Pietro Occhiuto

Pietro Occhiuto

venerdì 31 maggio 2013

Camusso: niente rinvii, subito la crescita

In un'intervista pubblicata sul quotidiano L'Unità la Segretaria Generale della CGIL, Susanna Camusso dice che la fine della procedura di infrazione buona notizia. I sacrifici sono stati pesanti, ora non si può più aspettare: servono risorse. Di seguito il testo dell'intervista.
«Il presidente Letta ha fatto bene a ringraziare i cittadini che con i loro sacrifici hanno consentito all'Italia di uscire dalla procedura d'infrazione, però si è dimenticato di indicare i responsabili che ci hanno portato in questa crisi drammatica. Se si vuole cambiare strada, bisogna dire chiaramente cosa è accaduto altrimenti c'è una rimozione del passato che non va bene. Berlusconi e Monti, con le loro diverse responsabilità, ci hanno cacciato in questi guai, il duro impegno degli italiani ha consentito di salvare il Paese». Susanna Camusso, leader della CGIL, è convinta che l'Italia deve ripartire subito, che bisogna mettere in atto tutte le politiche possibili per risollevare l'economia, per sostenere l'industria, per creare occupazione. Ma è necessario fare i conti con il passato, con gli errori dei governi, con le vocazioni di alcuni alla rottura delle relazioni con le parti sociali, con una filosofia che ha operato per dividere, per colpire i soliti. «Berlusconi ha negato per anni l'esistenza della crisi, diceva che i ristoranti erano pieni. Monti si è accanito contro i lavoratori e i pensionati, ci ha portato in una recessione nera, ha negato i rapporti con i sindacati. Sono cose che non si dimenticano» sostiene il segretario della CGIL.
Camusso, siamo stati promossi dall'Europa. È soddisfatta? «Prima di tutto bisogna riconoscere il merito delle famiglie, dei pensionati, dei lavoratori che in questo Paese fanno sempre il loro dovere mentre c'è gente che anche con la crisi si è arricchita e continua a non pagare le tasse. Ho appena incontrato il presidente del Parlamento europeo Martin Schultz, ha riconosciuto il prezzo doloroso pagato dai ceti più deboli in questa crisi e la necessità di una maggiore giustizia sociale in Europa. È bene che non si dimentichino le responsabilità del passato perché dobbiamo evitare di ripetere gli stessi drammatici errori».
Cosa cambia per l'Italia con la fine della procedura d'infrazione? «È una buona notizia. Mi pare che anche nelle raccomandazioni della Commissione Ue ci siano toni e parole diverse, non si parla solo di tagli e rigore, ma anche di crescita, di lavoro, di favorire i flussi di credito verso l'economia, di istruzione, di centri di impiego pubblico. Tira un'aria differente, mi pare che ci sia la consapevolezza di mettere la crescita al centro dell'azione politica europea».
Letta e Saccomanni, comunque, hanno detto che gli spazi di manovra si apriranno solo nel 2014. «Io dico, invece, che non possiamo aspettare, non ce la facciamo più. Non ce la fanno le aziende, non tiene il tessuto industriale, soffrono i lavoratori, i giovani e le donne. Il governo deve usare subito quello che ha a disposizione Letta suoni la sveglia. Dobbiamo usare e bene i fondi strutturali europei, le opportunità di "garanzia giovani", impieghiamo gli investimenti cosiddetti "cantierabili" che possono dare un po' di fiato. E poi riscopriamo, dopo un periodo di strano disinteresse, la lotta per la legalità, contro l'evasione fiscale e il lavoro sommerso. Anche da una seria battaglia etica, da uno sforzo per una migliore convivenza civile possono derivare nuove risorse da investire ».
C'è qualche "tesoretto" da impiegare? «Non mi faccio illusioni e non cerco scorciatoie. Non abbiamo un tesoro da spendere, ma abbiamo l'urgenza di far ripartire l'economia. Dobbiamo trovare i fondi, cercare nuovi spazi di manovra in Europa ora che non siamo più sotto tutela, spingere il sistema del credito a sostenere le imprese. C'è una questione di giustizia sociale non più rinviabile che riguarda gli esodati, i disoccupati e il potere d'acquisto delle famiglie. Date le condizioni attuali le retribuzioni dei lavoratori potranno tornare ai livelli pre-crisi nel 2027. Di questo stiamo parlando».
Come giudica i primi passi del governo Letta nei rapporti con le parti sociali? «C'è un cambiamento positivo. Letta è rispettoso delle parti sociali perché pensa, come noi, che la priorità sia il lavoro. CGIL Cisl Uil gli hanno fatto presente che la riforma istituzionale non è solo una questione di architettura legislativa, ma anche di qualità dell'amministrazione e del lavoro. Da parte del governo c'è disponibilità ad ascoltare, come sul caso dei ticket, domani incontreremo il ministro Giovannini. Sento un'aria diversa rispetto al governo Monti che aveva annullato il rapporto con le parti sociali».
E l'accordo sulla rappresentanza? «Noi vogliamo l'accordo. La proposta unitaria di CGIL Cisl e Uil, rispettosa del mandato e del giudizio dei lavoratori, ha un valore fondamentale perché finalizzata a riconoscere gli interessi delle parti, a rafforzare la democrazia, con la trasparenza e la certificazione del voto dei lavoratori».
Ci sono due grandi sfide industriali: il caso Ilva e la Fiat americana. «Sull'Uva mi aspetto che ci sia una presa di coscienza generale: non è solo uno stabilimento, non è solo il 40% della produzione siderurgica nazionale, ma è il motore stesso di larga parte dell'industria italiana. Non possiamo perdere l'Ilva. Vanno garantite continuità aziendale, produzione e occupazione nel rispetto dell'Autorizzazione Integrata Ambientale. Il commissariamento, o un intervento di garanzia per la continuità, può essere la strada da seguire oggi. Ma più in generale è necessario un intervento organico di politica industriale, con una chiara regia pubblica. Solo così l'industria può risalire la china».
E la Fiat? «Non mi sorprende che stia pensando all'America. La CGIL aveva lanciato l'allarme molto tempo fa, mi presi dure critiche per aver definito Marchionne un pessimo ambasciatore dell'Italia. Che sposti la testa altrove mi pare davvero un brutto segnale».
Le chiedo, infine, un ricordo di Franca Rame. «La sua scomparsa è un vero dolore. Ci sono mille ricordi che si accavallano. Ma la cosa più bella è questa: noi sapevamo che lei c'era. Nelle battaglie, nelle lotte, nei momenti difficili, lei c'era. C'è sempre stata».

giovedì 30 maggio 2013

Il ricatto del Pdl sulla Riforma Costituzionale

"Quando si passa dalle parole ai fatti, scoppia il casino", queste chiare parole pronunciate dal deputato Pd, Roberto Giachetti, descrivono la situazione all'interno del Partito Democratico che non riesce a rinsaldarsi.
C'è sempre una parte del partito a cui le intese con il Pdl, per quanto larghe che siano, vanno sempre più strette. C'è sempre quella parte del partito che si ribella al ricatto continuo che il Pdl esercita sul governo e, di conseguenza, sul Pd. Ogniqualvolta c'è uno del Partito Democratico che prova a dire qualcosa di inviso al Pdl, c'è sempre il Brunetta di turno che prefigura la crisi di governo. Ed il Pd segue, come finora ha sempre seguito, i ricatti e i diktat di Silvio Berlusconi.
L'ennesima riprova di tutto ciò si appunto vista ieri in merito alla riforma della legge elettorale.
Ieri la Camera ha respinto la mozione presentata dal democratico Giachetti che prevedeva l'abrogazione del Porcellum ed il ritorno al Mattarellum. Attorno alla proposta, che chiaramente voleva affossare l'accordo tra Pd e Pdl sul rinvio di tale questione alla discussione più generale della riforma costituzionale, si sono coagulati una trentina di deputati Pd, i Cinque Stelle e Sel. I voti contrari sono stati 415, i favorevoli 139. Lo stesso Pd quindi ha affossato la mozione Giachetti preferendo seguire il ricatto del Pdl che del Porcellum, dopo averlo ingegnato, non se ne vuole disfare. Pertanto ieri Enrico Letta è andato al Senato per chiedere al Parlamento di essere autorizzato a presentare un progetto di riforma costituzionale con dentro anche la riforma della legge elettorale aprendo, però, un precedente di non poco conto.
La riforma della Costituzione è materia esclusiva del Parlamento, chiedere al Parlamento di delegare al Governo un progetto di riforma introduce un preoccupante elemento di novità. E comunque anche in questa proposta che il Premier Letta ha fatto alle Camere si vede tutto lo zampino, se non qualcosa di più grosso, del Pdl il quale ha timore che sulle materie della riforma costituzionale, in Parlamento, si possano trovare maggioranze a geometrie variabili. Berlusconi in tal modo cerca di blindare la discussione parlamentare tanto più che nel progetto presentato da Letta si stabilisce un nesso tra il buon esito delle riforme costituzionali e, a valle, l’eventuale e conseguente riforma delle legge elettorale.
Il rischio di una stabilizzazione del Porcellum è fortemente concreto anche se tutti hanno solennemente manifestato la volontà a cancellarlo.
Guglielmo Epifani, neo Segretario del Pd, ieri alla Camera ha urlato con determinazione la volontà del Pd a modificare la legge elettorale: "Alle prossime elezioni, sappiate, non si voterà con il Porcellum", ha intimato rivolto al Pdl. Epifani però sa anche che se il Partito Democratico non smette di seguire il Pdl la cancellazione del Porcellum sarà poco probabile.

Ciao Franca!

