Pietro Occhiuto

Pietro Occhiuto

sabato 25 maggio 2013

Ministro Carrozza: "Più investimenti sulla scuola pubblica o mi dimetto".

L'aut-aut lanciato dal Ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza è pesante: "O ci sono margini per un reinvestimento nella scuola pubblica oppure devo smettere di fare il Ministro dell'Istruzione".
Secondo la titolare del dicastero il rilancio del Paese passa attraverso uno straordinario investimento nella scuola pubblica e nell'istruzione.
Questo viene detto all'indomani dell'ultimo rapporto annuale dell'Istat che, proprio in materia, ha fotografato la situazione drammatica del Paese e lo ha fatto prendendo in esame il quadro sociale, il sistema delle imprese italiane e la situazione del mercato del lavoro nel Belpaese.
In Italia il rendimento dell’investimento in istruzione risulta ancora basso e questo che si riflette nel numero di studenti, rimasto sostanzialmente stabile intorno ai 4 milioni, pari al 41,5 per cento della popolazione di età compresa tra 15 e 29 anni.
I giovani continuano a rappresentare il segmento di popolazione più colpito dalla crisi, tanto che le opportunità di ottenere o conservare un impiego si sono significativamente ridotte.
Dal 2008 al 2012, ben 727 mila giovani hanno perso il lavoro, con una percentuale maggiore nel Sud Italia.
In pratica, nel giro di quattro anni, il tasso di disoccupazione giovanile è cresciuto di dieci punti e di ben cinque punti solo nell’ultimo, interessando maggiormente chi ha un titolo di studio più basso.
La laurea si sta rivelando lo strumento migliore contro le crescenti difficoltà del mercato del lavoro, mentre il possesso del solo diploma non garantisce più un lavoro stabile e sicuro.
In aumento anche la quota di Neet, quei giovani che non lavorano e non studiano. La percentuale è aumentata in misura maggiore degli altri paesi europei, raggiungendo il numero di due milioni e 250 mila: il 24 per cento del totale dei 15-29enni.
E' in questo contesto che interviene l'aut-aut di Maria Chiara Carrozza che vede necessario per il futuro del Paese l'investimento sulla scuola pubblica. Da qui passa l'uscita dalla condizione drammatica nella quale il Paese si trova. Bisogna puntare su un investimento nell'edilizia scolastica e sull'assunzione di "un esercito di nuovi insegnanti", condizioni necessarie per consentire il miglioramento della qualità del servizio. "Dobbiamo lavorare su questo - afferma il Ministro - altrimenti come facciamo a parlare di crescita".

L'intervento della titolare del dicastero dell'Istruzione fa parlare anche del referendum che proprio domani si terrà a Bologna sulle convenzioni comunali alle scuole materne private. Il quesito proposto recita in sostanza questo: "Per assicurare il diritto all’istruzione dei bambini che chiedono di accedere alla scuola dell’infanzia ritieni più idoneo che le risorse comunali siano utilizzate per le scuole comunali e statali o per quelle paritarie private?".
Sarebbe ora che cessino i tagli continui alla scuola pubblica, che si pensi all'istruzione come volano principale per il rilancio dell'Italia e dell'Europa, che si torni a riattivare l'ascensore sociale bloccato proprio dai mancati investimenti sulla scuola pubblica e che la scuola privata vada aiutata solo dopo aver valutato le esigenze di quella pubblica. L’interesse per la scuola pubblica è primario, e ad esso devono essere sacrificati tutti gli altri impegni, o interessi che siano.

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