Pietro Occhiuto

Pietro Occhiuto

martedì 30 settembre 2014

Renzi è il frutto peggiore del fallimento dei D'Alema e dei Bersani

Non riesco proprio a compiacermi di quanto D'Alema e Bersani, e con loro la parte sinistra del PD (ce ne sarà davvero una?), ha detto e sostenuto nella Direzione di ieri del Partito Democratico. 
Si è vero che hanno detto cose fortemente condivisibili su quanto il Governo ed il suo Premier intendono fare sul versante del lavoro. Hanno ragione a dire che l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori non va toccato, che bisogna indirizzare tutte le risorse verso la crescita, che i soldi per gli ammortizzatori sociali sono esigui, che non si riforma il mercato del lavoro quando si sta attraversando un periodo di recessione e che Renzi sta proseguendo le stesse politiche di Berlusconi e Monti.
Tutto vero ma io di loro non mi compiaccio perché Renzi è il frutto del loro fallimento. Il peggiore frutto del loro fallimento.

lunedì 29 settembre 2014

29 settembre: la Cgil compie 108 anni

Centootto anni. Tanto è passato da quando il 29 settembre 1906 con il congresso di Milano nacque la Cgdl (Confederazione generale del lavoro) diventata poi Cgil (Confederazione generale italiana del lavoro) nel 1944.
Centootto anni nei quali lavoratori, che hanno scelto liberamente di mettersi assieme, si è conquistato e difeso. Cosa? Condizioni di lavoro migliori e diritti, libertà individuali e collettive, la Carta Costituzionale e la democrazia. E proprio per questo, Centootto anni antifascisti.
Centootto anni e non sentirli, si perchè oggi la Cgil è più viva che mai: fondamentale il suo ruolo nella gestione della crisi ed ormai unico soggetto nel panorama politico e sociale italiano a cercare di evitare che il lavoro, così come ha detto l'attuale Segretaria Generale della Cgil, Susanna Camusso, "torni ad una condizione servile".
E che la Cgil sia ancora viva lo dimostrerà anche il prossimo 25 ottobre quando manifesterà per il lavoro ed i diritti.

mercoledì 24 settembre 2014

La Cisl volta pagina, di Bonanni non ne sentiremo la mancanza

Con sei mesi d'anticipo rispetto alla scadenza naturale Raffaele Bonanni lascia la segreteria della Cisl. Cosa lascia al Paese? Quale eredità?
A mio avviso poco o nulla. Questi otto anni, quelli nei quali Bonanni è stato a capo della Cisl, sono stati tra i più difficili del movimento sindacale in Italia e su Bonanni cade la responsabilità, per la sua affannosa ricerca del distinguo della Cisl e di conseguenza della divisione tra i sindacati, si aver reso più debole il fronte sindacale. Ad affermarlo oggi, in un'intervista rilasciata a Repubblica, è stato anche Pierre Carniti, padre storico del Sindacato di via Piave, che dice: "A Bonanni dico che i sindacati meno divisi non avrebbero lasciato questi spazi a Renzi e avrebbero fatto loro la riforma del lavoro". Nella stessa intervista Carniti sostiene anche: "Se mi posso permettere, penso che la Cisl in questi anni avrebbe potuto cercare di più le strade dell’unità con gli altri sindacati. Un mondo del lavoro diviso non è mai un fatto positivo, come dimostra la debolezza di oggi di tutti i sindacati confederali e anche la discussione sulla riforma del mercato del lavoro".
Sta proprio qui il punto: l'errore maggiore di Raffaele Bonanni è stato quello nel non aver saputo o voluto mantenere un rapporto distaccato con la politica. Gli anni della Cisl di Bonanni sono stati quelli dove il sindacato cattolico ha avuto ampia contiguità con la politica. Anzi a dire il vero è sembrato che Bonanni e la Cisl avesse scommesso sulla riuscita delle politiche liberiste dei governi Berlusconi. Così si è arrivati alla sottoscrizione degli accordi separati con i governi di centrodestra. La contiguità con la politica, appunto, proprio quello che la Cisl ha sempre accusato la Cgil.
Bonanni si dimette accusato da buona parte del suo sindacato, quello stesso sindacato che in questi anni è stato privato di una vere e serena discussione al suo interno.
Addio Bonanni, non ne sentiremo la tua mancanza.

sabato 20 settembre 2014

Dove eravate voi?

Renzi nel suo video messaggio di ieri chiede alla Cgil: "Dove eravate in questi anni quando si è prodotta la più grande ingiustizia che ha l'Italia? L’ingiustizia tra chi il lavoro ce l’ha e chi il lavoro non ce l’ha, tra chi ce l’ha a tempo indeterminato e chi è precario".
Bene, dico io dove noi della Cgil siamo stati in questi anni. Siamo stati a contrastare quelle leggi che in questi ultimi quindici anni, quelli che adesso sono i suoi alleati, mi riferisco a Berlusconi, Sacconi, Ichino, Brunetta, Alfano, hanno costruito quell'ingiustizia più grande che ha l'Italia. Hanno, sì loro, creato l’apartheid nel mercato del lavoro, che hanno destrutturato e svalorizzato il lavoro.
Ecco noi dove eravamo. E lo abbiamo fatto in tutti i posti di lavoro ed anche in piazza dove, purtroppo, si sentiva la mancanza di un partito di sinistra, come dovrebbe essere il Pd, che stesse accanto ai lavoratori, pensionati, giovani e disoccupati che protestavano contro l'apartheid.
Ecco Renzi, dove eravate voi?

venerdì 19 settembre 2014

Questo o quello per me pari sono

Attaccare il sindacato, togliere diritti ai lavoratori, non avere nessuna politica industriale, dire che la magistratura non può condizionare la politica ed infine spedire a tutti i tg un videomessaggio. Si è vero, lo faceva pure Berlusconi

Famiglie di operai e altre famiglie

Sapete perchè mi arrabbio quando si parla di articolo 18? Perchè mia madre, quando era incinta di me, proprio perchè era incinta, fu licenziata dal suo lavoro di commessa. Mancavano ancora 4 anni al 1970, anno dello Statuto dei lavoratori, e da allora non lavorò più.
La mia famiglia è cresciuta con lo stipendio di un metalmeccanico, mio padre. Scopro che chi vuole cancellare quel che resta dell'articolo 18 è invece cresciuto in una famiglia dove il padre era titolare di un'azienda che fatturava 7 milioni di euro.

Sul lavoro dal PD le stesse scelte fatte dalla destra

Maurizio Sacconi uscendo dalla riunione di maggioranza dice: "L'applicazione del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti avverrà per le nuove assunzioni. Con un indennizzo proporzionato all'anzianità e dunque senza il reintegro dell'articolo 18. A regime sarà per tutti quello". Quindi dopo l'entrata in vigore delle nuove norme sul lavoro, tutti i neo assunti non avranno dunque più diritto a riavere il proprio posto di lavoro in caso di licenziamento ingiusto, ma si dovranno accontentare di un indennizzo economico.
E così tutta la maggioranza, compreso il PD, ha fatto propria la posizione del Nuovo centrodestra, che ormai da settimane ha innalzato il vessillo della revisione dello Statuto dei lavoratori.

Più a destra della Fornero

Ho finito di leggere un'intervista fatta all'ex Ministro Elsa Fornero, apparsa oggi sul Corriere della Sera, dove dice che quello che sta facendo il Governo Renzi sull’art. 18 è un regalo all’Ncd.
Secondo lei la cosa non va assolutamente bene.
E se lo dice la Fornero ......