Una vita dedicata al teatro, ma anche all'impegno politico e civile al fianco del marito Dario Fo.
In una lettera Franca Rame scrisse: "Penso anche al mio funerale e qui, sorrido. Donne, tante donne, tutte quelle che ho aiutato, che mi sono state vicino, amiche e anche nemiche…vestite di rosso che cantano Bella ciao”.
L'Italia perde una protagonista del panorama culturale. Si spegne un'altra delle voci libere e belle di questo Paese.
Franca Rame si è spenta oggi all'età di 84 anni: nell'aprile 2012, un ictus, che l'aveva costretta ad un ricovero d'urgenza al Policlinico di Milano.
Una donna e un'artista straordinaria. La nostra coscienza civile e democratica deve molto alle storie raccontate, recitate, scritte da Franca Rame. Il suo femminismo fu anche la personale testimonianza della violenza aberrante del potere. “Ma quello che vorrei continuare a dire alle donne, anche dopo la mia morte, è di non perdere mai il rispetto di se stesse, di avere dignità. Sempre. Ripensando alla mia vita non ho mai permesso che mi si mancasse di rispetto”. Questa è la frase testamento di Franca Rame.
L'Italia perde un grande punto di riferimento.

martedì 28 maggio 2013

Femminicidio: la Camera ratifica la Convenzione di Istanbul.

La violenza sulle donne è violazione dei diritti umani. Con 545 voti a favore su 545, la Camera dei deputati approva il ddl che contrasta ogni forma di violenza sulle donne. Adesso  passa al Senato per l'approvazione definitiva, ratificando la Convenzione di Istanbul.
La ratifica della Camera avviene proprio nel giorno in cui a Corigliano Calabro si celebrano i funerali di Fabiana Luzzi, la quindicenne uccisa brutalmente dal suo fidanzato. Questa concomitanza fra i funerali della ragazza calabrese ed il voto sulla Convenzione è altamente simbolica, l'approvazione di questa straordinaria norma avviene proprio nel momento più drammatico della violenza sulle donne.
L'Aula della Camera ha dunque dato il via libera unanime alla ratifica della Convenzione del Consiglio d'Europa su "prevenzione e lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica", siglata a Istanbul l'11 maggio 2011.
L'Italia è la quinta nazione a ratificarla dopo Montenegro, Albania, Turchia e Portogallo. Perché sia applicato dovrà essere sottoscritto da almeno 10 Stati, di cui almeno 8 del Consiglio d'Europa.
Si tratta del primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che crea un quadro giuridico completo per proteggere le donne contro qualsiasi forma di violenza.
La Convenzione prevede il contrasto ad ogni forma di violenza, fisica e psicologica sulle donne, dallo stupro allo stalking, dai matrimoni forzati alle mutilazioni genitali e l'impegno a tutti i livelli sulla prevenzione, eliminando ogni forma di discriminazione e promuovendo "la concreta parità tra i sessi, rafforzando l'autonomia e l'autodeterminazione delle donne".
E' un'importante passo in avanti per il contrasto a quella che sta sempre più diventando una piaga della nostra società, il femminicidio.
Alla violenza sulle donne non ci si può e non si deve mai fare l'abitudine.

Il voto alle Amministrative boccia il Governo delle larghe intese

I dati delle elezioni amministrative ci consentono di fare alcune analisi sulle quali vale la pena ragionarci: chi effettivamente ha vinto è il partito del non voto. I numeri dell'astensione sono davvero drammatici, quattro italiani su dieci ha preferito non recarsi alle urne e nella Capitale la metà dell'elettorato è rimasto a casa. Evento mai finora accaduto.
Altro elemento consegnatoci dalle elezioni è dato dall'arretramento del Movimento 5 stelle. Gli elettori hanno condannato il fatto di non aver consentito un governo di cambiamento e di avere riconsegnato l'Italia a Berlusconi. Come dire, se fino ad ora i deputati e senatori del M5S, hanno discusso in Parlamento quasi esclusivamente se dimezzarsi la diaria, gli italiani, intanto che loro pensano, gli hanno dimezzato i voti.
Con la debacle dei grillini si riafferma a livello locale il bipolarismo Centrosinistra-Centrodestra, dove infatti si va al ballottaggio questo avviene tra Centrosinistra e Centrodestra. Mai il Movimento 5 Stelle. Con il Centrodestra che perde consenso anche nelle roccaforti pidielline e leghiste.
Infine, il voto di ieri boccia il Governo delle larghe intese. Proprio su quest'ultimo concetto val la pena soffermarsi.
Sono molti i giornali, a partire dal Corriere della Sera, che leggono nel risultato elettorale di ieri un rafforzamento del governo delle larghe intese. Una lettura davvero ardita perchè l'elevato astensionismo che si è registrato è un dato clamoroso che segnala il profondo disincanto nei confronti dei partiti. Una buonissima parte degli elettori non è andata a votare perchè è poco credibile quella politica che sul territorio si divide ed è in contrapposizione mentre al governo del Paese si riunifica.
Quegli elettori si sono astenuti proprio perché ha visto governare insieme due coalizioni contrapposte. Non si crede più al paradosso creato dal governo delle larghe intese.
Chi interpreta il voto di ieri come favorevole al governo di larghe intese sta facendo un'enorme errore di valutazione.
E poi, se la vogliamo dire tutta. a Roma si è registrata l'affermazione di Ignazio Marino, che da senatore aveva votato per Rodotà come Presidente della Repubblica e la fiducia al governo delle larghe intese non l’ha mica votata. Significherà qualcosa?


lunedì 27 maggio 2013

L'Europa promuove l'Italia ma detta condizioni pesanti

L'Ansa batte la notizia mentre sette milioni di italiani sono chiamati al voto (anche se la maggior parte di questi ha preferito non andare a votare): la Commissione europea promuove l'Italia e chiude la procedura di deficit eccessivo.
Questo vorrebbe dire che il nostro Paese avrebbe a disposizione per il biennio 2013-2014 un tesoretto di 20 miliardi di Euro che potrebbero essere spesi per il rilancio del Paese, anche se la maggior parte delle risorse disponibili sono già impegnate.
Proprio sul dove indirizzare tali somme si sta aprendo una disputa all'interno del Governo: da un lato c'è il premier Enrico Letta che spinge per destinare buona parte del tesoretto per finanziare il piano occupazione del quale da tempo sta parlando il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini. In particolare sul problema del lavoro ai giovani, Letta ha anche scritto una lettera al presidente della Commissione Ue, Van Rompuy, per sollecitare un'accelerazione dell'iniziativa sulla disoccupazione giovanile: "Bisogna erogare i primi fondi sin dall'inizio dell'anno prossimo – scrive Letta - altrimenti si dà fiato ai movimenti populisti ed antieuropeisti". Quindi da un lato Letta ed il Pd spinge per finanziare l'occupazione dall'altro invece Angelino Alfano e tutto il Pdl chiede di utilizzare quelle risorse per cancellare l'Imu sulla prima casa, tutte anche quelle di lusso, e non alzare l'Iva. Il Pdl vede nella chiusura della procedura di deficit eccessivo l'occasione per dare consistenza alle promesse fatte in campagna elettorale.
E qui si aprono le frizioni all'interno della compagine governativa. E’ bastato che il segretario del Pd, Guglielmo Epifani, facesse presente che la coperta e corta e se si deve scegliere fra abolizione dell’Imu e congelamento dell’Iva non avrebbe dubbi: l’Imu dovrebbero pagarla chi ha disponibilità di reddito che si è alzato il fuoco di sbarramento del Pdl che della cancellazione dell'Imu ne ha fatto un totem inviolabile.
E comunque l'UE questi soldi non li da gratis, chiede il proseguimento dell'azione di "consolidamento" del bilancio, portare avanti quel processo di riforme ritenuto essenziale per ridare slancio alla crescita del Paese e quindi anche all'occupazione, rendere molto più efficiente la macchina della pubblica amministrazione per alleggerire il sistema produttivo di una zavorra che troppo spesso ne condiziona l'attività e lo sviluppo. Ed infine chiede anche all'Italia di intervenire per rendere più efficace e produttivo il sistema bancario nazionale.
Ma la richiesta più pesante della Commissione Europea viene fatta sul versante del lavoro. L'UE sferra un pesante attacco alla contrattazione nazionale intervenendo a gamba tesa sul confronto che c'è in atto tra Governo e parti sociali.
Per Bruxelles la riforma Fornero, non solo è valida, ma va anche rafforzata. L'UE chiede di insistere  su una maggiore flessibilità del mercato del lavoro mettendo l'accento sull'opportunità di una contrattazione contrattuale maggiormente incentrata sul livello aziendale che non su quello nazionale. Parallelamente, secondo la Commissione, le politiche per la formazione dei lavoratori dovrebbero essere più attente e vicine alle reali esigenze del mercato del lavoro. La riduzione della pressione fiscale sul lavoro e sulle imprese nonché una maggiore apertura alla concorrenza del mercato dei servizi sono le altre due 'raccomandazioni' che completano il pacchetto messo a punto dalla Commissione.
Condizioni pesanti che fanno già preoccupare. Ogni qualvolta che la Commissione europea usa la parola “ riforma” vengono i brividi. Le riforme volute dall'Europa, messe in atto dai governi Berlusconi e Monti, hanno fatto pagare il prezzo più alto della crisi ai lavoratori e alle fasce sociali più deboli. Letta trovi il coraggio, creando una sponda con il Presidente francese Hollande, per imporre all'Europa l'uscita dalle politiche di austerity.

domenica 26 maggio 2013

La breccia di Davide, 17enne, gay, che vuole solo esistere. L'omofobia diventi reato

