Pietro Occhiuto

Pietro Occhiuto

martedì 25 giugno 2013

Il Governo Letta e' il governo del rinvio

Il Governo Letta appare sempre più come un quadro di Picasso, uno di quei quadri del periodo cubista dove l'immagine si frantuma in tanti pezzi. Di un viso o di un volto, nei quadri del maestro spagnolo, ci sono tutti gli elementi: gli occhi, il naso, la bocca ma senza che il volto si delinei perfettamente.
Il Governo Letta ha tutti gli elementi di un Governo, Ministri, Vice ministri, Sottosegretari, ma dire che questo governo sia riconoscibile come tale è davvero difficile.
Non ha un'anima, privo di un'impronta politica, con dei partiti che sono al tempo stesso maggioranza ed opposizione di loro stessi, il Governo fatica a prendere decisioni che possano realmente cambiare le sorti del Paese. Ed in queste condizioni l'unica cosa che riesce a fare è quella di passare da un rinvio all'altro.
L'Imu? Rinviata! L'Iva? Da rinviare! Fino ad arrivare all'ultimo possibile rinvio che è quello dell'acquisto degli F35. Più che un governo di servizio, quello Letta sembra sempre più un governo del rinvio.
Avevano detto di fare le cose che avrebbero potuto mettere d'accordo i due maggiori partiti della strana maggioranza, Pd e Pdl, più si va avanti e più ci si accorge che (com'era prevedibile) le cose che accomunano Letta ed Alfano sono poche, anzi nulle. Quindi non si discute di diritti civili, non si discute di Ius soli, si accantona perchè non condiviso la questione dei diritti per le coppie di fatto, non si attua una riforma delle politiche abitative, niente riforma fiscale, nessuna modifica sulla legge elettorale, riforma della giustizia bloccata, politiche per il rilancio dell'occupazione e della ripresa dell'economia ferme al palo.
E visto che non si riesce a fare nulla di tutto ciò l'unica scelta che si fa è spostare il problema più in la. Si rinvia, l'Imu, l'Iva e gli F35. Ed intanto uno dei maggiori referenti di questo governo, Silvio Berlusconi, viene condannato a sette anni per uno dei peggiori reati quello della prostituzione minorile.
Il Pd sarà ancora alleato del Caimano oppure pensa che sia giunto il momento di fare un governo diverso e di cambiamento reale?

lunedì 24 giugno 2013

Adesso Berlusconi lasci il campo della politica

Silvio Berlusconi è stato condannato a 7 anni di reclusione per concussione, costrizione e per prostituzione minorile. Una condanna che si accompagna con l'interdizione perpetua dai pubblici uffici all'interdizione legale. Con questa sentenza i giudici della quarta sezione penale del Tribunale di Milano hanno perfino superato la richiesta dell'accusa che aveva chiesto 6 anni di reclusione.
Una sentenza pesante, durissima per un reato altrettanto pesante e durissimo. E mentre nel Pdl si fanno largo i falchi, quegli stessi che occuparono le aule del Tribunale di Milano, che urlano contro la magistratura a difesa del Capo condannato serve capire invece che è giunto il momento di chiudere il conflitto più che ventennale tra politica e giustizia. L'unica pacificazione possibile deve essere appunto questa non quella che vede il paese diviso tra berlusconiani ed anti berlusconiani. Politica e giustizia devono riprendere a dialogare per il bene del Paese, per rendere la giustizia un diritto esigibile per tutti i cittadini. Per far questo occorre che la politica, tutta, quella di destra come quella di sinistra, non veda la giustizia come un nemico da sconfiggere o come un corpo estraneo allo Stato. Da quello Stato che invece ha sentenziato di essere incompatibile con l'imputato Berlusconi. 
A questo punto, per favorire tutto ciò, occorrerebbe che Berlusconi abbandonasse la vita pubblica, lo facesse come un gesto di decoro.
E poi questa sentenza parla (anzi, urla) anche a Napolitano ed al Partito Democratico, sono ancora giustificate le larghe intese?

