Pietro Occhiuto

Pietro Occhiuto

venerdì 31 maggio 2013

Camusso: niente rinvii, subito la crescita

In un'intervista pubblicata sul quotidiano L'Unità la Segretaria Generale della CGIL, Susanna Camusso dice che la fine della procedura di infrazione buona notizia. I sacrifici sono stati pesanti, ora non si può più aspettare: servono risorse. Di seguito il testo dell'intervista.
«Il presidente Letta ha fatto bene a ringraziare i cittadini che con i loro sacrifici hanno consentito all'Italia di uscire dalla procedura d'infrazione, però si è dimenticato di indicare i responsabili che ci hanno portato in questa crisi drammatica. Se si vuole cambiare strada, bisogna dire chiaramente cosa è accaduto altrimenti c'è una rimozione del passato che non va bene. Berlusconi e Monti, con le loro diverse responsabilità, ci hanno cacciato in questi guai, il duro impegno degli italiani ha consentito di salvare il Paese». Susanna Camusso, leader della CGIL, è convinta che l'Italia deve ripartire subito, che bisogna mettere in atto tutte le politiche possibili per risollevare l'economia, per sostenere l'industria, per creare occupazione. Ma è necessario fare i conti con il passato, con gli errori dei governi, con le vocazioni di alcuni alla rottura delle relazioni con le parti sociali, con una filosofia che ha operato per dividere, per colpire i soliti. «Berlusconi ha negato per anni l'esistenza della crisi, diceva che i ristoranti erano pieni. Monti si è accanito contro i lavoratori e i pensionati, ci ha portato in una recessione nera, ha negato i rapporti con i sindacati. Sono cose che non si dimenticano» sostiene il segretario della CGIL.
Camusso, siamo stati promossi dall'Europa. È soddisfatta? «Prima di tutto bisogna riconoscere il merito delle famiglie, dei pensionati, dei lavoratori che in questo Paese fanno sempre il loro dovere mentre c'è gente che anche con la crisi si è arricchita e continua a non pagare le tasse. Ho appena incontrato il presidente del Parlamento europeo Martin Schultz, ha riconosciuto il prezzo doloroso pagato dai ceti più deboli in questa crisi e la necessità di una maggiore giustizia sociale in Europa. È bene che non si dimentichino le responsabilità del passato perché dobbiamo evitare di ripetere gli stessi drammatici errori».
Cosa cambia per l'Italia con la fine della procedura d'infrazione? «È una buona notizia. Mi pare che anche nelle raccomandazioni della Commissione Ue ci siano toni e parole diverse, non si parla solo di tagli e rigore, ma anche di crescita, di lavoro, di favorire i flussi di credito verso l'economia, di istruzione, di centri di impiego pubblico. Tira un'aria differente, mi pare che ci sia la consapevolezza di mettere la crescita al centro dell'azione politica europea».
Letta e Saccomanni, comunque, hanno detto che gli spazi di manovra si apriranno solo nel 2014. «Io dico, invece, che non possiamo aspettare, non ce la facciamo più. Non ce la fanno le aziende, non tiene il tessuto industriale, soffrono i lavoratori, i giovani e le donne. Il governo deve usare subito quello che ha a disposizione Letta suoni la sveglia. Dobbiamo usare e bene i fondi strutturali europei, le opportunità di "garanzia giovani", impieghiamo gli investimenti cosiddetti "cantierabili" che possono dare un po' di fiato. E poi riscopriamo, dopo un periodo di strano disinteresse, la lotta per la legalità, contro l'evasione fiscale e il lavoro sommerso. Anche da una seria battaglia etica, da uno sforzo per una migliore convivenza civile possono derivare nuove risorse da investire ».
C'è qualche "tesoretto" da impiegare? «Non mi faccio illusioni e non cerco scorciatoie. Non abbiamo un tesoro da spendere, ma abbiamo l'urgenza di far ripartire l'economia. Dobbiamo trovare i fondi, cercare nuovi spazi di manovra in Europa ora che non siamo più sotto tutela, spingere il sistema del credito a sostenere le imprese. C'è una questione di giustizia sociale non più rinviabile che riguarda gli esodati, i disoccupati e il potere d'acquisto delle famiglie. Date le condizioni attuali le retribuzioni dei lavoratori potranno tornare ai livelli pre-crisi nel 2027. Di questo stiamo parlando».
Come giudica i primi passi del governo Letta nei rapporti con le parti sociali? «C'è un cambiamento positivo. Letta è rispettoso delle parti sociali perché pensa, come noi, che la priorità sia il lavoro. CGIL Cisl Uil gli hanno fatto presente che la riforma istituzionale non è solo una questione di architettura legislativa, ma anche di qualità dell'amministrazione e del lavoro. Da parte del governo c'è disponibilità ad ascoltare, come sul caso dei ticket, domani incontreremo il ministro Giovannini. Sento un'aria diversa rispetto al governo Monti che aveva annullato il rapporto con le parti sociali».
E l'accordo sulla rappresentanza? «Noi vogliamo l'accordo. La proposta unitaria di CGIL Cisl e Uil, rispettosa del mandato e del giudizio dei lavoratori, ha un valore fondamentale perché finalizzata a riconoscere gli interessi delle parti, a rafforzare la democrazia, con la trasparenza e la certificazione del voto dei lavoratori».
Ci sono due grandi sfide industriali: il caso Ilva e la Fiat americana. «Sull'Uva mi aspetto che ci sia una presa di coscienza generale: non è solo uno stabilimento, non è solo il 40% della produzione siderurgica nazionale, ma è il motore stesso di larga parte dell'industria italiana. Non possiamo perdere l'Ilva. Vanno garantite continuità aziendale, produzione e occupazione nel rispetto dell'Autorizzazione Integrata Ambientale. Il commissariamento, o un intervento di garanzia per la continuità, può essere la strada da seguire oggi. Ma più in generale è necessario un intervento organico di politica industriale, con una chiara regia pubblica. Solo così l'industria può risalire la china».
E la Fiat? «Non mi sorprende che stia pensando all'America. La CGIL aveva lanciato l'allarme molto tempo fa, mi presi dure critiche per aver definito Marchionne un pessimo ambasciatore dell'Italia. Che sposti la testa altrove mi pare davvero un brutto segnale».
Le chiedo, infine, un ricordo di Franca Rame. «La sua scomparsa è un vero dolore. Ci sono mille ricordi che si accavallano. Ma la cosa più bella è questa: noi sapevamo che lei c'era. Nelle battaglie, nelle lotte, nei momenti difficili, lei c'era. C'è sempre stata».

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