In una lettera pubblicata ieri da Repubblica, Davide Tancredi, un ragazzo di 17 anni gay, lancia il suo grido d'allarme:
CARO direttore, questa lettera è, forse, la mia unica alternativa al suicidio.
Ciò che mi ha spinto a scrivere è la notizia di un gesto avvenuto nella cattedrale parigina. Un uomo, un esponente di destra, si è tolto la vita in modo eclatante sugli scalini della famosa chiesa per manifestare il proprio disappunto contro la legge per i matrimoni gay deliberata dall'Assemblea Nazionale francese.
Nonostante gli insegnamenti dalla morale cristiana, io ritengo che il suicidio sia un gesto rispettabile: una persona che arriva a privarsi del bene più prezioso in nome di una cosa in cui crede, merita molta stima e riguardo; ma neppure questa considerazione riesce a posizionare sotto una luce favorevole quello che mi appare come il gesto vano di un folle. La vita degli altri continua anche dopo la fine della nostra. Siamo destinati a scomparire, anche se abbiamo riscritto i libri di storia. Morire per opporsi all'evolversi di una società che tenta di diventare più civile è ottusità e evidente sopravvalutazione delle proprie forze.
Il Parlamento italiano riscontrando l'epico passo del suo omologo d'oltralpe ha subito dichiarato di mettersi in linea per i diritti di tutti. Una promessa ben più vana del gesto di un folle. Tutti sappiamo come il nostro Paese sia l'ultimo della classe e che non ci tenga ad apparire come il più progressista. Si accontenta di imitare o, peggio ancora, finge di farlo. La cultura italiana rabbrividisce al pensiero che due persone dello stesso sesso possano amarsi: perché è contro natura, perché è contro i precetti religiosi o semplicemente perché è odio abbastanza stupido da poter essere italiano. Spesso ci si dimentica che il riconoscimento dei matrimoni omosessuali non significa necessariamente affidare a una coppia "anormale" dei bambini ma permettere a due individui che si vogliono bene di amarsi. In questo consiste il matrimonio, soprattutto nella mentalità cattolica. E allora perché quest'ostinata battaglia?
Io sono gay, ho 17 anni e questa lettera è la mia ultima alternativa al suicidio in una società troglodita, in un mondo che non mi accetta sebbene io sia nato così. Il vero coraggio non è suicidarsi alla soglia degli ottanta anni ma sopravvivere all'adolescenza con un peso del genere, con la consapevolezza di non aver fatto nulla di sbagliato se non seguire i propri sentimenti, senza vizi o depravazioni. Non a tutti è data la fortuna di nascere eterosessuali. Se ci fosse un po' meno discriminazione e un po' più di commiserazione o carità cristiana, tutti coloro che odiano smetterebbero di farlo perché loro, per qualche sconosciuta e ingiusta volontà divina, sono stati fortunati. Io non chiedo che il Parlamento si decida a redigere una legge per i matrimoni gay  -  non sono così sconsiderato  -  chiedo solo di essere ascoltato.
Un Paese che si dice civile non può abbandonare dei pezzi di sé. Non può permettersi di vivere senza una legge contro l'omofobia, un male che spinge molti ragazzi a togliersi la vita per ritrovare quella libertà che hanno perduto nel momento in cui hanno respirato per la prima volta. Non c'è nessun orrore ad essere quello che si è, il vero difetto è vivere fingendosi diversi. Noi non siamo demoni, né siamo stati toccati dal Demonio mentre eravamo in fasce, siamo solo sfortunati partecipi di un destino volubile. Ma orgogliosi di esserlo. Chiediamo solo di esistere
Davide Tancredi 
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Questa lettera apre una breccia nel mondo politico che potrà rendere possibile, finalmente, che l'omofobia diventi reato. Giancarlo Galan e Sandro Bondi, esponenti di primo piano del Pdl, prendendo spunto dalla lettera di Davide affermano: "Questa legislatura sarà l'occasione per cambiare le cose, è giunta l'ora per garantire i diritti civili". Nichi Vendola, leader di SEL, da sempre in prima fila nella battaglia sui diritti civili chiede di passare ai fatti e Paola Concia del Partito Democratico dice: " Care istituzioni, guarite da questa malattia che nega il diritto di amare".
Laura Boldrini, presidente della Camera risponde a Davide con una lettera dove si annuncia che l'omofobia diventi reato.
Caro Davide, questa lettera te l'avrei scritta comunque, anche se non fossi presidente della Camera. Ho una figlia poco più grande di te, e t'avrei scritto come madre, turbata nel profondo dal tuo grido d'allarme, dalla solitudine in cui vivi, dal peso schiacciante che devi sopportare perché "non a tutti è data la fortuna di nascere eterosessuali". Scrivo a te per stabilire un contatto, e sento il dolore di non poter più fare lo stesso con una ragazza di cui stanno parlando in queste ore i giornali. La storia di Carolina fa male al cuore e alla coscienza: ha deciso di farla finita, a 14 anni, per sottrarsi alle umiliazioni che un gruppo di piccoli maschi le aveva inflitto per settimane sui social media. E consola davvero troppo poco apprendere che ora questi ragazzini dovranno rispondere alla giustizia della loro ferocia.
Vi metto insieme, Davide, perché tu e Carolina parlate a noi genitori e ad un Paese che troppo spesso non sa ascoltare. Tu lo hai fatto, per fortuna, con le parole affilate della tua lettera. Lei lo ha fatto saltando giù dal terzo piano. Ma descrivete entrambi una società che non sa proteggere i suoi figli. Non sa proteggerli perché oppressa dal conformismo, incapace di concepire la diversità come una ricchezza per tutti e disorientata di fronte ai cambiamenti. Una società in cui - ancora nel 2013, incredibilmente - tu sei costretto a ricordare che "noi non siamo demoni, né siamo stati toccati dal Demonio mentre eravamo in fasce". A te sono bastati i tuoi pochi anni per capire che "non c'è nessun orrore ad essere quello che si è, il vero difetto è vivere fingendosi diversi". Una società che non sa proteggere i suoi ragazzi dalle violenze, vecchie e insieme nuove, come quella che ha piegato Carolina: lo squallido bullismo maschile antico di secoli, che oggi si ammanta di modernità tecnologica e con due semplici click può devastare la vita di una ragazza in modo cento volte più tremendo di quanto sapessero fare un tempo, quando io avevo la tua età, i più grevi pettegolezzi di paese.
Ti ringrazio, Davide, perché hai avuto il coraggio di chiamarci in causa, di mettere noi adulti di fronte alle nostre responsabilità. Le mie sono sì quelle di madre, ma ora soprattutto di rappresentante delle istituzioni. E ti assicuro che le tue parole ce le ricorderemo: non finiranno impastate nel tritacarne quotidiano, che ci fa sussultare di emozione per qualche minuto, e poi ci riconsegna all'indifferenza. Il compito del nostro Parlamento lo hai descritto bene tu, che pure hai molti anni in meno dell'età richiesta per entrarci: "Un Paese che si dice civile non può abbandonare dei pezzi di sé. Non può permettersi di vivere senza una legge contro l'omofobia, un male che spinge molti ragazzi a togliersi la vita". L'altro giorno, in un incontro pubblico contro la discriminazione sessuale, ho sentito ricordare il ragazzo che amava portare i pantaloni rosa, e che oggi non c'è più. A lui, a te, le nostre Camere devono questo atto di civiltà, e spero davvero che la legislatura appena iniziata possa presto sdebitarsi con voi.
Così come ritengo che sia urgente trovare il modo per crescere insieme nell'uso dei nuovi media. Le loro potenzialità sono straordinarie, possono essere e spesso sono poderosi strumenti di libertà, di emancipazione, di arricchimento culturale, di socializzazione. Ma se qualcuno li usa per far male, per sfregiare, per violentare, non possiamo chiudere gli occhi. Il problema, in questo caso, non è quello di varare nuove leggi: gli strumenti per perseguire i reati ci sono e vanno usati anche incrementando, se necessario, la cooperazione tra Stati. Ma sarebbe ipocrita non vedere la grande questione culturale che storie drammatiche come quella di Carolina ci pongono: i nostri ragazzi, al di là della loro invidiabile abilità tecnologica, fino a che punto sono consapevoli dei danni di un uso distorto dei social media? E noi adulti - le famiglie e la scuola - siamo in grado di portare dei contributi per una gestione più responsabile di questi strumenti? Vorrei che ne ragionassimo anche nei luoghi istituzionali della politica.
Hai chiesto di essere ascoltato, Davide. Se ti va, mi farebbe piacere incontrarti nei prossimi giorni alla Camera, per parlare di quello che stiamo cercando di fare. A Carolina non posso dirlo, purtroppo, ma vorrei egualmente conoscere i suoi familiari. Per condividere un po' della loro sofferenza, e perché altre famiglie la possano evitare.
Laura Boldrini 

sabato 25 maggio 2013

Don Gallo e Don Puglisi, quei preti fatti uomini che riscattano la Chiesa

Mentre la città di Genova dà l'addio al suo prete di strada, Don Andrea Gallo, ad oltre 1000 chilometri di distanza, a Palermo, Don Pino Puglisi, prete antimafia, viene proclamato beato.
Don Andrea e Don Pino, due preti "strani", due preti "scomodi", due preti che hanno scelto di farsi uomini per stare con gli ultimi e che hanno scelto di professare il vangelo senza scendere a compromessi.

Don Andrea Gallo è stato il prete dalle mille battaglie, uomo di pace che però stava nel conflitto, quello sociale, accanto agli ultimi ed ai più deboli. Uomo di pace che stava nel conflitto alimentandolo perchè non disposto a scendere a compromessi. Apprezzato da tanti atei e credenti, intellettuali e poveri, tanto che oggi a seguire il suo feretro, portato a spalla dai portuali di Genova, si ritroveranno fianco a fianco la buona società con coloro che hanno conosciuto la strada e la galera. Saranno gomito a gomito le prostitute, i trans e le donne di chiesa per dare l'addio a quel prete spesso critico nei confronti della stessa Chiesa esortandola fino in punto di morte a cambiare, a riscattarsi. Nel suo ultimo tweet, il 20 maggio, aveva scritto “Sogno una #Chiesa non separata dagli altri, che non sia sempre pronta a condannare, ma sia solidale, compagna”.

