Pietro Occhiuto

Pietro Occhiuto

lunedì 3 giugno 2013

Eternit, sentenza storica del Tribunale di Torino che premia i lavoratori.

La Corte d'Appello di Torino ha condannato il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, ex manager della Eternit, a 18 anni di carcere per disastro ambientale doloso e omissione dolosa di cautele antinfortunistica.
La Corte ha inoltre ha disposto provvisonali per 20 milioni di euro alla Regione Piemonte e di oltre 30,9 milioni per il comune di Casale Monferrato. 
Una sentenza storica che incoraggia la battaglia delle vittime dei familiari e di tutti coloro che chiedono un mondo migliore senza amianto e senza quella sete di profitto cui sacrificare vite umane. E di vite sacrificate alla sete di profitto derivante dall'amianto ce ne sono state davvero tante e non si sono ancora fermate.
Lo scandalo Eternit ha coinvolto un'intera società, una serie di paesi dove ancora oggi si continua a morire per mesotelioma pleurico, con un'incidenza simile a quella di qualche anno fa. Oggi muoiono tutti quei bambini che allora giocavano con quella polvere grigia che il vento spargeva per tutta la città di Casale di Monferrato. Questa sentenza di appello, non è una vendetta appagata, ma rende giustizia a chi non c'è più e cerca di dare le risorse al Comune di Monferrato per effettuare quelle bonifiche necessarie per liberarsi dal tremendo veleno che sta uccidendo un'intera comunità.
Ed infine questa sentenza è un premio ai lavoratori, perchè  riconoscere le responsabilità e il dolo dei dirigenti di un'azienda è un atto di portata storica in quanto si sancisce la responsabilità di coloro che, pur sapendo dei danni che l'amianto poteva procurare, fecero lavorare donne e uomini a contatto con quella sostanza cancerogena.

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