Pietro Occhiuto

Pietro Occhiuto

venerdì 7 giugno 2013

Caso Cucchi, una ferita aperta che lo Stato deve rimarginare

La sentenza della Corte d'Assise di Roma non fa giustizia di quanto è accaduto al povero Stefano Cucchi. non individua le responsabilità e lascia ancora viva la ricerca della verità. Quella sentenza rappresenta solo l'ultima tappa di una terribile serie di accadimenti che dovrebbe richiamare tutti all'esigenza di una riflessione seria e rigorosa mirata a sanare una ferita sempre più aperta.
E si quella di Stefano è una ferita non chiusa dalla quale sgorga continuamente sangue e deve costituire un impegno di chi fa politica ed anche di chi amministra la giustizia. Infatti i temi che devono essere affrontati sono quelli dei diritti della persona e di una giustizia della verità.
Quello che è accaduto al Tribunale di Roma impone alla politica che questi temi vengano affrontati con estrema urgenza.
Stefano Cucchi era un ragazzo che aveva avuto seri problemi di tossicodipendenza e per questo aveva anche affrontato dei percorsi di cura presso strutture specializzate. Un primo elemento di quella riflessione riguarda questo: Stefano aveva bisogno di assistenza e non di carcere. Aver rinchiuso Stefano in carcere ha significato condannarlo all'isolamento e all'abbandono. E poi alle percosse ed alla morte.
A Stefano però quel bisogno di assistenza gli è stato negato dalla legge. Dalla legge del suo stesso Stato.
Nel 2008-2009, infatti, sono cominciati i tagli indiscriminati e generalizzati alle strutture di assistenza per i tossicodipendenti; contemporaneamente entrava in vigore la legge Fini-Giovanardi (si, quello stesso Giovanardi che oggi esulta per la sentenza della Corte d'Assise di Roma) che ha facilitato le misure penali anche per i detentori di piccole quantità di sostanze stupefacenti. E' in quello stesso periodo che  Stefano Cucchi entra in carcere, dove non sarebbe mai dovuto entrare e dove invece ha trovato la morte.
Ecco dove deve intervenire la politica, sul versante dei diritti alla persona, adoperandosi per la cancellazione della normativa che porta all'applicazione di insensate misure penali nei confronti dei soggetti tossicodipendenti e favorendo, con stanziamento di risorse adeguate, percorsi di recupero e di assistenza.
E poi c'è la giustizia che ha l'obbligo di fare verità. Chi ha commesso quegli abusi gravissimi su Stefano Cucchi? Chi lo ha ridotto in quelle condizioni? La giustizia ha il dovere di dirci chi sono i responsabili di quegli efferati eventi e dare loro sanzioni adeguate. La Corte d'Assise di Roma non ha fatto giustizia, ha preferito voltarsi dall'altro lato per non vedere cos'è accaduto a Stefano.
Tutto ciò lo si deve anche ad Ilaria Cucchi ed alla sua famiglia, affinchè la loro battaglia non sia una battaglia inutile.

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