Don Pino Puglisi era il parroco di Brancaccio, una delle borgate di Palermo a più alta densità mafiosa. Don Pino fu ucciso dalla mafia il 15 settembre del 93, il giorno stesso del suo compleanno, perchè "rompeva le scatole", disse uno dei componenti del commando di fuoco che lo uccise.
Il suo rompere le scatole era frapporsi  tra vittime e carnefici, inserirsi e contrastare i disegni dei mafiosi, nei soprusi della politica complice. La sua vita è stata un'eterna interferenza contro la prepotenza degli "uomini d'onore".
Anche il messaggio che Don Pino lanciava alla sua Chiesa, con ha fatto anche Don Gallo, era quello che per svolgere appieno la sua missione la Chiesa deve sempre più spesso interferire  e frapporsi tra i prepotenti e i più deboli, tra le vittime ed i carnefici.

Ministro Carrozza: "Più investimenti sulla scuola pubblica o mi dimetto".

L'aut-aut lanciato dal Ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza è pesante: "O ci sono margini per un reinvestimento nella scuola pubblica oppure devo smettere di fare il Ministro dell'Istruzione".
Secondo la titolare del dicastero il rilancio del Paese passa attraverso uno straordinario investimento nella scuola pubblica e nell'istruzione.
Questo viene detto all'indomani dell'ultimo rapporto annuale dell'Istat che, proprio in materia, ha fotografato la situazione drammatica del Paese e lo ha fatto prendendo in esame il quadro sociale, il sistema delle imprese italiane e la situazione del mercato del lavoro nel Belpaese.
In Italia il rendimento dell’investimento in istruzione risulta ancora basso e questo che si riflette nel numero di studenti, rimasto sostanzialmente stabile intorno ai 4 milioni, pari al 41,5 per cento della popolazione di età compresa tra 15 e 29 anni.
I giovani continuano a rappresentare il segmento di popolazione più colpito dalla crisi, tanto che le opportunità di ottenere o conservare un impiego si sono significativamente ridotte.
Dal 2008 al 2012, ben 727 mila giovani hanno perso il lavoro, con una percentuale maggiore nel Sud Italia.
In pratica, nel giro di quattro anni, il tasso di disoccupazione giovanile è cresciuto di dieci punti e di ben cinque punti solo nell’ultimo, interessando maggiormente chi ha un titolo di studio più basso.
La laurea si sta rivelando lo strumento migliore contro le crescenti difficoltà del mercato del lavoro, mentre il possesso del solo diploma non garantisce più un lavoro stabile e sicuro.
In aumento anche la quota di Neet, quei giovani che non lavorano e non studiano. La percentuale è aumentata in misura maggiore degli altri paesi europei, raggiungendo il numero di due milioni e 250 mila: il 24 per cento del totale dei 15-29enni.
E' in questo contesto che interviene l'aut-aut di Maria Chiara Carrozza che vede necessario per il futuro del Paese l'investimento sulla scuola pubblica. Da qui passa l'uscita dalla condizione drammatica nella quale il Paese si trova. Bisogna puntare su un investimento nell'edilizia scolastica e sull'assunzione di "un esercito di nuovi insegnanti", condizioni necessarie per consentire il miglioramento della qualità del servizio. "Dobbiamo lavorare su questo - afferma il Ministro - altrimenti come facciamo a parlare di crescita".

L'intervento della titolare del dicastero dell'Istruzione fa parlare anche del referendum che proprio domani si terrà a Bologna sulle convenzioni comunali alle scuole materne private. Il quesito proposto recita in sostanza questo: "Per assicurare il diritto all’istruzione dei bambini che chiedono di accedere alla scuola dell’infanzia ritieni più idoneo che le risorse comunali siano utilizzate per le scuole comunali e statali o per quelle paritarie private?".
Sarebbe ora che cessino i tagli continui alla scuola pubblica, che si pensi all'istruzione come volano principale per il rilancio dell'Italia e dell'Europa, che si torni a riattivare l'ascensore sociale bloccato proprio dai mancati investimenti sulla scuola pubblica e che la scuola privata vada aiutata solo dopo aver valutato le esigenze di quella pubblica. L’interesse per la scuola pubblica è primario, e ad esso devono essere sacrificati tutti gli altri impegni, o interessi che siano.

mercoledì 22 maggio 2013

Lavoro e pensioni addio alla Riforma Fornero, nessuno la vuole piu'

E' convocato per oggi il primo round tra Governo e  parti sociali per discutere in materia di lavoro e pensioni. Un primo incontro che dovrà portare entro il mese di giugno a riformare la riforma Fornero.
Dovrebbero avere quindi le ore contate le due riforme targate Fornero su pensioni e lavoro che si sono scontrate con l'infinita recessione che sta affondando il paese. 
Oggi quelle riforme non piacciono proprio a nessuno. Anche se con opposte motivazioni, imprese, sindacati e lo stesso governo intendono superare le leggi Fornero. Non sarà facile per il governo trovare la quadra tra posizioni che all'inizio della trattativa sembrano poco conciliabili: agli industriali che chiedono più flessibilità in entrata, la Cgil e gli altri sindacati dicono che maggiore flessibilità in entrata non garantiscono maggiori assunzioni. E per il sindacato parlare di occupazione giovanile è assolutamente una priorità. E' questo il contesto nel quale si svolgerà l'incontro convocato dal ministro del Lavoro Enrico Giovannini per oggi 22 maggio alle ore 16 presso la sede di Via Veneto. Tema: "Monitoraggio del mercato del lavoro e politiche per l’occupazione giovanile". E poi c'è il drammatico problema da risolvere che si chiama esodati.
L'obiettivo del governo è ambizioso, 100mila nuovi assunti. Per raggiungerlo il Ministro Giovannini inizia il confronto con alcune idee chiare: per i contratti a termine si prevede la riduzione dell'intervallo tra un rinnovo e l'altro (abbattendo gli attuali 60-90 giorni); sulle pensioni, l'idea è anticipare l'età di tre-quattro anni con una penalizzazione proporzionale sull'assegno, proposta che dovrebbe risolvere anche la questione esodati; a questa idea si collegherebbe la cosiddetta staffetta generazionale. Si parlerà anche di come tagliare le tasse sul lavoro (il cuneo fiscale), ma quest'ultima ipotesi è molto costosa e perciò poco praticabile. 
Il lavoro diventa quindi la priorità, così come chiedeva nei giorni scorsi la Segretaria Generale della Cgil, Susanna Camusso che chiede interventi per salvare il sistema produttivo del Paese ed anche la difesa del reddito e dei posti di lavoro. Assieme a questo la Camusso chiede di contrastare fortemente la disoccupazione, soprattutto quella giovanile: "Gli ammortizzatori sociali - dice la Camusso - servono per difendere il reddito dei lavoratori e a tutelare quel poco di patrimonio produttivo, insomma quello che sopravvive del sistema, ma poi servono interventi urgenti perché i dati della disoccupazione, soprattutto giovanile e delle donne sono molto scoraggianti".

Trattativa Stato-Mafia, "Scoprimmo il covo di Provenzano già nel 2001" rivelazione shock

"Scoprimmo il covo di Provenzano già nel 2001 ma ci fermarono". A fare questa affermazione shock, in un'intervista esclusiva (QUI) che verrà trasmessa giovedì a Servizio Pubblico, un carabiniere che  per anni ha lavorato alla cattura del boss di Corleone. Quel covo di Montagna dei Cavalli dove Provenzano aveva stabilito il suo nascondiglio era già stato individuato già nel 2001, ma - a quanto dice l'intervistato - fu impedito alle forze dell'ordine di metterlo sotto controllo.
Questa notizia, se fosse vera, sarebbe esplosiva e lo diventa ancor di più se si pensa che tra pochi giorni ci sarà l’inizio del processo sulla trattativa Stato-mafia.
“A portarci nel covo a pochi chilometri da Corleone era stata una confidente – racconta il militare - ma il rifugio non fu mai messo sotto controllo. All'epoca funzionava così: il colonnello Gianmarco Sottili, l’attuale capo di Stato maggiore della Regione Sardegna, gestiva tutte le informazioni e diceva che non si doveva parlare, le nostre relazioni di servizio non arrivarono mai in Procura. Quando nel 2006 Provenzano fu arrestato proprio lì pensammo che era un vero schifo”. Queste parole stridono con quanto sta accadendo in queste ore in Parlamento dove il Senatore Luigi Compagna eletto nelle liste del Pdl ha presentato un disegno di legge che prevede la condanna dimezzata per concorso esterno in associazione mafiosa. Niente carcere e intercettazioni per chi svolge attività sotterranea di supporto ai componenti dell’associazione mafiosa. Fortunatamente, grazie alle pressioni di Pd Sel e Lega Nord, il testo verrà da parte del Pdl ritirato.
Quello schifo di cui parlava il carabiniere ad ogni occasione torna sempre a galla, c'è sempre qualcuno, anche dall'interno dello Stato, che tenta in tutti i modi di indebolire lo Stato stesso nei confronti della mafia.

lunedì 20 maggio 2013

Lavoro, la road map della Camusso. Occupazione giovanile, investimenti e democrazia