sabato 15 giugno 2013

Lavoro: deve cambiare la politica economica europea

"Non abbiamo più tempo, bisogna agire subito", lo ha detto il premier Enrico Letta, aprendo i lavori del vertice a quattro dei ministri del Lavoro e delle Finanze di Francia, Germania, Spagna e Italia che si  sta svolgendo a Roma sui temi dell'occupazione. Un vertice importante che deve servire ad individuare quelle politiche giuste per affrontare la lotta alla disoccupazione in Europa, soprattutto quella giovanile, e di come la stessa Europa deve rispondere alla crisi modificando il modo di come vengono utilizzate le risorse europee.
E sta proprio questo il punto al quale viene chiamata l'Europa, il cambio della sua politica economica. Fino ad oggi le risorse sono state sempre finalizzate per realizzare gli obiettivi del fiscal compact. Cambiare il senso dell'utilizzo delle risorse ed indirizzarle verso l'avvio della crescita è un'idea importante, positiva.
Serve cambiare il controsenso che ha dominato in questi ultimi anni in Europa dove si diceva, a parole, che bisognava rilanciare gli investimenti mentre, nei fatti, quegli investimenti venivano tagliati.
Chiedere che la Banca europea degli Investimenti (Bei) debba essere coinvolta nel contrasto alla disoccupazione, in particolare giovanile, attraverso un sostegno alle Piccole e medie imprese mirato alle assunzioni è diventato indispensabile.
Occorre che a livello europeo, livello sempre più centrale per la risoluzione della crisi, si cerchino le risorse per il rilancio degli investimenti dei consumi, puntando in sostanza al rilancio della domanda creando nuovi posti di lavoro. Quindi è indispensabile che siano insieme i ministri del lavoro e i ministri delle finanze ad individuare le chiavi giuste per far uscire l'Europa da questa drammatica crisi lontana dall'essersi esaurita. Senza una svolta nella politica economica europea si perderanno ancora posti di lavoro, si chiuderanno ancora delle imprese.
E quindi al centro di questa svolta, di queste politiche, ci deve essere il tema del lavoro.

martedì 11 giugno 2013

Avanti a sinistra, dai ballottaggi la prospettiva per il Paese

Centrosinistra avanti in tutta Italia alle elezioni amministrative. Da Roma a Treviso, da Brescia a Barletta ed anche i primi dati che provengono dalla Sicilia ci parlano di un’ampia vittoria dei candidati sostenuti da quella che alle ultime elezioni politiche era la coalizione Italia Bene Comune.
Lo straordinario risultato di Marino a Roma, la caduta di roccaforti di centrodestra come Treviso, Viterbo e Brescia, la possibile vittoria già al primo turno in diverse città della Sicilia di sindaci progressisti fa emergere in maniera forte e dirompente, mai come questa volta, quella domanda di cambiamento, di svolta sociale e civile che è rivolta solo ed esclusivamente al centrosinistra e chi come il premier Letta afferma che questo voto rafforza le larghe intese sembra aver visto un altro film. Anzi, tutt'altro.
Il governo Letta non può essere rassicurato da un voto che segnala il crollo senza precedenti della destra che si è dimostrata incapace di esprimere una proposta una al di fuori dalla persona di Silvio Berlusconi. Il Pdl vede indebolita ineluttabilmente la sua capacita’ di rappresentanza. E poi il governo Letta non può essere tranquillo perchè il successo più eclatante e simbolico di questa tornata elettorale è dato dall'ascesa in Campidoglio di Ignazio Marino, un uomo Pd contrario alle larghe intese.
L'unica cosa di cui si può giovare Enrico Letta è il fatto che la cocente sconfitta del centrodestra dovrebbe portare Berlusconi a non minacciare più la caduta del governo.
Ma la domanda di cambiamento fatta da chi è andato a votare ed il disagio forte manifestato dai tantissimi  che si sono rifiutati di votare è la sconfitta del governo di larghe intese.
Alla sinistra tocca riuscire a raccogliere quella domanda di cambiamento e quel disagio. Chi parla di pacificazione nazionale ha invece l'obiettivo di sterilizzare e stappare quella speranza di voltar pagina.

venerdì 7 giugno 2013

Ma quale ombrello, il Sindaco di Terni colpito da un manganello. Ecco il video.

