Pietro Occhiuto

Pietro Occhiuto

mercoledì 1 maggio 2013

In duemila a Bologna con Landini e Cofferati

Il Salone del Podesta di Palazzo Re Enzo, a Bologna, era stracolma di gente venuta per prendere parte all’iniziativa sul lavoro e sul welfare organizzata dalla Fiom. Presenti, oltre al segretario generale del sindacato dei metalmeccanici Cgil, Maurizio Landini, anche l’ex sindaco di Bologna Sergio Cofferati, l’ex ministro della coesione territoriale Fabrizio Barca. Doveva esserci anche Stefano Rodotà che all'ultimo minuto ha dovuto declinare l'invito "per problemi personali", garantendo però la presenza alla Manifestazione nazionale della Fiom del prossimo 18 maggio.
Landini ha subito smentito che l’iniziativa nasca per "fini politici": “Questo convegno è stato organizzato un mese e mezzo fa e le personalità invitate non hanno direttamente a che fare con la fase di smarrimento delle forme partito della sinistra italiana che viviamo in questo momento, Barca è stato chiamato perché ne capisce di fondi europei, Cofferati perché parlamentare europeo, Rodotà che sarà sul palco del 18 maggio perché parla da tempo della costituzione di un reddito di cittadinanza”.
“Non siamo interessati a fare un partito - ha proseguito Landini - come alcuni sostengono. Noi crediamo nell’autonomia del sindacato dalla politica. Siamo interessati a costruire una grande mobilitazione per il lavoro e per i lavoratori, unendo e mettendo in rete i conflitti, le lotte e le sofferenze sociali. Vogliamo mettere insieme i precari, i lavoratori dipendenti, gli studenti, per cambiare il modello sociale. Se però qualcuno pensa che questo significhi fare politica, allora in questo caso sì: facciamo politica”.
Fabrizio Barca nel suo intervento ha sottolineato la necessità di una politica che sia più vicina ai bisogni dei cittadini ravvisando anche una necessaria riforma dei partiti che devono essere sempre più presenti e radicati sul territorio.
Sergio Cofferati ha mostrato particolare durezza nei confronti di chi ha voluto la modifica dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori: “Dicevano che cancellandolo sarebbero partiti gli investimenti, che era un ostacolo obsoleto, ma alla fine ha prodotto solo mano libera nei licenziamenti. Il premier Letta propone una discussione sulla flessibilità in entrata? Che senso ha? Abbiamo già visto che è solo fonte di precarizzazione". L'euro parlamentare, intervistato dai giornalisti presenti, ha detto inoltre che, fosse toccato a lui, la fiducia al Governo Letta non l'avrebbe votata.

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