Alla vigilia dell'incontro tra Governo e parti sociali sul tema del lavoro Susanna Camusso, Segretario Generale della Cgil, interviene per indicare quali sono le priorità del sindacato, lo fa rilasciando un'intervista questa mattina al quotidiano la Repubblica. 
La Camusso ha un chiodo fisso, l'occupazione giovanile. "Basta con gli stage che si susseguono uno dopo l'altro - afferma Camusso - basta con l'idea che si possa far lavorare le persone gratis. I contratti formativi devono avere come obiettivo la stabilizzazione del rapporto di lavoro". E verso la stabilizzazione del rapporti di lavoro va indirizzata anche la politica fiscale: non un sistema di defiscalizzazione a pioggia bensì "servirebbe un meccanismo premiale: lo sconto fiscale va a chi stabilizza nel tempo il rapporto di lavoro".
Chiaramente però questo non è sufficiente per creare lavoro, occorre che si intervenga sul fronte degli investimenti. Senza parlare al momento di nuovi investimenti, basterebbe per iniziare a mettere "in moto gli investimenti già a bilancio e quelli autorizzati dal Cipe di cui si è persa traccia. E ancora va attuata la ristrutturazione dei fondi strutturali europei avviata dal ministro Fabrizio Barca. Dentro questa politica una parte degli investimenti andrebbe vincolata alla creazione di lavoro giovanile".
Investimenti ed interventi sulla fiscalità devono, secondo la Camusso, essere anche accompagnati da una modifica anche sostanziale della riforma Fornero che preveda un ridisegno degli ammortizzatori sociali affinchè possano essere rivolti realmente all'intera platea dei lavoratori: "Ogni giorno che passa dimostra quanto fosse sbagliata quella legge. Credo che si debba smettere di proporre regole per costruire eccezioni e, invece, si dovrebbe puntare sul ruolo della contrattazione tra le parti sociali. Per esempio tra le urgenze non c'è quella di ridurre i vincoli ai contratti a termine bensì quello di disegnare un sistema di ammortizzatori sociali universali".
Ed infine la questione della democrazia sul posto di lavoro. L'accordo tra Cgil Cisl e Uil sulla rappresentanza, firmato lo scorso 30 aprile, deve essere siglato anche con Confindustria. Si deve chiudere una lunga stagione di scontro e lo si può fare dando regole ai rapporti tra le parti. "I tempi - secondo il Segretario della Cgil - sono più che maturi e i sindacati sono pronti: hanno una proposta unitaria che speriamo possa essere accolta dalla Confindustria nelle prossime ore. Speriamo che prevalga il buonsenso e non la vecchia logica delle divisioni".

La Cgil quindi chiede investimenti pubblici e privati per rilanciare l'occupazione, Contratti di solidarietà per difendere l'esistente. Propone di estendere a tutte le aziende la possibilità di ricorrere alla cassa integrazione e sollecita un salario di cittadinanza per chi il lavoro non ce l’ha. Ne discuta il Governo. Letta accetti la sfida. Non faccia come fecero invece Sacconi, Brunetta, Tremonti e Fornero i quali preferirono far ricadere le conseguenze della crisi solo sulle spalle dei lavoratori e su coloro che li rappresentano.

domenica 19 maggio 2013

La piazza di Roma chiede alla sinistra di cambiare. E lo chiede anche alla Fiom

Ha ragione Nichi Vendola quando dice che uno di sinistra, se non viene al corteo della Fiom dove altro deve andare?
E di donne e uomini di sinistra ieri in piazza a Roma ce ne erano tante, circa 60mila, anche se meno di altre volte. Tra le tante e i tanti non c'era però il Partito Democratico se non con la presenza "a titolo personale" di alcuni suoi esponenti di primo piano: Matteo Orfini, Sergio Cofferati e Pippo Civati. Ma il partito, ufficialmente, non c'era. Ed è proprio questa assenza che ha fatto rumore, più rumore degli slogan urlati.
Un partito di sinistra che non sta accanto a quelle persone, lavoratori, esodati, giovani, molti dei quali, forse la maggioranza, elettori del Pd, che chiedono alla politica di mettere davanti a tutto il lavoro, rischia di aprire una vera e propria scissione tra se stesso e la propria base si riferimento.
Già il dato elettorale di febbraio aveva sancito che gli operai hanno preferito altri schieramenti al Centrosinistra, l'assenza di ieri da parte del Partito Democratico rischia di aprire ancora di più quel solco che c'è tra il maggiore partito della sinistra e quelli che dovrebbero o potrebbero essere i suoi militanti.
E Maurizio Landini, leader delle tute blu della Cgil, non le ha mandate a dire al Partito Democratico: "Come si può stare al governo con Berlusconi e avere paura di essere qui? In questa piazza? Con la parte migliore del Paese?”.
La piazza di ieri ha detto che la ricostruzione della sinistra deve passare assolutamente dal sentimento di quella piazza stessa e dal fatto che bisogna mettere prima di tutto il lavoro. Allo stesso tempo però la piazza di ieri parla alla stessa Fiom.
Ieri a manifestare c'era meno gente di altre volte, segno di una stanchezza che ormai da tempo pervade gli stessi lavoratori metalmeccanici i quali vedono e vivono tutte le difficoltà di una strategia, quella messa in atto dalla Fiom, che sempre meno riesce a tutelare gli interessi dei lavoratori.
Nei giorni scorsi, infatti, il Tribunale civile di Roma ha respinto il ricorso depositato dalla Fiom-Cgil contro Federmeccanica, Fim e Uilm per la violazione, con la sottoscrizione dell'intesa separata e con l'esclusione della Fiom-Cgil dal tavolo delle trattative, dell'accordo interconfederale del 28 giugno 2011.
Molti, anche all'interno della Fiom, hanno giudicato quantomeno inopportuna la strada giudiziaria intrapresa dalla Fiom negli ultimi anni e la sentenza emessa l'altro giorno dal Tribunale di Roma dovrebbe rappresentare per le tute blu della Cgil l'occasione per aprire una profonda revisione della strategia che parta dalla presa d'atto che la via giudiziale non può continuare ad essere lo strumento principale per mettersi alle spalle una stagione di divisioni, di accordi separati che, oggettivamente hanno peggiorato le condizioni materiali di vita e di lavoro dei metalmeccanici.
Serve aprire una fase nuova e diversa dove si capisca una volta per tutte che la pratica negoziale unitaria continua ad essere l'unica modalità che consente di rappresentare e tutelare al meglio gli interessi dei lavoratori. Lo slogan che ieri apriva il corteo di Roma, "Non possiamo più aspettare", sta diventando paradossalmente l'esortazione che i lavoratori metalmeccanici indirizzano alla stessa Fiom affinchè riconquisti quella primazia che le è propria.
Ed un'opportunità ai metalmeccanici viene fornita dall'accordo sui temi della rappresentanza e della democrazia definito il 30 aprile tra Cgil, Cisl e Uil.
La Fiom deve investire molto su quell'accordo affinchè diventi un testo che sia condiviso anche con le associazioni delle imprese, Confindustria in testa.


venerdì 17 maggio 2013

Hollande attacca l'austerità: "E' la causa della recessione in Europa".


Francois Hollande va all'attacco, inizia il suo secondo anno all'Eliseo dicendo (finalmente) che la causa della recessione europea va ricercata esclusivamente nelle politiche di austerity varate dall'Europa. Nel corso di una conferenza stampa il presidente francese ha affermato che "Ciò che colpisce attualmente l'Europa è la recessione dovuta alle politiche di austerità". Una dichiarazione forte che ha l'obiettivo di aprire una nuova fase nel continente europeo secondo cui il rigore non basta più, adesso crescita e competitività.
Il concetto, espresso dal presidente socialista, è chiaro: le altre economie hanno ripreso a galoppare, quella Americana sta producendo nuovi posti di lavoro come mai si era visto dall'inizio della crisi ed anche il Giappone ha ripreso a macinare i suoi utili. L'attuale crisi europea non può più essere considerata figlia della crisi del 2008, è una crisi dovuta alle politiche restrittive che la stessa europa si è data. Per questo motivo Hollande si fa paladino di politiche di crescita e competitività.

Per far questo Hollande lancia la proposta: instaurare con i Paesi della zona euro un governo economico che si riunisce tutti i mesi intorno a un unico presidente, mobilitare subito il bilancio Ue per l'inserimento dei giovani, definire una strategia di investimento comune per il mondo dell'industria, tra cui una comunità europea per l'energia, che si concentri soprattutto sulle rinnovabili; infine, una nuova tappa di integrazione, con capacità di bilancio. "Se l'Europa non avanza - ha affermato il presidente francese - cade, anzi, si cancella dalla carta del mondo e dall'immaginario dei popoli".

