S sceglie la Gabbanelli ma il vero nome è Rodotà.

Le Quirinarie del Movimento 5 stelle hanno prodotto il loro risultato: è Milena Gabanelli la candidata risultata vincitrice al termine dei due turni di votazione online. L'annuncio è stato dato sulla 'La Cosa', la tv streming del Movimento. Alle spalle della Gabanelli si son piazzati Gino Strada, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky, Ferdinando Imposimato, Emma Bonino, Giancarlo Caselli, Romano Prodi e, nono, Dario Fo.
La giornalista e conduttrice televisiva si è detta commossa e "sopravvalutata".
Un risultato giunto anche grazie alla forte simpatia per Milena Gabanelli, per le sue inchieste giornalistiche fatte in maniera competente e per la sua rettitudine. Ma al Paese serve altro, altre competenze e di questo ne è consapevole la stessa Gabanelli che oltre a dirsi sopravvalutata già nei giorni scorsi aveva annunciato la sua rinuncia ad una prospettiva di Presidente della Repubblica.
L'attenzione quindi si rivolge più che a Gino Strada, arrivato secondo nelle Quirinarie, anche lui ha gentilmente declinato, a Stefano Rodotà arrivato terzo e sul quale più di un'attenzione è stata rivolta da esponenti della sinistra del Pd e di Sel.
Costituzionalista, già parlamentare indipendente tra le fila del Ds, Rodotà è stato più volte considerato come l'uomo giusto per affrontare la situazione tanto complicata che sta attraversando il nostro Paese.
Movimento 5 Stelle e il Centrosinistra potrebbero convergere su Stefano Rodatà questo però potrà accadere se il Movimento non si ferma alla candidatura di bandiera rappresentata dalla Gabanelli e la Sinistra non decida di cadere nella trappola berlusconiana.

Renzi spacca il Pd e dialoga con Berlusconi

Matteo Renzi contro tutti e tutti contro Matteo Renzi. Questa è la scena che si sta vivendo all'interno del Pd che appare, sempre più, un partito pronto a scoppiare.
L'escalation di attacchi del Sindaco di Firenze nei confronti dei compagni del suo partito è giunta ad un punto tale da far intravvedere ad Enrico Letta, vicesegretario del Pd, lo spettro della scissione. Esternazioni quelle di Renzi, pesanti che non risparmiano nessuno. Bersani bersaglio prediletto, fino ad arrivare agli ultimi attacchi che vede come destinatari la Finocchiaro e Marini che vengono definiti da Renzi impresentabili per la corsa al Quirinale.
Le risposte non si son fatte attendere. Pier Luigi Bersani lo ha definito "arrogante" e la senatrice Anna Finocchiaro ha per il Sindaco parole ancora più dure bollando come miserabili le parole usate verso di lei da Matteo Renzi.
Una situazione esplosiva che spinge il Pdl a sfrugugliare nelle divisioni del fronte avversario tanto da far dire a più d'uno dei berluscones che Bersani non rappresenta più tutto il Pd e che quindi non vale la pena continuare a confrontarsi con lui per districare le matasse del Quirinale, prima, e di Palazzo Chigi, dopo.
Ed ecco che Berlusconi e Renzi si incontrano.
L'occasione è data dal festeggiamento del centenario della Barilla, a Parma.
Matteo Renzi, accompagnato dai fedelissimi parlamentari fiorentini Francesco Bonifazi e Dario Nardella, è arrivato poco prima delle 20, ha incontrato Silvio Berlusconi il quale ha rotto il ghiaccio con una battuta sulla statura di Renzi. I due si sono appartati, il sindaco di Firenze ha perfino fatto uscire della stanza anche i suoi parlamentari per poter dialogare riservatamente.
E' facile pensare che i temi caldi del confronto siano stati  Colle e sul governo. E' sempre più chiara la strada del rottamatore fiorentino, spaccare il Pd e trovare una sponda con il Pdl. Intanto sulla rete gira una battuta: "Cosa avrà detto Renzi a Berlusconi?" - "Missione compiuta"!
 

