Pietro Occhiuto

Pietro Occhiuto

mercoledì 24 aprile 2013

Governissimo e chi nel Pd non ci sta, va fuori. Con la benedizione di Napolitano

Napolitano le ha annunciate velocissime e così sono state. Forzando allo stremo le procedure costituzionali, Re Giorgio si appresta a dare l'incarico. La scelta dovrebbe ricadere su Amato visto che Berlusconi non ha lasciato nessun margine di trattativa su altri nomi. Berlusconi, già. E' lui che sta dettando (per l'ennesima volta) i tempi e i temi dell'agenda politica. Il Pd si adegua.
Consultazioni velocissime, proprio come i riposizionamenti all'inteno del Pd.
Fino all'altro ieri il Partito Democratico aveva detto no al governissimo e, nell'arco di poche ore, si compie una virata a 180 gradi e ci si arrende a Napolitano e Berlusconi. Hai voglia a dire che si è alternativi al Pdl, col Pdl si è governato - prendendosi tutte le responsabilità - durante il Governo Monti, col Pdl si governerà nei prossimi mesi per completare l'agenda Monti. 
La Direzione nazionale del Partito Democratico ha infatti votato ieri un ordine del giorno che sancisce la resa completa a Napolitano nel formare un governo di larghe intese. Dopo un dibattito acceso i contrari all’ordine del giorno sono stati 7, 14 invece gli astenuti. Su questi e su tutti coloro che dovessero dire no ad un governissimo si pone l'attenzione di coloro che hanno guidato, affossando Prodi e Bersani, il partito verso il governo della larghe intese."Votiamo il governo di larghe intese e chi fra noi non ci sta deve andarsene", sono le parole dette da Dario Franceschini sull’”Unità” di ieri. In quelle parole sta lo spettacolare dietrofront rispetto alla linea sostenuta fino alla settimana scorsa.
Governissimo, quindi. Forse lo spiegheranno alla base. O forse no. Come hanno lasciato inevasa la domanda fatta ieri in Direzione dalla neo governatrice del Friuli, Debora Serracchiani. "Mi si spieghi perchè Napolitano si e Rodotà no; perchè si era detto no al Governissimo e si è invece andati verso un accordo con Berlusconi su Marini". Domande senza risposta come senza risposta saranno le speranze che il popolo di centrosinistra aveva riposto nel voto di febbraio. Si era votato per il cambiamento e ci si ritrova con lo stesso Presidente della Repubblica e con la stessa maggioranza che aveva chiuso la precedente legislatura.
Il dramma o meglio, lo psicodramma democratico è quello di doversi ritrovare al governo con Gasparri, Brunetta e Gelmini. Auguri.
Infine una domanda - anche questa rimarrà senza risposta - perchè la maggioranza col Pdl nata nel novembre 2011 debba dare risultati migliori di quelli già severamente giudicati dagli elettori?

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