E' senza alcun dubbio un Hollande attaccante e come lui stesso afferma:  "Comincia oggi il mio secondo anno di presidenza che sarà di offensiva. La Francia è disposta a dare un contenuto all'unione politica".

giovedì 16 maggio 2013

Susanna Camusso scrive al Ministro Giovannini: "Meno annunci e piu' confronto"

Susanna Camusso, Segretaria Generale della Cgil, in una lettera spedita al Ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, pubblicata questa mattina sul Corriere della Sera, esprime tutte le sue perplessità e quelle della Cgil su ciò che sta accadendo in queste ore in materia di politiche del lavoro, pensioni, ammortizzatori sociali.
Temi questi che sono stati oggetto di continui annunci da parte del Ministro. La Camusso chiede che dagli annunci si passi al confronto perché "c'è una modalità d'azione più giusta ed efficace: quella di aprire il confronto e valutare la sostenibilità sociale, non solo i vincoli economici, delle scelte necessarie da compiere sul complesso tema del welfare".
Di seguito il testo della lettera


Signor ministro del Lavoro Enrico Giovannini,
leggiamo di continuo suoi annunci di interventi sul lavoro, sulle pensioni, di programmi sull'occupazione giovanile. Dichiarazioni che si susseguono indicando orizzonti difficili da comprendere. Lei stesso ha asserito che gli investitori hanno bisogno di stabilità e certezze.
Pensi di quanta ne avrebbero bisogno le persone che dipendono dagli annunci che il governo propone in sequenza sul lavoro e sulle emergenze sociali, non per investire su un progetto di vita, come in epoca di crescita sarebbe auspicabile, ma sulla sopravvivenza in un tempo di crisi ancora molto profonda.
Dire, ad esempio signor ministro, che gli ammortizzatori in deroga sono una priorità e vanno rifinanziati è un obiettivo giusto su cui da mesi i sindacati si mobilitano e continuano anche in queste ore a farlo. Ipotizzare però di trovare solo un terzo, o forse la metà, delle risorse necessarie per garantire il diritto a tutti coloro che potrebbero averne titolo da altri capitoli delle politiche per il lavoro, come la formazione continua e la produttività, non dà maggiori certezze né alle persone, né ai lavoratori. Tantomeno alle imprese che, data l'ambiguità degli stanziamenti, potrebbero decidere di ricorrere ai licenziamenti.
Le chiediamo, signor ministro, se non fosse stato più proficuo convocare le parti sociali e insieme a loro discutere della quantità di risorse necessarie, di dove attingerle e su quali titoli delle «emergenze» allocarle perché, se vogliamo limitare l'emorragia occupazionale, tra le priorità non c'è solo la cassa in deroga, ma anche la mobilità e i contratti di solidarietà.
Eppure, signor ministro, per diminuire l'Imu sugli immobili commerciali e di impresa si annunciano provvedimenti di ben altra portata, ricorrendo, con una strana sproporzione valoriale, alla fiscalità generale, mentre per il lavoro le risorse vengono sottratte ad altri capitoli a tutela dell'occupazione. Le ultime leggi del governo «tecnico», di iniquità sul lavoro e le pensioni ne hanno lasciate molte. Tante sono frutto del mancato confronto, come nel caso degli esodati, degli ammortizzatori sociali e della precarietà.
Signor ministro, c'è una modalità d'azione più giusta ed efficace: quella di aprire il confronto e valutare la sostenibilità sociale, non solo i vincoli economici, delle scelte necessarie da compiere sul complesso tema del welfare. Si sceglie, invece, di annunciare provvedimenti di manutenzione che in realtà rappresentano interventi sostanziali come la liberalizzazione dei contratti a termine, la staffetta generazionale (salvo poi retrocedere in ragione dei costi), le flessibilità in uscita per le pensioni (ma penalizzandole senza qualificare i diversi lavori), e si trascurano altre priorità immediate. Ne citiamo due oltre agli esodati e agli ammortizzatori in deroga: i fondi di solidarietà che stanno venendo meno e la modifica delle norme introdotte dal precedente governo che riducono drasticamente la possibilità di accesso allo stato di disoccupazione.
Gli interventi applicativi della legge sul mercato del lavoro, infatti, prevedono delle scadenze che toccano diritti soggettivi e minano la possibilità di realizzare un sistema realmente universale di tutele sociali, che superi i limiti del vecchio impianto di protezione e che possa essere sostenibile in termini di contribuzione e prestazioni per imprese e lavoratori.
I provvedimenti che saranno approvati nel prossimo Consiglio dei ministri hanno un assoluto carattere d'urgenza. Non sono note le coperture finanziarie, ma non vorremmo che, come in un vecchio gioco in cui a ogni giro si toglieva una sedia, a rimanere in piedi sia sempre il lavoro.
Per questo, signor ministro, si può rinunciare a qualche annuncio, confrontarsi di più avendo grande attenzione alla coerenza tra i provvedimenti che si intendono prendere, i diritti dei lavoratori e l'urgenza di dare dignità e sicurezza alle persone.
Susanna Camusso
Segretario generale Cgil

mercoledì 15 maggio 2013

Guglielmo Epifani, si fa coraggio. Attacca Berlusconi, sfida Grillo e si prende il Pd.

Di certo a Guglielmo Epifani il coraggio non manca. Aver dato la disponibilità a guidare il Partito Democratico è segnale di grande coraggio, specialmente questo Pd, quello che è uscito disastrato dal dopo elezioni. Quel coraggio Epifani lo ha tirato fuori proprio oggi e l'occasione gli è stata data dall'assemblea con i parlamentari del Partito Democratico rispondendo in maniera decisa all'attacco che il Pdl ha sferrato in giornata sul tema della giustizia. Infatti mentre il partito di Berlusconi ha ripresentato il progetto di legge che restringe l’uso delle intercettazioni da parte dei pm, Epifani blocca qualsiasi tentativo di discussione e ribadisce che per il Pd quella delle intercettazioni non è assolutamente una priorità. "Alzare la tensione sulla giustizia - ha affermato Epifani - e mettere in primo piano le intercettazioni, che non sono una priorità per il Parlamento e per il Governo, non aiuta e mette in difficoltà l'Esecutivo", ribadendo che la priorità adesso deve essere il lavoro e l'occupazione.
E visto che si trovava il neo segretario del Partito Democratico ha anche lanciato la sfida a Grillo: il Pd tornerà a San Giovanni.
I Democratici si riprenderanno Piazza San Giovanni, la piazza per antonomasia della sinistra che era stata "ceduta" a Grillo per la chiusura della campagna elettorale del febbraio scorso. Il Pd romano ha deciso stavolta che la chiusura della campagna elettorale per il Campidoglio avverrà proprio in Piazza San Giovanni.  "Bisogna avere coraggio" ha detto Epifani che ha spiegato di avere sofferto quando il Pd non ha concluso a piazza San Giovanni la campagna elettorale per le politiche.
L'obiettivo di Epifani è quello di dare sedare le tensioni in crescita nel partito sulla strana alleanza con Silvio Berlusconi: "Dobbiamo impegnarci, riprendere un po' di entusiasmo - ha detto Epifani - per quanto faticoso sia. Se risalissimo riconquistando Roma vorrebbe dire che c'è qualcosa di più forte anche dei problemi. Di fronte alle difficoltà non possiamo arretrare sempre. A me piangeva il cuore alla chiusura della campagna elettorale non vedere noi in quella piazza. Bisogna rischiare, non vinciamo se non abbiamo fiducia".

Legge bavaglio, il Pdl torna all'attacco e ripropone il ddl Alfano sulle intercettazioni


A pochi giorni dalla requisitoria del procuratore aggiunto di Milano Ilda Bocassini nel processo Ruby in cui il magistrato ha chiesto 6 anni di reclusione per Silvio Berlusconi nonché ad una settimana dalla sentenza di secondo grado nel processo Mediaset dove lo stesso Berlusconi è stato condannato a quattro anni con l'interdizione dai pubblici uffici, il Pdl torna all'attacco sul tema giustizia e lo fa riproponendo, tale e quale, il testo del Ddl che qualche anno fa Alfano presentò sulla regolamentazione delle intercettazioni, la legge bavaglio. A riproporlo è il capogruppo in commissione giustizia del partito di Silvio Berlusconi, Enrico Costa e lo fa proprio nel giorno in cui alla giunta per le autorizzazioni della camera arriva una richiesta per l'autorizzazione all'ascolto di conversazioni telefoniche di Verdini, Cosentino e Dell'Utri.

Sul tema della giustizia il la fragile maggioranza del governo va in fibrillazione, infatti mentre il Pdl chiede che alla questione delle intercettazioni venga data priorità, il Partito Democratico non vuole sentire parlare: “Il tema delle intercettazioni non è certamente una priorità nell’ambito delle importanti riforme che attendono i cittadini per l’efficienza della Giustizia – dice Anna Rossomando (Pd), membro della Commissione Giustizia della Camera – Gli orientamenti del Pd sono noti: riteniamo che si tratti di uno strumento investigativo fondamentale con la doverosa tutela della riservatezza delle persone”. “La riproposizione da parte del Pdl del testo già proposto nella passata legislatura – osserva infine l’esponente democratica – rischia di far fare un grave passo indietro al confronto politico”.

Pensioni, si cambia. Si va verso la staffetta generazionale


Che la riforma Fornero sulle pensioni sia un ostacolo verso la possibilità di nuove assunzioni in molti lo avevano denunciato. A partire dal sindacato che, con la Cgil in testa, avevano da sempre considerato quella delle pensioni una partita non chiusa e sulla quale si sarebbe dovuto intervenire.
Proprio dal dato drammatico dell'occupazione giovanile partono le considerazioni del neo Ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, sulla necessità di apportare "alcune e limitate" modifiche alla riforma Fornero. Il Governo vorrebbe introdurre una fascia di flessibilità per l'accesso alla pensione permettendo alle persone di uscire dal lavoro prima dell'età prevista dall'attuale sistema pensionistico attraverso penalizzazioni in termini di importo dell'assegno che si percepirà. Si esce prima prendendo una pensione più bassa  Il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini ha ipotizzato, facendo riferimento alle linee generali espresse dalla presidente del Consiglio, interventi sulla riforma Fornero in termini di libertà di scelta (si esce prima prendendo una pensione più bassa) mentre ha frenato sulle ipotesi di modifica della riforma del lavoro.
In particolare si sta lavorando sull'idea della cosiddetta "staffetta generazionale", proponendo di coniugare l'accompagnamento alla pensione dei lavoratori anziani con l'ingresso dei giovani in azienda.
L'idea del ministro è la seguente: l'impresa propone ai lavoratori prossimi alla pensione l'adesione volontaria ad un percorso di accompagnamento, finalizzato alla fuoriuscita dal mercato del lavoro, trasformando il rapporto di lavoro in part-time usufruendo, tuttavia, della contribuzione piena per gli anni che ancora mancano alla pensione, al tempo stesso l'azienda assume un giovane in apprendistato o con un contratto a tempo indeterminato. La staffetta giovani-anziani, secondo il ministro, è molto costosa ma potrebbe portare vantaggi.
Le prime reazioni da parte dei sindacati sono di moderato apprezzamento. Per Cgil, Cisl e Uil è un bene che si riapra la discussione sulla riforma delle pensioni purché però ci sia un confronto con le organizzazioni sindacali perché le scelte unilaterali hanno sempre prodotto disastri.
La Cgil condivide l'idea di prevedere maggiore flessibilità nell'uscita dal lavoro per andare in pensione ma avverte che non potranno essere accettate penalizzazioni. Lo ha detto il segretario generale del sindacato, Susanna Camusso in una intervista al Tg3. "Un Paese non può tollerare - ha detto - di programmare la povertà dei pensionati del futuro".

