Pietro Occhiuto

Pietro Occhiuto

lunedì 22 aprile 2013

Sinistra, anno zero

L'elezione di Giorgio Napolitano al suo secondo mandato da Presidente della Repubblica e tutto ciò che è capitato nelle ultime settimane ha mostrato tutti i limiti dei partiti ed ha rafforzato quell'antipolitica che ha prodotto il fenomeno Grillo.
L'incapacità dei partiti si è mostrata enorme, come enorme e fragorosa e la caduta verticale dell'autorevolezza del Parlamento che si è mostrato inadeguato a trovare mediazioni e si è dovuto genuflettere di fronte a Napolitano supplicandone una disponibilità a tornare in campo.
Grossa responsabilità in tutto questo è da additare al Partito Democratico che dalla partita del Quirinale ne è uscito con le ossa rotte.
Il Pd ormai non è più un partito, forse sono due, forse di più, forse non è mai stato uno dove al suo interno convivono ancora due grandi filoni culturali, politici che mai sono riusciti a coagularsi. Una fusione a freddo mai riuscita e che negli ultimi giorni ha mostrato tutta la sua inadeguatezza.
Ed oggi è un soggetto politico che non ha un gruppo dirigente degno di questo nome e per di più privo di un leader.
Tensioni e fratture che possono acuirsi sulla formazione del nuovo governo perchè, se l'elezione di Napolitano è il preludio per un governo di larghe intese che preveda una maggioranza che sia la riedizione del governo Monti, il Pd va apertamente contro la volontà dei suoi elettori, tradendo un mandato che parlava di politiche di cambiamento rispetto a quelle adottate dai governi Berlusconi prima e Monti dopo.
Se la tua base ti dice con il voto: voglio che tu abbia l'incarico a governare il Paese in alternativa al centrodestra e tu vai a governare insieme al centrodestra qualche problema lo crea.
Anche su come uscire da questo scenario horror ci sono, all'interno del partito visioni diverse: alcuni chiedono un congresso immediato per verificare se esistono i presupposti per un rilancio, altri sostengono che si deve fare più tardi. E mentre a Roma si discute sul territorio, da più parti, dal sud al nord, i giovani occupano le sedi del partito e si registrano episodi sempre più frequenti da parte degli iscritti di tessere che vengono restituite o addirittura strappate.
Un dato comunque è vero e cioè l'assenza di una chiara linea politica porta all'allontanamento degli iscritti e degli elettori. Si andrebbe verso una dissolvenza del partito.
Ed è proprio questo spazio che deve essere colmato, quel luogo della sinistra (e non centrosinistra) moderna, moderata, riformista che vuole assolutamente governare. Uno spazio che il Partito Democratico non ha mai saputo riempire. Un formazione di sinistra, che non sia necessariamente “un'altra” ma “nuova”, che parta formando i propri convincimenti, che abbia un legame profondo e quotidiano con il territorio, che torni ad occuparsi di lavoro e dove i nomi non siano slegati dai disegni e dai progetti che riesce ad elaborare.
Porre le basi quindi per un soggetto politico, che può essere lo stesso Pd, che deve avere un visibile e non equivoco profilo di sinistra. Riformista, moderato, ma di sinistra.
Tutto ciò che non è stato finora il Partito Democratico.

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