Pietro Occhiuto

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martedì 24 febbraio 2015

Landini, un nuovo partito di sinistra e l'Italicum

Si agitano le acque a sinistra del Pd. Anzi sarebbe meglio dire che si continuano ad agitare le acque a sinistra del Pd. L'intervista rilasciata da Maurizio Landini, leader della Fiom, al Fatto Quotidiano apre un capitolo mai chiuso che è quello della creazione di un nuovo partito di sinistra.
Ha ragione Landini nel dire oggi in Parlamento la rappresentanza che viene data al lavoro è molto risicata e che quindi ci sarebbe nella società uno spazio anche consistente da colmare ma tutto questo si scontra in maniera drammatica con la riforma elettorale che il Parlamento, sotto la spinta del Governo e soprattutto del Premier, sta varando. L'Italicum, appunto.
Prescindiamo dal fatto se Landini abbia la reale intezione "di scendere in politica", oppure se l'attuale sinistra dei partiti, quali sono Sel, Rifondazione od altri, e quella dei movimenti e del sociale sia in grado di fare fronte comune. Diamo per scontato che questo possa realmente avvenire, se questo dovesse avvenire si scontra con l'Italicum.
La legge elettorale, presentata dal Governo Renzi, su cui la Camera è chiamata a pronunciarsi, ha una fortissima impronta maggioritaria portata a tenere "in vita" due o tre partiti al massimo e che chiude inevitabilmente gli spazi al di fuori di quelli. Si badi bene, partiti e non coalizioni.
La sinistra attualmente, se l'Italicum dovesse passare così com'è, sarebbe destinata ad un ruolo  in parlamento del tutto marginale, relegata al classico "diritto di tribuna".
Certo tutto ciò non deve impedire alla sinistra di riorganizzarsi e darsi anche una nuova struttura di partito, anzi questo deve anche avvenire in fretta, ma pensare che pure in Italia ci possa essere nell'immediato una Syriza o Podemos nostrani è una speranza davvero vana.
Il cammino deve iniziare sapendo che sarà un cammino lungo.

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