Pietro Occhiuto

Pietro Occhiuto

giovedì 11 luglio 2013

Epifani e la corda del Pd

"La richiesta di sospendere i lavori del Parlamento per tre giorni, a seguito delle decisioni della Corte di Cassazione, costituisce un atto irresponsabile e inaccettabile, che finisce per legare campi che vanno rigorosamente tenuti distinti, quello giudiziario e quello parlamentare. Il Pd non si è prestato ne si presterà mai ad una logica di questo segno Senato. Tutto questo rende ancora una volta esplicito il problema di fondo di questi mesi: la vicenda giudiziaria di Silvio Berlusconi e il rapporto d'azione di Governo e di Parlamento. Questo nodo deve essere sciolto solo tenendo distinte le due sfere, perché se no, a furia di tirare, la corda si può spezzare, con una scelta di irresponsabilità verso la condizione del Paese e la sua crisi drammatica". Sono queste le parole che ha usato il Segretario del Pd Guglielmo Epifani per cercare di tenere assieme, in maniera disperata i pezzi di un partito che, per l'ennesima volta, è andato in frantumi dopo l'ennesimo ricatto messo in campo dal Pdl.
Epifani intima al Pdl di non tirare troppo la corda perchè questa potrebbe spezzarsi. Sa benissimo però Epifani che quell'avvertimento può tranquillamente essere rivolto al suo stesso partito, nei confronti dei suoi elettori. "Caro Pd - dovrebbe dire Epifani - non tirare troppo la corda altrimenti i tuoi elettori se ne vanno".
E la corda il Partito democratico, da dopo le elezioni di febbraio, l'ha tirata più e più volte arrivando sempre al punto di rottura. La decisione di ieri di acconsentire alla sospensione dei lavori del Parlamento voluta dal Pdl per protestare contro la decisione della Cassazione di giudicare Silvio Berlusconi il prossimo 30 luglio in merito al processo Mediaset, rappresenta il culmine di quel tirare la corda da parte del Pd nei confronti del suo elettorato.
Perchè il punto non è se sospendere i lavori parlamentari per uno o tre giorni, il punto è squisitamente politico e cioè avallare forme di eversione istituzionale in nome del Governo delle larghe intese. Per dirla con una battuta circolata ieri in Parlamento tra gli scranni del Pd: "Ogniqualvolta Silvio si sveglia storto, siamo costretti a corrergli dietro". E se così fosse, fin dove si arriverà? Vedremo il Pd occupare il Tribunale di Milano assieme al Pdl?
Una cosa risulta sempre più vera, reale, incontrovertibile: la scelta fatta e voluta da Napolitano del Governo delle larghe intese è un grosso errore politico.

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