sabato 11 maggio 2013

La cosa giusta? Una sinistra che vada oltre il Governo di larghe intese

Le elezioni di febbraio scorso almeno 17 milioni di italiani sono andati a votare per chiedere di aprire una nuova fase di cambiamento. Ma la storia di ciò che è avvenuto dopo la conosciamo: l'incarico a Bersani, i no di Grillo al governo di cambiamento, l'harakiri del Partito Democratico sulla vicenda dell'elezione del Presidente della Repubblica, il ritorno di Napolitano ed il governo delle larghe intese.
Quella che doveva essere una road map del cambiamento è, via via, divenuta la strada della restaurazione.
Un governo, quello del ticket Letta Alfano, con una forte impronta "democristiana" e tutti i protagonisti dei passati fallimenti, quelli dai quali si sarebbe dovuto fare il cambiamento, risorgono con nomine di prestigio.
Di fronte a tutto ciò oggi c'è una sinistra che si mobilita, che vuole contribuire a costruire una sinistra moderna, europeista, di popolo che metta al centro i beni comuni, il lavoro, i diritti civili e sociali, la riconversione ecologica dell’economia. Una sinistra che faccia la cosa giusta e costruisca una prospettiva che porti il Paese al superamento del Governo delle larghe intese.
La manifestazione promossa da SEL oggi a Roma in piazza Santi Apostoli ha questo senso: affermare che l’alleanza di governo fra il Pd e il Pdl è solo un incidente di percorso che deve essere archiviato il più presto possibile.
"In un Paese impoverito e smarrito - afferma Nichi Vendola - e con un centrosinistra fatto di macerie è fondamentale, ora più che mai, uscire dalle proprie case, dalle proprie stanze rassicuranti quanto insufficienti, e fare la propria parte in quello che è un processo di apprendimento, una ricerca in campo aperto per provare a costruire tutti insieme un Paese migliore".
Riconquistare lo spazio per l’idea che la sinistra in futuro in Italia, superando le divisioni fra l’ala moderata e quella radicale, possa adoperarsi per dare risposte a quella domanda di cambiamento urlata a gran voce dalle urne da un paese che vive in fortissima difficoltà.
Oggi in piazza Santi Apostoli tutto ciò andrà in scena.

giovedì 9 maggio 2013

Oggi il 35esimo anniversario della morte di Peppino Impastato. "La mafia è una montagna di MERDA!!!"

35 anni senza Peppino Impastato. Oggi ricorrono 35 anni da quando Peppino Impastato è stato assassinato dalla mafia.
Era il 9 maggio del 1978, uno dei giorni più bui della Repubblica Italiana, a Roma le BR uccidevano Aldo Moro ed a Cinisi la mafia trucidava Peppino Impastato. Roma e Cinisi. Moro e Impastato.  Un ragazzo che aveva scelto di servire lo Stato ed un uomo che della legalità ha fatto ragione di vita.
Peppino era appunto un ragazzo che aveva fatto della lotta senza quartiere contro le mafie la sua ragione di vita. Non si limitandosi a generiche invettive, ma trasformando il microfono di Radio Aut, in un megafono dal quale ripetere, ogni giorno, quasi ossessivamente quei nomi e quei fatti che dovevano restare oscuri ed oscurati, politicamente e mediaticamente. Lui diceva "La mafia è una montagna di MERDA".


domenica 5 maggio 2013

Agnese Borsellino e' morta, mai saputa la verità sull'uccisione di Paolo

Dopo una lunga malattia è morta Agnese Borsellino, moglie del giudice Paolo, ucciso dalla mafia. 
Agnese si è portata nella tomba il suo desiderio di verità. Per venti anni ha chiesto verità sulla morte di suo marito. Ha dovuto subire venti anni di silenzi e nonostante questo non ha mai smesso di credere nelle istituzioni. Il fratello del giudice siciliano, Salvatore, su Facebook ha scritto:  “E’ morta Agnese. È andata a raggiungere Paolo. Adesso saprà la verità sulla sua morte”.
Da italiani non si può non provare vergogna per non essere riusciti, o non aver voluto, dare risposte a quelle domande di verità.

Boldrini, Kyenge e Idem, si apre la discussione politica.

"La parola «sinistra» è un’espressione del sociale prima che del politico. E dal sociale occorre ripartire, dalle contraddizioni che ancora attendono di essere esplorate, rappresentate, organizzate. La sinistra è questo lavoro di scavo nel sociale". 
Uso questa definizione di "Sinistra" fatta da Riccardo Terzi, Segretario nazionale dello Spi Cgil, il sindacato dei pensionati della Cgil, per parlare di tre donne di sinistra che stanno facendo quel lavoro di scavo nel sociale.
Si tratta di Laura Boldrini, Cecile Kyenge e Josefa Idem, la prima Presidente della Camera dei Deputati, le altre due Ministre del Governo Letta. Tre donne di sinistra che finalmente hanno acceso la discussione politica, quella vera, quella che caratterizza il livello di civiltà di un paese.
Laura Boldrini ha parlato della condizione delle donne in Italia: "In Italia solo il 47 per cento delle donne lavora - ha detto la Presidente della Camera - , una delle percentuali più basse d'Europa. Se una donna non lavora, in caso di violenza, non ha autonomia. Per arrivare a proteggerle va rilanciata l'occupazione femminile". Riaffermando il concetto che senza lavoro, senza protezione: la condizione delle donne in Italia è sempre più difficile, quasi insostenibile. La Boldrini inoltre elogia il progetto della task-force, portato avanti dalla Ministra Idem, contro il femminicidio e chiede un intervento legislativo per limitare la mercificazione del corpo della donna negli spot: "Fanno passare il concetto che è un oggetto e ci puoi fare quello che vuoi".
Cecile Kyenge, Ministro dell'Integrazione, splendida novità del Governo Letta ha dichiarato che "Il reato di clandestinità andrebbe abrogato" Aggiungendo anche che a breve uscirà un disegno di legge sul diritto di cittadinanza: riuscire a dare identità a un milione di bambini di origine straniera che ancora oggi attendono di avere la cittadinanza italiana. Napolitano disse che fosse una follia il fatto che quei bambini non avessero diritti di cittadinanza.
Infine Josefa Idem. La titolare delle Pari Opportunità vuole costituire un tavolo interministeriale, insieme ai dicasteri di Giustizia, Interno, Salute, Lavoro e Istruzione per l'avvio "di progetti integrati che garantiscano una maggiore incisività nella lotta alla violenza di genere", l’obiettivo è quello di “creare una task force che si occupi di questo tema.
Affinché venga garantita una maggiore efficacia ai provvedimenti l'idea del ministro è quella di coinvolgere persone che sul territorio si occupano di questo problema. Per questo motivo il ministro vuole coinvolgere anche le associazioni, che la prossima settimana saranno convocate al Ministero. 
Tre donne, tre modi di scavare la società che però si trovano a dover fronteggiare le barricate alzate dalla destra, quella destra che non vuole assolutamente affrontare il tema dei diritti di cittadinanza, del diritto ad avere diritti. Per tutti. Altrimenti il governo salta.

Vice Ministro Fassina, appunto!

Poco più di un mese fa quello che era il responsabile economico del Partito Democratico, Stefano Fassina, si diceva contrario al governo con Berlusconi.
Parole nette quelle pronunciate da Fassina, parole che non facevano assolutamente prevedere ne la nascita di un governo di larghe intese ne, tantomeno, un suo ingresso in un ipotetico governissimo.
Mai dire mai. Purtroppo. Oggi quel governo con Alfano, Berlusconi, Micicchè, Biancofiore è fatto e Stefano Fassina è Vice Ministro dell'Economia.
Vice Ministro Fassina, appunto!





sabato 4 maggio 2013

Michaela Biancofiore sottosegretario alle Pari Opportunità, la donna sbagliata nel posto sbagliato

Enrico Letta un giorno ci spiegherà le motivazioni che lo hanno portato a nominare Michaela Biancofiore a sottosegretario per le Pari Opportunita. Sono infatti ancora fresche le frasi ritenute omofobe pronunciate recentemente dalla neo-sottosegretario: "Chi va con i trans ha seri problemi di posizionamento sessuale", oppure "per un etero anche un approccio affettivo di un gay crea imbarazzo", ed ancora: "c'e' anche una sessualita' diversa, che oggi, purtroppo, e' estremamente comune".
Frasi che hanno mandato in subbuglio il mondo gay di destra e di sinistra: "Francamente ci sfugge l'idoneita' della nomina a sottosegretario alle Pari opportunita' di una suffragetta dell'omo-transfobia come Michaela Biancofiore", tuona l'Arcigay che aggiunge: "la berlusconiana di ferro, oltre che ferocemente contraria alle nozze gay, ha ringhiato contro le persone trans, strani mix che la lacerebbero perplessa, e contro i loro affetti che definisce problematici. Quelli omosessuali tuttalpiu' configurerebbero una natura diversa e difficile".
Insomma la sua nomina viene vista come l'ennesimo insulto a migliaia di cittadini italiani che intendono le pari opportunita' come la rimozione di ogni ostacolo alla piena realizzazione di tutti gli individui compresi omosessuali e trans.
Una nomina incomprensibile e sbagliata  tanto da far dire a Enrico Oliari, presidente di Gay-lib, associazione omosessuale di centrodestra: "Sarebbe come dare il premio per l'emancipazione a Khamenei o il Nobel per la pace a Kim jong-un".