Altro che ombrello, a quanto pare è stato davvero un manganello. Un nuovo video trasmesso nell'edizione di giovedì sera del Tg3 regionale dell'Umbria sembrerebbe scagionare l'operaio narnese accusato di aver ferito con un'ombrellata il sindaco di Terni Leopoldo Di Girolamo nel corso della manifestazione dei lavoratori dell'Ast di mercoledì.
Le immagini offrono una prospettiva diversa rispetto a quella del filmato diffuso dalle forze dell'ordine nella serata di mercoledì: l'ombrello brandito dall'operaio è effettivamente molto distante da Di Girolamo.




Caso Cucchi, una ferita aperta che lo Stato deve rimarginare

La sentenza della Corte d'Assise di Roma non fa giustizia di quanto è accaduto al povero Stefano Cucchi. non individua le responsabilità e lascia ancora viva la ricerca della verità. Quella sentenza rappresenta solo l'ultima tappa di una terribile serie di accadimenti che dovrebbe richiamare tutti all'esigenza di una riflessione seria e rigorosa mirata a sanare una ferita sempre più aperta.
E si quella di Stefano è una ferita non chiusa dalla quale sgorga continuamente sangue e deve costituire un impegno di chi fa politica ed anche di chi amministra la giustizia. Infatti i temi che devono essere affrontati sono quelli dei diritti della persona e di una giustizia della verità.
Quello che è accaduto al Tribunale di Roma impone alla politica che questi temi vengano affrontati con estrema urgenza.
Stefano Cucchi era un ragazzo che aveva avuto seri problemi di tossicodipendenza e per questo aveva anche affrontato dei percorsi di cura presso strutture specializzate. Un primo elemento di quella riflessione riguarda questo: Stefano aveva bisogno di assistenza e non di carcere. Aver rinchiuso Stefano in carcere ha significato condannarlo all'isolamento e all'abbandono. E poi alle percosse ed alla morte.
A Stefano però quel bisogno di assistenza gli è stato negato dalla legge. Dalla legge del suo stesso Stato.
Nel 2008-2009, infatti, sono cominciati i tagli indiscriminati e generalizzati alle strutture di assistenza per i tossicodipendenti; contemporaneamente entrava in vigore la legge Fini-Giovanardi (si, quello stesso Giovanardi che oggi esulta per la sentenza della Corte d'Assise di Roma) che ha facilitato le misure penali anche per i detentori di piccole quantità di sostanze stupefacenti. E' in quello stesso periodo che  Stefano Cucchi entra in carcere, dove non sarebbe mai dovuto entrare e dove invece ha trovato la morte.
Ecco dove deve intervenire la politica, sul versante dei diritti alla persona, adoperandosi per la cancellazione della normativa che porta all'applicazione di insensate misure penali nei confronti dei soggetti tossicodipendenti e favorendo, con stanziamento di risorse adeguate, percorsi di recupero e di assistenza.
E poi c'è la giustizia che ha l'obbligo di fare verità. Chi ha commesso quegli abusi gravissimi su Stefano Cucchi? Chi lo ha ridotto in quelle condizioni? La giustizia ha il dovere di dirci chi sono i responsabili di quegli efferati eventi e dare loro sanzioni adeguate. La Corte d'Assise di Roma non ha fatto giustizia, ha preferito voltarsi dall'altro lato per non vedere cos'è accaduto a Stefano.
Tutto ciò lo si deve anche ad Ilaria Cucchi ed alla sua famiglia, affinchè la loro battaglia non sia una battaglia inutile.

giovedì 6 giugno 2013

Quei manganelli sui lavoratori puzzano di vecchio

Quello che è accaduto a Terni ha davvero un puzzo di vecchio di antico: gli operai delle Acciaierie di Terni che lottano democraticamente per difendere la propria fabbrica, il proprio posto di lavoro, il luogo dove si produce gran parte della ricchezza di quella comunità e la Polizia che carica quei manifestanti. Gli operai della ex Thyssen di Terni stanno lottando pacificamente per difendere il loro lavoro e la polizia riceve l’ordine di non farli sedere sui binari e lo fa a colpi di manganello. Ferito anche il sindaco del Pd che stava accanto a quei lavoratori e con loro rivendicava un futuro per quell'azienda e per quel territorio. La città di Terni ha fatto un tuffo nel passato quando, ai tempi di Scelba, quello che è accaduto ieri era la regola.
Comportamento e violenza incomprensibili quello messo in atto dalle forze di polizia, che aggiunge, alla drammatica crisi economica e sociale del Paese, pericolose tensioni sul fronte sociale.
Lo Stato deve preservare e tutelare quei lavoratori che liberamente e pacificamente rivendicano il loro posto di lavoro. Non attaccarli. Il Governo Letta, con il Ministro degli Interni, Angelino Alfano, verifichi quanto è accaduto e si accertino le responsabilità sperando che non ci si nasconda dietro un ombrello.

