Pietro Occhiuto

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sabato 20 aprile 2013

Renzi ha liquidato pure Prodi

Voglio usare il testo di un tweet del Direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, per fare il titolo di questo post.
Quella di ieri è stata la giornata del suicidio di massa del Partito Democratico. Uno dopo l'altro sono caduti come dei birilli prima Prodi e poi Bindi e Bersani. Un partito che, per quanto riguarda il suo gruppo dirigente di primo livello, non esiste più.
Ma perchè sarebbe stato Renzi a liquidare pure Prodi? I sospetti sono tanti.
Matteo Renzi è stato il primo, immediatamente dopo lo spoglio, con un tempismo assolutamente eccessivo, a sentenziare la caduta della candidatura di Romano Prodi. C'è un vecchio detto popolare che dice che la prima gallina che canta è quella che ha fatto l'uovo. Sul suo profilo Facebook, il Sindaco di Firenze, ha quindi descritto i lineamenti ideali del prossimo presidente della Repubblica. Una persona “esperta e competente”, con “caratura internazionale e senso dello Stato”. Manca solo il nome: Massimo D’Alema, che il sindaco di Firenze ha incontrato a Palazzo Vecchio nei giorni scorsi.
Subito dopo quell'incontro, tra il rottamato ed il rottamatore, è nata un'alleanza tra il fronte dalemiano e quello renziano che ha portato a far cadere, una dopo l'altra, le proposte di Bersani e con esse anche lo stesso Segretario.
Senza più Prodi e con un Bersani dimissionario, anzi dimissionato dalle guerre intestine del partito, è più facile riaprire un dialogo con il Pdl. Sul nome stesso di D’Alema che nei giorni scorsi aveva definito il sindaco di Firenze, "Intelligente e risorsa per il futuro”.
E qui torna quello che Renzi scrive nel suo post su Facebook: “Il Quirinale richiede per definizione una persona esperta e competente. Lasciatevelo dire da rottamatore, il Quirinale non si trova il candidato ‘nuovo’. Il Presidente della Repubblica deve avere caratura internazionale e senso dello stato”. D’Alema appunto. Non certo candidati nuovi. Ma esperti, competenti e di caratura internazionale.

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