Pietro Occhiuto

Pietro Occhiuto

sabato 4 maggio 2013

Civati a Monza fa il pieno. Intanto il Pd va verso il non-congresso

Han dovuto cambiare repentinamente la sala perchè quella che avevano inizialmente occupato non riusciva a contenere gli iscritti e i simpatizzanti del Partito Democratico di Monza. Si sono dovuti “accontentare” di un teatro che comunque alla fine non è neanche bastato perchè la gente si è dovuta sistemare fuori.
L'assemblea cittadina organizzata dal Pd brianzolo per incontrare i deputati locali, Pippo Civati, Lucrezia Ricchiuti, Alessia Mosca e Roberto Rampi ha visto la partecipazione di oltre mille persone che hanno lanciato un messaggio chiaro: la base del Pd della Brianza sta con i dissidenti  Pippo Civati e Lucrezia Ricchiuti che hanno detto no al governissimo.
Si manifesta pure a Monza la dicotomia di un partito, quello democratico, nel quale, l'asse con il Pdl, se a Roma viene visto come strategico in periferia viene bocciato senza se e senza ma.
La sintonia tra Pippo Civati e la sua Monza è stata pressoché totale, l'ex rottamatore ha visto la sua scelta di non votare la fiducia al Governo Letta applaudita più volte dall'elettorato brianzolo, storicamente moderato, che giudica l'inciucio come un rospo troppo brutto da ingoiare.
E su questo Civati trova il sostegno della senatrice Lucrezia Ricchiuti, anche lei dissidente che si è rifiutata di votare l’accordo con il Pdl. Il perché l’ha spiegato subito, guadagnandosi un lungo applauso: «Vengo da Desio dove l’amministrazione di centrodestra era stata sciolta per le infiltrazioni della ’ndrangheta, per la mia storia personale non avrei mai potuto votare a favore di un governo con il Pdl – ha spiegato – ho appreso con rammarico che nel discorso di Enrico Letta non si sia fatta menzione della lotta alla mafia, che invece è un problema non solo di legalità ma anche economico dato che la corruzione costa 60 miliardi l’anno».
E mentre sul territorio si discute e si da sfogo alla rabbia contestando le scelte fatte dalla dirigenza nazionale, a Roma, sordi a questo malessere, vanno avanti imperterriti a spartirsi posti di governo seguendo minuziosamente il manuale Cencelli e cercando di dare una guida al partito che faccia contente tutte le correnti democratiche. E così si vedono i Giovani turchi soddisfatti con i loro big Orlando e Fassina divenuti uno Ministro e l'altro Sottosegretario, i Renziani accontentati anche loro con posti nel Governo ed i dalemiani …. Appunto, i dalemiani?
D'Alema è impegnato più che mai a mettere un suo uomo alla guida del partito rimasto acefalo dopo le dimissioni di Bersani e della Bindi e per quel ruolo, l'ex premier, vede bene Gianni Cuperlo. Triestino, classe 1961, ha guidato i giovani comunisti della Fgci nel 1988 affiancando Massimo D’Alema, che nel 2001 lo porta nella segreteria dei Ds come responsabile della comunicazione.
D’Alema, che ancora una volta detta le sue condizioni al Partito Democratico, avrebbe quindi preferito Cuperlo a chiunque altro per condizionare meglio la nuova fase culminata nel governissimo. E la scelta di Cuperlo non dovrebbe essere una scelta momentanea di traghettamento del Pd verso il congresso, la scelta dell'ex Fgci, dovrebbe essere riconfermata anche dopo il congresso che si preannuncia un non-congresso, un congresso chiuso, tanto da far dire allo stesso Civati: “Mi pare invece che i ricci del Pd stiano cercando di dare al Pd una forma diversa. E non vogliono farlo attraverso il Congresso, ma prima del Congresso. Con un segretario eletto da un’assemblea del 2009 (un millennio fa), con una decisione maturata nelle conventicole, magari con il volto più presentabile e credibile della storia precedente. Per poi chiudere il Congresso, limitarlo ai tesserati, gestire il dissenso come se fosse un fastidio, separare e distinguere. Scindere, anche, tra quello che avremmo voluto essere e quello che siamo, tra quello che ci siamo detti e quello che ora ci diciamo di essere”.

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