mercoledì 5 giugno 2013

Stefano Cucchi, per la magistratura si è picchiato da solo

La Corte d'Assise di Roma, dopo quattro anni di processo, ha sentenziato che Stefano Cucchi non è stato picchiato da nessuno, si è picchiato da solo.
E' questa l'unica cosa certa di un processo durato quattro anni e che vede colpevoli, secondo la Corte, soltanto i medici mentre gli agenti e gli infermieri "non hanno commesso il fatto. Ed allora chi ha picchiato a morte Stefano Cucchi se coloro che erano con lui sono stati assolti? La Corte d'Assise di Roma crede evidentemente che Stefano Cucchi si sia ridotto in queste condizioni da solo. Le parole del legale della famiglia Cucchi sono eloquenti: "Questo è un fallimento dello Stato, perché considerare che Stefano Cucchi è morto per colpa medica è un insulto alla sua memoria e a questa famiglia che ha sopportato tanto. E’ un insulto alla stessa giustizia. I medici sono stati condannati con pene lievissime, sei assolti tra infermieri e guardie carcerarie. Stefano Cucchi è morto per colpa sua”.
Di certo lo Stato non ha fatto una bella figura.

lunedì 3 giugno 2013

Eternit, sentenza storica del Tribunale di Torino che premia i lavoratori.

La Corte d'Appello di Torino ha condannato il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, ex manager della Eternit, a 18 anni di carcere per disastro ambientale doloso e omissione dolosa di cautele antinfortunistica.
La Corte ha inoltre ha disposto provvisonali per 20 milioni di euro alla Regione Piemonte e di oltre 30,9 milioni per il comune di Casale Monferrato. 
Una sentenza storica che incoraggia la battaglia delle vittime dei familiari e di tutti coloro che chiedono un mondo migliore senza amianto e senza quella sete di profitto cui sacrificare vite umane. E di vite sacrificate alla sete di profitto derivante dall'amianto ce ne sono state davvero tante e non si sono ancora fermate.
Lo scandalo Eternit ha coinvolto un'intera società, una serie di paesi dove ancora oggi si continua a morire per mesotelioma pleurico, con un'incidenza simile a quella di qualche anno fa. Oggi muoiono tutti quei bambini che allora giocavano con quella polvere grigia che il vento spargeva per tutta la città di Casale di Monferrato. Questa sentenza di appello, non è una vendetta appagata, ma rende giustizia a chi non c'è più e cerca di dare le risorse al Comune di Monferrato per effettuare quelle bonifiche necessarie per liberarsi dal tremendo veleno che sta uccidendo un'intera comunità.
Ed infine questa sentenza è un premio ai lavoratori, perchè  riconoscere le responsabilità e il dolo dei dirigenti di un'azienda è un atto di portata storica in quanto si sancisce la responsabilità di coloro che, pur sapendo dei danni che l'amianto poteva procurare, fecero lavorare donne e uomini a contatto con quella sostanza cancerogena.

sabato 1 giugno 2013

Rappresentanza, intesa tra sindacati e Confindustria. Finisce la stagione degli accordi separati.

