Pietro Occhiuto

Pietro Occhiuto

martedì 28 maggio 2013

Il voto alle Amministrative boccia il Governo delle larghe intese

I dati delle elezioni amministrative ci consentono di fare alcune analisi sulle quali vale la pena ragionarci: chi effettivamente ha vinto è il partito del non voto. I numeri dell'astensione sono davvero drammatici, quattro italiani su dieci ha preferito non recarsi alle urne e nella Capitale la metà dell'elettorato è rimasto a casa. Evento mai finora accaduto.
Altro elemento consegnatoci dalle elezioni è dato dall'arretramento del Movimento 5 stelle. Gli elettori hanno condannato il fatto di non aver consentito un governo di cambiamento e di avere riconsegnato l'Italia a Berlusconi. Come dire, se fino ad ora i deputati e senatori del M5S, hanno discusso in Parlamento quasi esclusivamente se dimezzarsi la diaria, gli italiani, intanto che loro pensano, gli hanno dimezzato i voti.
Con la debacle dei grillini si riafferma a livello locale il bipolarismo Centrosinistra-Centrodestra, dove infatti si va al ballottaggio questo avviene tra Centrosinistra e Centrodestra. Mai il Movimento 5 Stelle. Con il Centrodestra che perde consenso anche nelle roccaforti pidielline e leghiste.
Infine, il voto di ieri boccia il Governo delle larghe intese. Proprio su quest'ultimo concetto val la pena soffermarsi.
Sono molti i giornali, a partire dal Corriere della Sera, che leggono nel risultato elettorale di ieri un rafforzamento del governo delle larghe intese. Una lettura davvero ardita perchè l'elevato astensionismo che si è registrato è un dato clamoroso che segnala il profondo disincanto nei confronti dei partiti. Una buonissima parte degli elettori non è andata a votare perchè è poco credibile quella politica che sul territorio si divide ed è in contrapposizione mentre al governo del Paese si riunifica.
Quegli elettori si sono astenuti proprio perché ha visto governare insieme due coalizioni contrapposte. Non si crede più al paradosso creato dal governo delle larghe intese.
Chi interpreta il voto di ieri come favorevole al governo di larghe intese sta facendo un'enorme errore di valutazione.
E poi, se la vogliamo dire tutta. a Roma si è registrata l'affermazione di Ignazio Marino, che da senatore aveva votato per Rodotà come Presidente della Repubblica e la fiducia al governo delle larghe intese non l’ha mica votata. Significherà qualcosa?


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