lunedì 15 aprile 2013

Emergenza ammortizatori sociali, sindacati in piazza

Dopo gli Esodati, prodotti dalla Riforma pensionistica voluta dalla Ministra Fornero, l'Italia rischia di dover far fronte ad un nuovo dramma sociale: i Cassaintegrati senza alcun reddito. 
Domani, martedì 16 aprile alle ore 9.30 Cgil, Cisl e Uil manifestano davanti Montecitorio per rivendicare adeguati finanziamenti per gli ammortizzatori in deroga. In Italia c'è un vero e proprio allarme ammortizzatori sociali. A marzo è esplosa la richiesta di Cassa integrazione guadagni: con poco meno di 100 milioni di ore registrate, la cassa integrazione è cresciuta in tutti i suoi segmenti su base mensile e annua
L'allarme lanciato dai sindacati è quello da far venire i brividi: nei prossimi mesi circa 500mila persone rischiano di restare senza reddito: le risorse per finanziare gli ammortizzatori in deroga stanno per finire e le risorse stanziate dalla legge di stabilità per il 2013 sono “palesemente insufficienti”.
Da qui la mobilitazione per sollecitare al Governo in carica ed al nuovo Parlamento il finanziamento della Cassa integrazione in deroga. Serve circa 1 miliardo di euro. “Così come si sono trovati, giustamente, i soldi per i crediti vantati dalle imprese verso la Pubblica Amministrazione, - dichiarano i sindacati - si devono trovare i soldi per garantire continuità di reddito a chi è in CIG o è stato già licenziato”.
CGIL, CISL e UIL chiedono, quindi, al Governo di istituire entro aprile una 'cabina di crisi' presso la Presidenza del Consiglio per condividere l'entità della cifra da stanziare, in modo da sottoporla senza indugio al Parlamento, e chiedono ai gruppi parlamentari presenti nel nuovo Parlamento di sostenere questa giusta richiesta. Al contempo la 'cabina di crisi' potrà utilmente elaborare previsioni per le risorse necessarie per gli anni prossimi, al fine di evitare il ripetersi dei drammi attuali. Infine, ai cittadini CGIL, CISL e UIL chiedono di sostenere le richieste avanzate per evitare un nuovo dramma sociale.

domenica 14 aprile 2013

I saggi di Papa Francesco

Ora anche il Vaticano ha i suoi saggi, per riformare la Curia Romana ed essere aiutato nel governo della Chiesa mondiale, Papa Francesco si affida ad una commissione di saggi.
Si tratta di otto cardinali più un vescovo-segretario, che avranno un ruolo "consultivo e non decisionale". Francesco dà quindi seguito a quanto deciso durante le Congregazioni generali pre-conclave. Si tratta in effetti di una prima rivoluzione, il gruppo chiamato ad assistere il pontefice nel governo della Chiesa universale deve anche studiare un progetto di revisione della Costituzione Apostolica Pastor bonus sulla Curia Romana.
Solo due Papi, prima di Francesco, hanno avuto il coraggio di riformare la potente Curia Romana, si tratta di Giovanni Paolo II e Paolo VI e la scelta assai repentina del Pontefice argentino, fatta ad un mese dalla sua elezione, indica che non si può attendere ulteriormente a riformare tutta la macchina curiale, cominciando a tagliare molti dicasteri vaticani.
Oltre alla riforma della Curia Romana, Papa Francesco vuole introdurre una nuova “forma di governo” della Chiesa universale e trovare, di concerto con i saggi, le indicazioni per ridisegnare l'assetto del potere vaticano.
Chi sono i saggi vaticani? Si tratta di un gruppo di porporati che rappresenta i cinque continenti. C'è infatti l'italiano Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato vaticano, e poi ci sono Francisco Javier Errázuriz Ossa, arcivescovo emerito di Santiago del Cile ed ex presidente del Consiglio Episcopale Latino Americano; Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay; Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga; Laurent Monsengwo Pasinya, arcivescovo di Kinshasa; il cappuccino Patrick O'Malley, arcivescovo di Boston; George Pell, arcivescovo di Sidney. Il coordinamento del gruppo è affidato all'honduregno Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga, salesiano e arcivescovo di Tegucigalpa, uno dei grandi elettori del Papa argentino un mese fa.
Il presule scelto come segretario della commissione è monsignor Marcello Semeraro, vescovo di Albano ed in passato collaboratore di Bergoglio.
La convocazione della prima riunione della commissione + prevista per i giorni dall'1 al 3 ottobre, anche se il Papa è sin da ora in contatto con i suoi cardinali consiglieri.

venerdì 12 aprile 2013

Fabrizio Barca, "Il partito che vorrei". Video-intervista

"Il partito di Barca", "Il partito che vorrei". Tra sinistra, crescita economica, lavoro i partiti e la riforma della "macchina dello Stato"si muove il manifesto di Fabrizio Barca, illustrato questa mattina a Rainews24 nell'intervista, divisa in due parti, al direttore Monica Maggioni


Landini incontra Barca, "Serve un partito del lavoro"