Gli aggettivi per definire l'accordo raggiunto tra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria sulla rappresentanza e la democrazia sul posto di lavoro, non si risparmiano. Epocale, storico, di fatto con l'accordo si dice fine ad una lunga e funesta stagione di accordi separati. hanno raggiunto una storica intesa sulla rappresentanza sindacale. Ed effettivamente la portata dell'intesa è realmente storica ed innova le relazioni industriali del nostro Paese. Le regole che oggi gli attori principali del mondo del lavoro si sono date mettono trasparenza su "chi rappresenta chi", definiscono le regole certe sull'esercizio della rappresentanza e dicono una volta per tutte quando un contratto è esigibile.  Al tavolo le delegazioni erano presenti ai massimi livelli: il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, e i leader delle tre confederazioni sindacali, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti.
Il documento approvato sulla rappresentanza conferma la ripresa del dialogo tra le maggiori confederazioni sindacali e tra loro e le parti datoriali, confermando il percorso avviato con l'accordo siglato il 28 giugno 2011 e ribadita anche dalla sottoscrizione unitaria dell’accordo sulla detassazione dei premi di produttività. E' indubbio che la situazione del sistema economico-produttivo nazionale, il perdurare della crisi economica ed il conseguente peggioramento delle condizioni dei lavoratori sta spingendo i sindacati a ritrovare una convergenza perduta negli ultimi anni dove, invece, si era percorsa un'altra strada quella della divisione sulla quale, tra l'altro, in diversi avevano puntato, Berlusconi, Sacconi, Brunetta, Tremonti tanto per fare alcuni nomi.
Si accantona (speriamo definitivamente) la fase degli accordi separati, che ha avuto il suo culmine tra i metalmeccanici con gli accordi Fiat e quelli sui rinnovi del Contratto nazionale di lavoro, e lo si fa nella maniera più pesante possibile definendo appunto regole che mai nel nostro Paese, ad eccezione del Pubblico impiego, si erano avute. Si regolano i rapporti tra la parti, si misura la rappresentanza delle organizzazioni sindacali, si dice come validare e rendere esigibili i Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro.
In sintesi si dice che la democrazia sul posto di lavoro è la precondizione necessaria per affrontare qualsiasi problema.


I CONTENUTI DELL'ACCORDO
Misurazione della rappresentanza
1.- Ai fini della determinazione del peso di ogni organizzazione sindacale, che determina la possibilità di sedere ai tavoli dei rinnovi contrattuali, valgono:
• le deleghe sindacali (trattenuta operata dal datore di lavoro su esplicito mandato del lavoratore) comunicate dal datore di lavoro all'INPS e certificate dall'Istituto medesimo;
• i voti raccolti da ogni singola organizzazione sindacale nell'elezione delle Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU) in carica (validità 36 mesi)
2.- Il numero degli iscritti e il voto per le RSU peseranno ognuna per il 50% (così come anche previsto nel decreto legislativo 165/01 per il pubblico impiego)
3.- Questi due dati, iscritti e voto, verranno comunicati ad un ente esterno certificatore (es: CNEL) che procederà, per ogni CCNL, a determinare il calcolo della rappresentanza di ogni organizzazione sindacale.
4.- Le RSU saranno elette con voto proporzionale ai voti ottenuti, superando così l'1/3 destinato alle Organizzazioni Sindacali firmatarie di CCNL, e vi è l'impegno a rinnovare quelle scadute nei successivi sei mesi.

Validità ed esigibilità dei CCNL
Con l'accordo si stabiliscono regole che determinano le modalità con cui rendere esigibili, per entrambe le parti contraenti, il CCNL. Trattasi, per la prima volta nella storia delle relazioni sindacali nel nostro Paese, di una procedura formalizzata e condivisa da entrambe le parti.
1.- Saranno ammesse al tavolo della trattativa le Organizzazioni Sindacali “pesate” con le regole sopra descritte, che superino la soglia del 5%.
2.- Le modalità di presentazione delle piattaforme contrattuali è lasciata alla determinazione delle singole categorie, con l'auspicio di entrambe le parti affinché si determinino richieste unitarie.
3.- Un CCNL è esigibile ed efficace qualora si verifichino entrambi le seguenti due condizioni:
• sia sottoscritto da almeno il 50%+1 delle organizzazioni sindacali deputate a trattare;
• sia validato, tramite consultazione certificata, dalla maggioranza semplice dei lavoratori e delle lavoratrici, con modalità operative definite dalle categorie
La sottoscrizione formale del CCNL che abbia seguito tale procedura diviene atto vincolante per entrambe le parti.
4.- I CCNL  definiranno clausole e/o procedure di raffreddamento finalizzate a garantirne l'esigibilità e le relative inadempienze.