P. S. Dopo aver scritto questo post e vista l'intervista che questa mattina è stata pubblicata su la Repubblica dove, anche oggi la Biancofiore ha dato prova dei suoi pregiudizi e del suo disprezzo sul tema dei diritti delle persone, il premier Letta le ha ritirato la delega alle Pari Opportunità alla (poco) onorevole pidiellina. Almeno la decenza è salva ma forse varrebbe la pena escluderla da qualsiasi incarico di governo.

Civati a Monza fa il pieno. Intanto il Pd va verso il non-congresso

Han dovuto cambiare repentinamente la sala perchè quella che avevano inizialmente occupato non riusciva a contenere gli iscritti e i simpatizzanti del Partito Democratico di Monza. Si sono dovuti “accontentare” di un teatro che comunque alla fine non è neanche bastato perchè la gente si è dovuta sistemare fuori.
L'assemblea cittadina organizzata dal Pd brianzolo per incontrare i deputati locali, Pippo Civati, Lucrezia Ricchiuti, Alessia Mosca e Roberto Rampi ha visto la partecipazione di oltre mille persone che hanno lanciato un messaggio chiaro: la base del Pd della Brianza sta con i dissidenti  Pippo Civati e Lucrezia Ricchiuti che hanno detto no al governissimo.
Si manifesta pure a Monza la dicotomia di un partito, quello democratico, nel quale, l'asse con il Pdl, se a Roma viene visto come strategico in periferia viene bocciato senza se e senza ma.
La sintonia tra Pippo Civati e la sua Monza è stata pressoché totale, l'ex rottamatore ha visto la sua scelta di non votare la fiducia al Governo Letta applaudita più volte dall'elettorato brianzolo, storicamente moderato, che giudica l'inciucio come un rospo troppo brutto da ingoiare.
E su questo Civati trova il sostegno della senatrice Lucrezia Ricchiuti, anche lei dissidente che si è rifiutata di votare l’accordo con il Pdl. Il perché l’ha spiegato subito, guadagnandosi un lungo applauso: «Vengo da Desio dove l’amministrazione di centrodestra era stata sciolta per le infiltrazioni della ’ndrangheta, per la mia storia personale non avrei mai potuto votare a favore di un governo con il Pdl – ha spiegato – ho appreso con rammarico che nel discorso di Enrico Letta non si sia fatta menzione della lotta alla mafia, che invece è un problema non solo di legalità ma anche economico dato che la corruzione costa 60 miliardi l’anno».
E mentre sul territorio si discute e si da sfogo alla rabbia contestando le scelte fatte dalla dirigenza nazionale, a Roma, sordi a questo malessere, vanno avanti imperterriti a spartirsi posti di governo seguendo minuziosamente il manuale Cencelli e cercando di dare una guida al partito che faccia contente tutte le correnti democratiche. E così si vedono i Giovani turchi soddisfatti con i loro big Orlando e Fassina divenuti uno Ministro e l'altro Sottosegretario, i Renziani accontentati anche loro con posti nel Governo ed i dalemiani …. Appunto, i dalemiani?
D'Alema è impegnato più che mai a mettere un suo uomo alla guida del partito rimasto acefalo dopo le dimissioni di Bersani e della Bindi e per quel ruolo, l'ex premier, vede bene Gianni Cuperlo. Triestino, classe 1961, ha guidato i giovani comunisti della Fgci nel 1988 affiancando Massimo D’Alema, che nel 2001 lo porta nella segreteria dei Ds come responsabile della comunicazione.
D’Alema, che ancora una volta detta le sue condizioni al Partito Democratico, avrebbe quindi preferito Cuperlo a chiunque altro per condizionare meglio la nuova fase culminata nel governissimo. E la scelta di Cuperlo non dovrebbe essere una scelta momentanea di traghettamento del Pd verso il congresso, la scelta dell'ex Fgci, dovrebbe essere riconfermata anche dopo il congresso che si preannuncia un non-congresso, un congresso chiuso, tanto da far dire allo stesso Civati: “Mi pare invece che i ricci del Pd stiano cercando di dare al Pd una forma diversa. E non vogliono farlo attraverso il Congresso, ma prima del Congresso. Con un segretario eletto da un’assemblea del 2009 (un millennio fa), con una decisione maturata nelle conventicole, magari con il volto più presentabile e credibile della storia precedente. Per poi chiudere il Congresso, limitarlo ai tesserati, gestire il dissenso come se fosse un fastidio, separare e distinguere. Scindere, anche, tra quello che avremmo voluto essere e quello che siamo, tra quello che ci siamo detti e quello che ora ci diciamo di essere”.

mercoledì 1 maggio 2013

In duemila a Bologna con Landini e Cofferati

Il Salone del Podesta di Palazzo Re Enzo, a Bologna, era stracolma di gente venuta per prendere parte all’iniziativa sul lavoro e sul welfare organizzata dalla Fiom. Presenti, oltre al segretario generale del sindacato dei metalmeccanici Cgil, Maurizio Landini, anche l’ex sindaco di Bologna Sergio Cofferati, l’ex ministro della coesione territoriale Fabrizio Barca. Doveva esserci anche Stefano Rodotà che all'ultimo minuto ha dovuto declinare l'invito "per problemi personali", garantendo però la presenza alla Manifestazione nazionale della Fiom del prossimo 18 maggio.
Landini ha subito smentito che l’iniziativa nasca per "fini politici": “Questo convegno è stato organizzato un mese e mezzo fa e le personalità invitate non hanno direttamente a che fare con la fase di smarrimento delle forme partito della sinistra italiana che viviamo in questo momento, Barca è stato chiamato perché ne capisce di fondi europei, Cofferati perché parlamentare europeo, Rodotà che sarà sul palco del 18 maggio perché parla da tempo della costituzione di un reddito di cittadinanza”.
“Non siamo interessati a fare un partito - ha proseguito Landini - come alcuni sostengono. Noi crediamo nell’autonomia del sindacato dalla politica. Siamo interessati a costruire una grande mobilitazione per il lavoro e per i lavoratori, unendo e mettendo in rete i conflitti, le lotte e le sofferenze sociali. Vogliamo mettere insieme i precari, i lavoratori dipendenti, gli studenti, per cambiare il modello sociale. Se però qualcuno pensa che questo significhi fare politica, allora in questo caso sì: facciamo politica”.
Fabrizio Barca nel suo intervento ha sottolineato la necessità di una politica che sia più vicina ai bisogni dei cittadini ravvisando anche una necessaria riforma dei partiti che devono essere sempre più presenti e radicati sul territorio.
Sergio Cofferati ha mostrato particolare durezza nei confronti di chi ha voluto la modifica dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori: “Dicevano che cancellandolo sarebbero partiti gli investimenti, che era un ostacolo obsoleto, ma alla fine ha prodotto solo mano libera nei licenziamenti. Il premier Letta propone una discussione sulla flessibilità in entrata? Che senso ha? Abbiamo già visto che è solo fonte di precarizzazione". L'euro parlamentare, intervistato dai giornalisti presenti, ha detto inoltre che, fosse toccato a lui, la fiducia al Governo Letta non l'avrebbe votata.

Primo Maggio, priorità al lavoro

Mentre la disoccupazione giovanile tocca percentuali mai viste finora, pari al 38%, ed il numero di inoccupati supera i tre milioni, Cgil, Cisl e Uil celebrano il Primo Maggio con lo slogan“Priorità al Lavoro” e lo faranno con una manifestazione unitaria che si svolgerà a Perugia. Un messaggio che partirà con forza dalla città umbra che, alcune settimane fa, è stata teatro di un dramma del lavoro, infatti, il 1° maggio sarà anche un'occasione per ricordare Daniela e Margherita, le due lavoratrici umbre barbaramente uccise lo scorso 6 marzo nel palazzo del Broletto per mano di un imprenditore che vantava crediti nei confronti della Regione, il quale si è tolto la vita subito dopo.
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione della Festa del Lavoro, ha inviato un messaggio al ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, al presidente della Federazione maestri del Lavoro d'Italia, ai segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl e a quanti celebrano la ricorrenza del 1° maggio, nel quale si legge che il lavoro è la priorità ed affrontare l'emergenza è un dovere.

E' un Primo Maggio segnato anche dalla tragedia accaduta in Bangladesh dove centinaia gli operai tessili morti lo scorso 24 aprile per il crollo di un palazzo-fabbrica. Una tragedia che interroga tutto il mondo imprenditoriale. I lavoratori morti e feriti stavano infatti producendo capi d'abbigliamento quando lo stabile ha ceduto. Il palazzo fabbrica, stando alle notizie apparse sulla stampa in questi giorni, sembrerebbe ospitare la realizzazione di prodotti per grandi marchi europei, anche italiani. Quindi un Primo Maggio tutto particolare, quello che si celebra quest'anno, e che prevede anche il tradizionale concertone di Piazza San Giovanni, a Roma, condotto da Geppi Cucciari, sotto lo slogan “La musica per il nuovo mondo. Spazi, radici, frontiere”.

Oltre a quella di Perugia ci saranno tantissime altre manifestazioni in tutte le province in giro per l'Italia in occasione della Festa del Lavoro per dire che prima di tutto ci deve essere il lavoro.