"Serve un partito del lavoro, nel senso che è troppo tempo ormai che la politica non lo rappresenta più". In questa frase di Maurizio Landini, Segretario Generale della Fiom Cgil, sta il senso di un incontro fatto ieri mattina in un bar di Roma con il Ministro della Coesione territoriale, Fabrizio Barca.
Quindi mentre Pier Luigi Bersani è  alle prese con le polemiche interne e gli incontri per il Quirinale con Berlusconi, Maroni, grillini e altre forze politiche, Barca e Landini sono impegnati a discutere della sinistra che verra’.

mercoledì 10 aprile 2013

Camusso, finanziare subito la Cassa in deroga e premi alle aziende che assumono

Susanna Camusso, Segretario Generale della Cgil, in una intervista rilasciata a "la Repubblica", pubblicata l'8aprile, illustra i suoi punti e quelli del sindacato di Corso Italia per il rilancio e lo sviluppo del Paese. Rifinanziamento della Cassa in deroga; premio alle imprese che creano posti di lavoro; abolizione di quella parte dell'Irap che tassa le imprese in base al numero dei dipendenti; riduzione della fiscalità sui dipendenti, interventi sul fiscal drag e sugli investimenti.

Il rottamato ed il rottamatore, D'Alema e Renzi si incontrano

Alla fine il rottamato, Massimo D’Alema, ed il rottamatore, Matteo Renzi, si potrebbero incontrare.
Dopo essersi fatti una guerra senza confini che aveva portato D'Alema, durante le primarie, a dire "Se Renzi dovesse vincerle, io tornerò a fare politica attiva", adesso parte la pacificazione segnata da un obbiettivo comune: affossare Bersani ed andare verso n governo di larghe intese.

lunedì 8 aprile 2013

Lavoro, oltre un milione di licenziamenti nel 2012. Il sindacato si mobilita

Nessuno si è ancora dimenticato il milione di nuovi posti di lavoro promessi da Berlusconi qualche campagna elettorale fa, quella promessa non fu mai attuata, anzi.
Oggi ci troviamo a parlare si di un milione di posti di lavoro, non nuovi purtroppo, bensì di quelli che nel 2012 si sono persi per licenziamento.

venerdì 5 aprile 2013

Il dopo Bersani nel PD è iniziato tra Renzi, Barca e Vendola

Quello che sta accadendo in queste ore attorno al PD sta a signiricare che la sfida è partita! Obiettivo, prendersi il partito. In quest'ottica vanno letti l'attacco mediatico sferrato da Matteo Renzi, le iniziative del Ministro Fabrizio Barca e l'idea di Nichi Vendola di far confluire nel Partito Democratico il proprio partito, Sinistra Ecologia e Libertà.
Si ha la sensazione che quello che dovrà venire sarà un congresso assolutamente dirimente per il maggiore partito della sinistra. Ma andiamo per ordine.

giovedì 4 aprile 2013

Movimento 5 Stelle, qualcuno dice no!

Mentre Beppe Grillo da suo blog lancia l'editto nel quale si dice che chi ha votato il Movimento e vuole l'accordo con il Pd ha sbagliato a votare, c'è qualcuno tra gli eletti grillini che lancia un messaggio chiaro al comico: "Noi parlamentari non siamo automi, e nemmeno bambini. Nessuno ci può svuotare della nostra personalità politica, diversamente diventiamo schiavi di un manovratore".

Matteo Renzi all'attacco, "Subito al voto, io sono pronto"

Sceglie la platea della Cgil della sua città. Il Sindaco di Firenze, Matteo Renzi, torna a sfidare il Pd bersaniano e dice "Basta perdite di tempo, si faccia un governo stabile oppure si vada al voto a giugno. Io sono pronto a partecipare alle primarie". E poco importa se il tempo da qui a giugno è stretto, "Se si vuole, le primarie si riescono ad organizzare". Se si vuole appunto.

mercoledì 3 aprile 2013

Crimi portavoce declassato, da 5 stelle a mezza pensione

Povero Crimi, questo non è il suo momento. E si vede. Tra gaffe, correzioni e smentite non gliene va bene una.
Lo abbiamo visto prendere in giro il Presidente Napolitano, "Lo abbiamo tenuto sveglio", disse subito dopo le consultazioni, e poi è stato beccato lui a dormire negli scranni di Montecitorio.

Cacciari, caro Pd il governissimo è una trappola

Per il professor Massimo Cacciari, ex Sindaco di Venezia, l'esperienza dei saggi nominati da Napolitano ha solo un senso, quello di “un governo che abbia l’appoggio sia del Pd che del Pdl. Le persone che sono state scelte non sono dei saggi, ma degli esponenti politici a tutti gli effetti. Di centrodestra e di centrosinistra”.